Martedì, 16 Luglio 2024
Politica

Collina delle Muse: "Case senza agibilità e convenzione violata, la concessione deve decadere"

Su Collina delle Muse, dove 45 famiglie di forze dell'ordine sono sotto sfratto, la soluzione può essere solo politica. Trombetti (Pd) contesta la società proprietaria e si scontra con Di Stefano (Udc-FI). Gli uffici: "Non c'è obbligo di rivendere ad ex assegnatari"

Che fine faranno le famiglie che abitano in località Mazzalupo, vicino Montespaccato, nell'intervento urbanistico noto come Collina delle Muse? Dopo 17 anni di affitto, previsto dalla convenzione firmata con il Comune nel 2004, sono finite sotto sfratto perché chi possiede gli immobili vuole rivendere o affittare ad altri soggetti. La particolarità è che gli attuali inquilini sono tutti appartenenti alle forze dell'ordine: poliziotti, carabinieri, finanzieri. Il 16 giugno si è tenuta una commissione capitolina congiunta tra patrimonio e urbanistica durante la quale è andato in scena anche uno scontro abbastanza acceso tra Yuri Trombetti (Pd) e Marco Di Stefano (Udc-FI). 

Comune e Regione cercano una soluzione per le famiglie sotto sfratto a Collina delle Muse

In sintesi, per chi avesse perso le puntate precedenti: ci sono circa 50 famiglie a Roma ovest che risultano ormai senza titolo, perché i loro contratti di locazione sono scaduti. Chi possiede gli alloggi, la Boccea Gestioni Immobiliari Srl, ha deciso di rivolgersi ad altri possibili inquilini e acquirenti. Questo ha fatto iniziare un iter caratterizzato dai ricorsi, sentenze del Tar e udienze di fronte ai giudici per le famiglie sotto sfratto. In alcuni casi gli (ormai ex) assegnatari hanno lasciato l'immobile, in molti altri potrebbe succedere tra luglio e settembre. Il Comune e la Regione, con tempistiche differenti, stanno cercando una mediazione per evitare l'emergenza sociale, ma sarà complesso.

Le contestazioni del Pd: "Convenzione violata e gli immobili non hanno agibilità"

La commissione congiunta del 16 giugno, presieduta per il patrimonio da Trombetti e per l'urbanistica da Amodeo, è partita con un'arringa del primo, esponente Pd: "La società proprietaria non ha libertà di vendere sul mercato, c'è il vincolo dei prezzi massimi di cessione - esordisce - e questo i nostri uffici lo hanno messo nero su bianco. Inoltre, posso dire che le case ad oggi non godono del certificato di agibilità: alla richiesta della società costruttrice nel 2004 è stato risposto con un'archiviazione della richiesta nel 2006 per carenza documentale, è un fatto per me incontrovertibile. Aggiungo, poi, che nella convenzione del 2004 - firmata dopo la realizzazione degli immobili - si legge che il concessionario avrebbe dovuto inviare entro 6 mesi la tabella con i prezzi massimi di cessione applicabili agli alloggi per vendita e affitti, ma non è stato mai fatto: nel 2015 gli uffici certificano che non è mai stata presentata la tabella e così viene fatta dal Comune in autotutela".

La replica della società: "Nessuna risposta su agibilità. Prezzi massimi rispettati"

Uno dei legali della Boccea Gestioni Immobiliari, Leonardo Frattesi, intervenendo durante la commissione ha replicato punto per punto: "E' falso che la società voglia vendere o affittare a prezzo di mercato - puntualizza subito - infatti negli ultimi due mesi la riassegnazione degli immobili liberati è stata fatta nel pedissequo rispetto della concessione. Rispetto l'agibilità, allora come ora vale l'istituto del silenzio assenso: il Comune non ha mai chiesto integrazioni, sono decorsi i termini sia previsti dall'amministrazione, sia dalla legge. Il certificato di agibilità è dunque frutto del silenzio assenso. Sui prezzi massimi di cessione, ricordo che gli stessi condomini presentarono ricorso al Tar, dichiarato inammissibile nel 2020, la sentenza non venne appellata. Per noi l'obbligo è stato ottemperato". L'avvocato, poi, punta il dito contro gli attuali assegnatari: "Ci sono morosità clamorose da parte di molti inquilini - ricorda Frattesi - e sottolineo che la convenzione e la legge non obbligano la società a riassegnare agli attuali inquilini. Perché si decide di cercare altri contraenti? Gli attuali non si sono dimostrati affidabili. E' legittimo per la società scegliere diversamente". 

