Emergenza casa, dalla riorganizzazione dei piani di zona fino a 3500 alloggi

La previsione è contenuta nel 'Programma strategico per il superamento dell'emergenza abitativa' stimata in 65mila famiglie

Il piano di zona di Spinaceto 2 (Immagine di repertorio)

Il Programma “con tempi realisticamente medio-lunghi, potrebbe produrre sino a 3500 alloggi”. E’ scritto nelle ultime due righe di un documento di oltre cento pagine il frutto di quello che potrebbe derivare dal ‘Programma Strategico per il superamento della condizione di disagio e della condizione di emergenza abitativa nel territorio capitolino’ uscito dagli uffici del dipartimento Urbanistica di Luca Montuori e apporvato nei giorni scorsi dalla Giunta Raggi. Il documento è in realtà un piano di riorganizzazione e ripianificazione dei cosiddetti piani di zona, che negli ultimi decenni hanno portato alla realizzazione di decine di quartieri di edilizia agevolata, in parte non ancora terminati, in parte travolti da inchieste giudiziarie che in diversi casi hanno fatto scattare revoche e annullamenti delle convenzioni stipulate con i soggetti privati che li hanno realizzati.

Dalla ripianificazione dei piani di zona, per il ‘potenziamento’ dei quali si prevede anche il ricorso a procedure di variante urbanistica in base al Piano casa regionale del 2009, l’amministrazione capitolina prevede di ottenere circa 3500 alloggi. Una risposta di gran lunga parziale rispetto agli obiettivi indicati dal titolo dell’intero programma e alla difficoltà abitativa cittadina a cui fa riferimento lo stesso documento: 57mila famiglie sono in emergenza, pari a 200mila persone.

Una risposta parziale, soprattutto perché nessun riferimento viene scritto in merito al ruolo che, in questo quadro drammatico, avrà il dipartimento Politiche abitative che fa capo all’assessorato di Valentina Vivarelli. Il programma punta comunque a fare ordine nel caos dei piani di zona e a completare un piano edilizio nato proprio per dare risposte a una fascia di popolazione non così povera per accedere a una casa popolare ma non abbastanza ricca per procurarsi un alloggio sul libero mercato. I tempi saranno “medio lunghi”. Molto dipenderà infatti dalla risposta che daranno i soggetti privati, società o cooperative, ai quali negli anni scorsi sono stati riconosciuti diritto di superficie e fondi per l’edilizia agevolata rimasti ad oggi inutilizzati.

Le ‘Linee guida’ del Programma si misurano proprio con i dati del disagio abitativo romano. Dati impietosi, in buon parte già conosciuti, ma che la direttrice del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, Cinzia Esposito, ha messo in fila nero su bianco e in alcune tabelle. “L'emergenza abitativa nel territorio di Roma Capitale riguarda 57mila famiglie, pari a circa 200mila persone”. Per almeno 15mila il problema abitativo ha “i contorni della prima necessità”. Di queste “almeno un terzo vivono in condizioni abitative particolarmente gravi”. Pesa il dato delle migliaia famiglie in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare in capo alla stessa amministrazione capitolina anche se a un altro assessorato, quello alle Politiche abitative di Valentina Vivarelli. Il documento prende in considerazione l’aggiornamento del settembre 2018: 12.393 famiglie in attesa (gli aggiornamenti seguenti segnano uno sforamento delle 13mila unità). A fronte di questo numero si legge: “Rispetto all’aggiornamento del 06.11.2018 sono stati assegnati 178 alloggi e risultano inevase 12.215 domande”. I numeri procedono con gli sfratti: 9mila famiglie, l’80 per cento per morosità.

E’ una stima del Cresme che risale al 2019 a dare un numero complessivo: la “insoddisfazione abitativa” è pari a 65mila nuclei famigliari. Di questi, 51mila sono quelli che potrebbero avere risposte da politiche pubbliche in capo al Comune: 2.446 sono famiglie “senza abitazione o in sistemazioni precarie”; 35.932 sono famiglie che non riescono a pagare gli affitti; 13.150 sono “nuclei di nuova formazione che, a causa dei prezzi elevati permangono nella famiglia di origine o cercano la risposta abitativa nei mercati fuori Roma”.

In questo quadro dal piano di ripianificazione e densificazione dei piani di zona potrebbero derivare 3500 alloggi di edilizia agevolata. La risposta abitativa è stata pensata per quella “’fascia grigia’, che diventa sempre più ampia, estesa anche ai nuclei familiari che percepiscono livelli di reddito che non rientrano nei limiti previsti per l’Erp, ma che non sono in grado di accedere alla casa a condizioni di mercato”. 

Da punto di vista urbanistico il piano prevede da una parte la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria che ancora oggi mancano in molti di questi quartieri, oggetto anche di un protocollo d’intesa con la Regione Lazio che verrà firmato in settimana. Dall’altra il completamento dei piani di zona iniziati ma mai terminati e la cancellazione di quelli che invece non hanno visto nemmeno un mattone, con l’obiettivo di evitare ulteriore consumo di suolo e di densificare i quartieri esistenti.

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“Il complesso delle volumetrie non attuate ammontano a complessivi 770.000 metri cubi circa di volumetria residenziale”, si legge nel documento “cui corrispondono circa 3.000 alloggi”. Inoltre “considerando anche i piani di zona […] la cui non completa attuazione è dovuta in parte a criticità legate all’acquisizione delle aree, risultano da realizzare ulteriori circa 710.00 metri cubi, cui corrispondono 2.850 alloggi circa”. Il residuo complessivo è di “5.850 alloggi circa”. I piani di zona che verranno cancellati e, in parte, trasferiti, sono invece 12, da Pian Saccoccia Sud Bis a Maglianella Bis, da Tor Tre Teste Bis a Casal Monastero 4 Bis. In ogni caso il programma consiste solo in linee guida in base alle quali andranno poi presi, di volta in volta, i rispettivi provvedimenti. Il primo passo riguarda le opere di urbanizzazione e verrà ufficializzato in settimana con un Protocollo di intesa con la Regione. 

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