Lunedì, 22 Luglio 2024
Le precarie storiche di Roma

L’esercito invisibile delle maestre precarie di Roma chiede a Gualtieri di essere assunto

Da dieci anni lavorano nei nidi e nelle materne del Comune a chiamata, nonostante due concorsi la stabilizzazione resta una chimera

Lavorano per i nidi e le scuole dell’infanzia comunali, garantendo ai bambini e alle famiglie romane un servizio, spesso di qualità ed eccellenza, ma da anni si sentono parte di “un esercito di invisibili”. 

Le maestre di nidi e materne precarie storiche del Comune

Sono le circa 9 mila insegnanti ed educatrici precarie di Roma Capitale: maestre che, anche da oltre dieci anni, lavorano a chiamata, con contratti a tempo che vengono rinnovati di volta in volta. Supplenza dopo supplenza, cambiando sempre sede, bambini e classi a cui dedicarsi. Per loro la stabilizzazione resta una chimera. In quanto lavoratrici degli enti locali sono rimaste fuori anche dal maxi piano di assunzioni varato invece per la scuola statale. 

Gli ultimi ingressi risalgono al 2016 con la legge Madia, sotto la Giunta Raggi, che ha consentito la stabilizzazione di una parte di insegnanti che avevano maturato i 36 mesi di lavoro, le altre hanno provato la strada del concorso pubblico: prima quello del 2017 che ha garantito l’accesso solo a 50 delle precarie storiche, il massimo consentito dalla legge; poi quello del 2019. 

Il concorso bloccato del 2019

Quest’ultima procedura, che doveva servire per assegnare gli incarichi, anche temporanei, nelle strutture capitoline e creare un’unica graduatoria alla quale attingere in base al fabbisogno annuale, è stata pubblicata a giugno ma è subito finita nel caos, sommersa da oltre mille ricorsi. A sentire educatrici e insegnanti delle materne di Roma, le eterne precarie della Capitale, ci sarebbero degli errori nelle attribuzioni dei punteggi. Così è ancora tutto fermo

Il grido d’allarme delle educatrici e insegnanti dell’infanzia

“Una procedura per tempi determinati, quindi supplenze e assunzioni, secondo il fabbisogno. Ma il fabbisogno dell’infanzia è di 815, al nido sono circa 700 i vuoti. Nel piano assunzionale ci sono però solo 100 posti al nido e 100 all’infanzia per il 2023” - fa notare Irene Germini, sindacalista Cobas. E’ lei la promotrice dell’ultima petizione delle educatrici e maestre dell’infanzia che ha raccolto oltre 4mila firme. “La cosa assurda è che noi, diversamente dal precariato dello Stato, non vediamo all’orizzonte alcuna possibilità di assunzione: eppure lavoriamo per Roma Capitale da almeno dieci anni, lo abbiamo fatto con grande spirito di servizio anche durante la pandemia. La nostra condizione di precarietà si ripercuote anche sui bambini ai quali non è garantita la continuità educativa, non si rispetta la loro necessità essenziale di avere delle figure di riferimento stabili che lo aiutino nel percorso educativo e scolastico. L’effetto ulteriore è un malfunzionamento scolastico e una debolezza del gruppo educativo, reso fragile dai continui cambiamenti. Eppure qui - dice la sindacalista a RomaToday - stiamo parlando di un servizio delicato svolto nei confronti del futuro della società”. 

L’esercito delle maestre invisibili: “Ci hanno cacciate in un buco nero”

“Non è semplice cambiare scuola ogni anno, entrare in un gruppo educativo, intessendo relazioni con le colleghe e poi salutare tutti a giugno. Non è facile per gente come noi, che abbiamo uno spiccato senso empatico coi bambini, abbandonare il lavoro iniziato con quel gruppo e trovarne uno nuovo l’anno successivo.  Negli anni abbiamo cercato in ogni modo di uscire dall’invisibilità in cui per comodità ci hanno messo. Abbiamo scritto lettere ai sindaci, partecipato ad incontri, ricevuto promesse preelettorali ma nessuno ha un reale interesse a risolvere la nostra situazione” - ha scritto in una lettera Serena Barbarella, educatrice precaria. “Il bello che vengono fatte assunzioni straordinarie per la scuola statale lasciando sempre fuori gli enti locali, che però detengono il maggior numero di servizi educativi e scolastici per la fascia di età 0-6.  Siamo precarie da troppo tempo e il sindaco, il governo, ci devono rivolgere attenzione. Meritiamo la medesima dignità che è stata concessa ad altri lavoratori della scuola  Vogliamo i fatti perché non è possibile avallare un tale abuso di precarietà”. Una lettera indirizzata anche al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, con la quale l’educatrice spera possa aiutare a far uscire lei e le altre 9mila precarie storiche dei nidi e dell’infanzia di Roma “dal buco nero” in cui le hanno cacciate. 

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