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Un momento di protesta dentro il carcere di Rebibbia

Un momento di protesta dentro il carcere di Rebibbia

Coronavirus, proteste a Rebibbia. Nuovo appello dei Garanti dei detenuti: "Ridurre il sovraffollamento"

La Conferenza dei garanti territoriali ha lanciato un appello al presidente della Repubblica. Anastasìa: "Da Rebibbia uscite solo 12 persone"

Non sono rientrati nelle celle dopo l’ora d’aria per rivendicare misure contro il sovraffollamento delle carceri e garantire così condizioni sanitarie adeguate di fronte all’emergenza Coronavirus. Nuove proteste questa mattina nel carcere di Rebibbia. “Si è trattato di proteste pacifiche”, ha spiegato a Romatoday il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, “che hanno interessato due sezioni, il G9 e il G12”.

Da un lato la paura di diffusione del contagio. “Nelle carceri del Lazio non abbiamo casi accertati di Coronavirus”, ha specificato Anastasìa che precisa: “A sei detenute è stato effettuato il tampone in quanto erano state visitate da un medico risultato positivo. Ma è una misura precauzionale: le sei donne non hanno sintomi e, in attesa dell’esito degli esami, sono già state isolate”. Dall’altra, a mantenere alta la preoccupazione all’interno di Rebibbia, la lentezza nelle procedure per l’accesso ai domiciliari per i detenuti con meno di 18 mesi di pena residua da scontare.

A due settimane dall’approvazione del decreto ‘Cura Italia’, che conteneva misure per favorire i domiciliari per un certo numero di detenuti, i numeri sono bassi. “Nel carcere di Rebibbia sono usciti solo 12 detenuti”, ha spiegato ancora Anastasìa “a fronte di 420 domande presentate. Questo non significa che sono state tutte rigettate, anche se i primi dinieghi sono già arrivati, ma le procedure sono troppo lente. La preoccupazione dei detenuti deriva dalla consapevolezza che un’eventuale diffusione del virus in carceri così affollate sarebbe di difficile gestione”.

Proprio oggi, a poche ore di distanza dalla preghiera pubblica di Papa Francesco, dalla Conferenza dei garanti territoriali di tutta Italia è arrivato un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alle Camere, ai sindaci e ai presidenti delle regioni per chiedere “ulteriori misure di riduzione della popolazione detenuta”. Si legge nell’appello: “Come più volte raccomandato dal Garante nazionale delle persone private della libertà, e indicato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità e dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura, sono necessari importanti interventi deflattivi della popolazione detenuta che consentano la domiciliazione dei condannati a fine pena e la prevenzione e l’assistenza necessaria a quanti debbano restare in carcere”.

I provvedimenti legislativi presi dal Governo “sono largamente al di sotto delle necessità. Se anche raggiungessero tutti i potenziali beneficiari (6000 detenuti, secondo il Ministro della Giustizia), sarebbero insufficienti. Con quelle misure non solo non si supera il sovraffollamento esistente (formalmente di 7-8000 persone, sostanzialmente di almeno diecimila), ma non si garantisce il necessario distanziamento sociale richiesto a tutta la popolazione per la prevenzione della circolazione del virus. Servono, e urgentemente, ulteriori misure, di rapida applicazione, che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile”. Così l’appello alle autorità “affinché nell’esame del decreto-legge contenente le norme finalizzate alla riduzione della popolazione detenuta vengano adottate misure molto più incisive e di pressoché automatica applicazione, in grado di portare nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile”. 

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