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Corteo San Raffaele, Ugl: "Lavoratori in grave difficoltà"

Dopo il corteo di protesta sul ritardo nei pagamenti dei lavoratori di stamattina al nosocomio di Montecompatri i sindacati chiedono l'intervento urgente delle istituzioni

Lo avevano annunciato ieri: "Il 4 luglio in concomitanza dello sciopero di tutto il personale del San Raffaele Montecompatri, proclamato per protestare contro i ripetuti ritardi nel pagamento degli stipendi, si terrà anche un corteo che partirà dalla clinica e arriverà davanti alla sede del Comune di Montecompatri”. Ad annunciare la mobilitazione l'Ugl Sanità Roma che stamattina ha dato seguito a quanto dichiarato:  "Abbiamo chiesto al sindaco di Montecompatri di sollecitare un intervento urgente delle istituzioni per porre fine alle difficoltà che sono costretti ad affrontare i lavoratori del San Raffaele a causa dei continui ritardi nell’erogazione degli stipendi”.

CORTEO - A rivendicare la protesta il segretario dell’Ugl Sanità Roma e Lazio, Antonio Cuozzo, e il dirigente provinciale Ugl Sanità Roma, Gianluca Giuliano, che stamattina hanno incontrato il primo cittadino Marco De Carolis, a cui hanno anche chiesto di “allertare il Prefetto per il mantenimento dell’ordine pubblico, che potrebbe essere compromesso proprio dall’esasperazione a cui sono stati portati i lavoratori della clinica da una situazione insostenibile, che si protrae ormai da troppo tempo, e dovuta non solo ai continui ritardi nei pagamenti degli stipendi, ma anche dal clima di incertezza che grava sul loro futuro, dalla pretesa della direzione di applicare unilateralmente i contratti peggiorativi (UNEBA), e dalla mancata applicazione dei rinnovi contrattuali dal 2005”. “Se da un lato i lavoratori e le loro famiglie non possono differire il pagamento di bollette, mutui e tasse – continuano i sindacalisti – dall’altro non riteniamo giusto che debbano ricevere quanto spetta loro di diritto per l’attività professionale prestata con costanti e lunghi ritardi.  La scorsa settimana l’azienda ci ha rassicurato che entro dieci giorni verrà corrisposto il 50 per cento dello stipendio di giugno, ma – concludono - finché le istituzioni non interverranno per porre fine a questa situazione inammissibile, continueremo con lo stato di agitazione e con altre azioni di protesta”.  
 

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