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Rifugiati, protesta in prefettura contro il sistema d'accoglienza: "Non siamo merce"

Il presidio, iniziato in piazza dell'Esquilino, si è poi spostato in via IV novembre dove una delegazione è stata ricevuta. Riferisce Usb: "Verrà convocato un tavolo con i commissari della 29 Giugno"

Foto dalla pagina Facebook di Aboubakar Soumahoro

“Noi non siamo merce”. Dietro questo slogan richiedenti asilo, rifugiati e lavoratori dei centri di accoglienza, coordinati dall'Unione sindacale di base, hanno protestato questa mattina prima in piazza dell'Esquilino per poi spostarsi presso la Prefettura di Roma. 'Senza Paura', 'Siamo persone e non merce' e 'Vittime del sistema mafia capitale' sono alcuni degli striscioni portati in piazza dagli oltre duecentocinquanta manifestanti, secondo gli organizzatori. In piazza anche i 13 richiedenti asilo allontanati dal centro di Ponte di Nona e un gruppo di immigrati spostati dopo le proteste da quello di Tor Sapienza. “Una manifestazione carica di determinazione contro il sistema affaristico che ha fatto dell’accoglienza un vero business sulla pelle dei richiedenti asilo e degli operatori dei centri” scrive l'Usb in una nota.

Nel corso del presidio si sono verificati dei momenti di tensione con le forze dell'ordine. Una delegazione, accompagnata dal senatore del Movimento cinque stelle Alberto Airola, è stata poi ricevuta dal vicario del Prefetto di Roma, Ferdinando Santoriello: “La Prefettura si è impegnata a convocare un tavolo di confronto congiunto tra l’Usb ed i Commissari del Consorzio 29 giugno; ad aumentare il monitoraggio per la verifica delle condizioni nei centri in relazione alla qualità dell’accoglienza e del lavoro, a valutare la possibilità di erogare il pocket money in forma pecuniaria invece degli attuali buoni pasto” spiega il sindacato.

Tra le rivendicazioni di manifestanti e delegati dell'Usb sia le condizioni di lavoro degli operatori sia quelle 'di accoglienza' vero i richiedenti asilo. Denuncia Aboubakar Soumahoro: “Gli operatori lavorano con contratti precari, turni massacranti, spesso sotto inquadrati e sotto organico, mentre i richiedenti asilo non solo non ricevono in maniera puntuale la diaria, ma sono costretti a vivere in strutture dove mancano servizi minimi ed essenziali, quali il sostegno psicologico adeguato, i corsi di lingua italiana, vestiario e kit igienico, cibo di qualità non scadente. Sono inoltre lunghi i tempi per le audizioni in Commissione Territoriale, che troppo spesso si concludono con esito negativo”.     

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