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Lunedì, 17 Giugno 2024
Politica Torre Spaccata / Via Roberto Fancelli

Cinecittà Studios non punta più sul “pratone”: così guadagna posizione l’ipotesi del “parco”

Caudo: “Con la rinuncia degli Studios a Torre Spaccata, si apre una riflessione sul futuro dell'area"

Niente fondi del PNRR per rilevare da Cassa depositi e prestiti i terreni di Torre Spaccata. Cinecittà Studios ha deciso di rinunciare all’investimento. Prevedeva, oltre all'acquisizione delle superfici, anche la realizzazione di 8 teatri di posa tra via Bruno Pelizzi e via Roberto Fancelli.

PNRR e Cinecittà Studios

La decisione è stata comunicata nel corso di una commissione PNRR convocata il primo agosto dal suo presidente: Giovanni Caudo. La seduta, a cui hanno preso parte anche la soprintendenza, Cassa depositi e prestiti, Cinecittà spa ed il comitato Pratone di Torre Spaccata, è stata utile per comprendere quali siano gli sviluppi sull’area che resta di proprietà di Cdp. “Nel suo intervento l'amministratore delegato di Cinecittà, Nicola Maccanico, ha chiarito che le risorse del Pnrr, 260 milioni di euro, verranno rimodulate”ha spiegato il presidente di commissione Giovanni Caudo. Di quei soldi, l’85% verrà dedicato “al sito storico” mentre “il 15 per cento" vale a dire, "40 milioni destinati al comprensorio di Torre Spaccata, verranno restituiti”.

I vincoli archeologici sul pratone

E'  quindi stato  confermato il ricorso al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma solo per la “ristrutturazione e costruzione di nove teatri nell'area attuale degli studi cinematografici” quindi a Cinecittà. Cosa che di fatto comporta la rinuncia allo spazio di Torre Spaccata, che non verrà più acquistato da Cassa depositi e prestiti. La decisione, ha ricostruito Caudo, arriva “alla luce anche dei vincoli diretti e indiretti sulla villa romana, che sono stati apposti già nei giorni scorsi, e di quelli nuovi che verranno messi sulle altre parti di interesse archeologico”.

La situazione che si è andata a determinare, imprevedibile prima che venissero posti i vincoli, può avere serie ripercussioni sul futuro di quell’area. L’ex assessore all’urbanistica di Marino, oggi capogruppo comunale di Roma Futura, ha sottolineato che ora “si apre uno scenario nuovo”. E non è l’unico a sostenerlo all’interno della maggioranza capitolina, vista la presa di posizione assunta anche da Alessandro Luparelli, il capogruppo di Sinistra civica ecologista. 

La riflessione sul futuro dell'area verde

Sull’area di Torre Spaccata “si fa spazio ora la riflessione su quale progetto innovativo l'amministrazione possa provare a far affermare”. Perché su quell’area, oltre ai 30 ettari che Cinecittà Studios  voleva comprare da Cassa Depositi e Prestiti, c’è una superficie quasi equivalente che è destinata ad una  “centralità urbanistica”. Ma quella sul futuro di Torre Spaccata, ha rilevato Caudo, è una previsione  che  “non è più coerente con la situazione attuale, come emerge dalla mobilitazione dei cittadini”. Sono infatti stati undicimila quelli che hanno firmato una delibera d’iniziativa consiliare, per chiedere una variante urbanistica che consenta di destinare l’intero pratone, vale a dire 58 ettari di superficie, ad un parco archeologico e naturalistico. 

“E’ accaduto quello che anticipavamo già un anno fa ai medesimi commissari – ha ricordato Stefano Becchetti, il presidente del comitato per il Pratone di Torre Spaccata - le condizioni di mercato cambiano rapidamente ed è ingiusto sacrificare un’area non ancora impermeabilizzata in favore di uno sviluppo economico incerto”. Già nel 2022 avevano lanciato una raccolta firme per chiedere al Campidoglio un ripensamento. La richiesta, portata anche all’attenzione delle commissioni capitoline, non era andata a buon fine e per questo ci hanno riprovato, usando lo strumento della delibera d’iniziativa consiliare. Nel frattempo sono emersi i vincoli in un’area su cui, anche la sovrintendenza capitolina, stava chiedendo di accendere i riflettori. 

Acquista forza la richiesta di un parco 

Gli scavi condotti una ventina d’anni fa, avevano rilevato la presenza di importanti ville romane. Ora, l’apposizione dei vincoli e la successiva rinuncia di Cinecittà Studios al “pratone”, restituiscono linfa alla causa perorata dai cittadini. “C’è bisogno di una politica urbanistica che affronti seriamente le conseguenze del cambiamento climatico, anche quando questo si scontra con gli interessi privati” ha sottolineato Becchetti. Somiglia ad un messaggio rivolto all’attuale giunta capitolina, finora restia a prendere in considerazione la variante richiesta. Ma deve essere il consiglio comunale a prendere la decisione. E per una parte della maggioranza, gli ultimi sviluppi, impongono almeno “una riflessione”.
 

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