Gli uffici: "Boccea Gestioni non ha obbligo di andare incontro ai locatari"

A mettere un punto importante sulla vicenda interviene il direttore del dipartimento programmazione e attuazione urbanistica: "Sotto il profilo strettamente normativo e amministrativo - dichiara - non vi è obbligo da parte della proprietà di aderire alla richiesta dei locatari. La nostra è una conclusione a cui siamo giunti dopo aver esaminato le carte. La società non può disporre liberamente degli immobili perché la convenzione è in diritto di superficie per 99 anni, ma non è obbligata a rivolgersi solo agli attuali assegnatari. Rispetto all'agibilità, confutiamo la ricostruzione dell'avvocato Frattesi: non subentra silenzio assenso perché la domanda del 2004 fu oggetto di richiesta di integrazione per carenza documentale e gli uffici archiviarono tutte le domande, pubblicando la decisione sull'albo pretorio. Questo, però, non equivale a dire che gli immobili siano inagibili, altrimenti dovremmo ordinare lo sgombero". 

Di Stefano (Udc-FI) attacca Trombetti (Pd): "Sei amico di chi occupa illegalmente"

Subito dopo l'intervento del ministero delle infrastrutture, rappresentato da Gaetano Di Noia ("basta parlare di tabelle e questioni tecniche, ci vuole un tavolo politico o lo sfratto di queste famiglie sarà il fallimento di tutti"), è andato in scena uno scontro tra due esponenti dell'assemblea capitolina. Da una parte Yuri Trombetti, dall'altra Marco Di Stefano, ex deputato, unico rappresentante dell'Udc-FI in Campidoglio: "Il presidente della commissione ha un impeto e una meticolosità su questo tema - ha ironizzato - che non gli ho visto avere per altre battaglie. Il suo è stato un intervento molto tecnico e poco politico, ma questa situazione va affrontata politicamente. O ci si mette al tavolo o si lascia fare ai tribunali, perché tirare fuori questioni di 20 anni fa non serve a niente. Lo dice anche Gianfrancesco che la società non ha obblighi verso gli assegnatari, mi sembra sia un discorso chiuso. Se a Trombetti sta a cuore la sorte dei suoi amici, intervenisse politicamente".  La stoccata di Di Stefano ha fatto inalberare Trombetti: "Non sono miei amici, sono forze dell'ordine - la replica del democratico - forse se parla così allora lei è amico della società proprietaria, visto che la difende in ogni occasione". L'esponente dell'opposizione, a quel punto, si è giocato la carta degli occupanti e dei movimenti: "Lei è amico di chi occupa, prende ordini dai criminali e ancora parla? Ha i messaggi sul telefono". Il riferimento è alla polemica sulla chat WhatsApp tra assessorato, commissione patrimonio, sindacati e movimenti per discutere del Piano Casa. 

La "provocazione" della società al Comune

In conclusione, alla fine della commissione, gli avvocati della Boccea rilanciano la palla dalla parte del Comune: "Se l'amministrazione ravvede delle irregolarità e delle inadempienze - spiega nello specifico l'avvocata Stefania Arduini - come atto dovuto notifichi l'avvio di un'istruttoria per la decadenza. Le chiacchiere stanno a zero, inutile fare riunioni su riunioni". Si vedrà, adesso, quale sarà il prossimo passo: anche perché di convenzioni ce ne sono diverse, quella con il Comune è solo una. Ad essere coinvolto, infatti, è anche il ministero delle infrastrutture. 

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