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Il disastro delle politiche abitative a Roma: è tutto fermo, ma a Raggi va bene così

Dalle assegnazioni delle case popolari, al bonus affitto. Romatoday ha ricostruito i motivi delle difficoltà degli uffici capitolini in tema di poltiche abitative

Le domande del bonus affitto 2020, emesso in via emergenziale per tamponare le difficoltà economiche delle famiglie in quarantena, ancora in lavorazione a distanza di otto mesi. Le 13.200 richieste di sostegno all’affitto 2019, chiuso a febbraio 2020 e da allora rimaste ferme in un cassetto, tanto che il direttore della direzione Politiche abitative, Stefano Donati, ha annunciato che ricorrerà a un appalto esterno per lavorarle. 

E ancora. L’assegnazione delle case popolari completamente bloccata da circa tre mesi. Infine la proroga del buono casa, annunciata con una memoria di giunta, rimasta sulla carta, mentre alcune famiglie che ne usufruivano sono già sotto sfratto. Il quadro emerso nel corso della commissione capitolina Trasparenza, che si è tenuta il 22 gennaio, ha suscitato le polemiche delle opposizioni in Campidoglio e di molti dei sindacati degli inquilini. 

Non è solo la valanga da 50mila richieste di bonus affitto 2020 ad aver pesato sul lavoro degli uffici del dipartimento Patrimonio e Politiche abitative. Disorganizzazione e ritardi hanno portato alla situazione odierna.

Partiamo dai numeri. L’assessora Valentina Vivarelli, nel corso della commissione sul tema, ha affermato che gli assegni da 245 euro già erogati sono 9700 e che l’89 per cento delle pratiche del bonus affitto 2020 è stato lavorato. Secondo quanto apprende Romatoday da fonti riservate, però, la percentuale citata dall’assessora comprenderebbe anche pratiche che non hanno ancora completato il vaglio degli uffici, cioè che non sono ancora state inserite con certezza né nell’elenco delle accolte né in quello delle rifiutate. Domande che, quindi, richiedono ancora una lavorazione. 

E' lo stesso Campidoglio che, come riporta un articolo di Repubblica pubblicato oggi, ci tiene a correggere il tiro dei numeri emersi nel corso della commissione della scorsa settimana. Il 23 per cento sono le domande ammesse al pagamento, il 31 per cento quelle escluse con certezza e non il 70 per cento come era stato lasciato intendere da Donati nel corso della seduta pubblica. I numeri non tornano, perché non tutte le domande inserite tra le file delle lavorate dall’assessora Vivarelli potrebbero già essere inserite in una graduatoria. 

Il ritardo nella pubblicazione degli elenchi degli ammessi, come raccontato da Romatoday a dicembre, ha messo a rischio la possibilità di impegnare le risorse erogate per i bonus affitto 2019 e 2020 anche nel 2021 e l’impasse dovrebbe essere stato risolto con una determinazione dirigenziale del direttore ad interim del dipartimento, l’ingegner Gaetano Pepe, che, non avendo una graduatoria a disposizione, ha dovuto prendere atto di tutte le domande arrivate agli uffici capitolini nel 2020, semplicemente come ‘esistenti’. Il documento è stato emanato successivamente alla pubblicazione della notizia da parte di Romatoday e 12 giorni dopo la lettera della Ragioneria Generale che comunicava la difficoltà di trasferire le risorse al 2021 in assenza di una graduatoria. 

Il blog: il rimpasto di Raggi ignora l'assessorato che assegna zero case popolari

Mentre il bonus affitto relativo al 2019 è stato presentato solo in modalità cartacea, circa 45mila richieste presentate per il bando 2020 sono state avanzate tramite il sistema online, elaborato per l’occasione in un paio di settimane durante la quarantena, subito dopo la pubblicazione da parte della Regione Lazio del bando per l’erogazione dei fondi, e testato per un solo giorno prima di essere attivato. Una modalità, quella online, fortemente voluta dall’assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative, Valentina Vivarelli, che anche nel corso della commissione di giovedì scorso ha ribadito che la strada intrapresa è stata quella migliore possibile. 

Vivarelli ha puntato molto sul nuovo sistema online tanto che il ricorso alla modalità cartacea è stato disincentivato in più modi dal suo assessorato, per esempio escludendo una collaborazione con Caf e sindacati che avrebbero potuto fornire un aiuto alla compilazione delle domande, soprattutto per quanti hanno più difficoltà nell’utilizzo della tecnologia, ed evitando di pubblicare sul sito del Comune di Roma il modulo da poter stampare per presentare la richiesta in modo cartaceo presso i Municipi. 

L’immagine di un’amministrazione ‘smart’ che ha permesso ai cittadini, in piena quarantena, di poter presentare la domanda comodamente dal computer di casa o dallo smartphone ha funzionato sui social ma si è sgretolata di fronte alle condizioni di una valanga di famiglie che, dopo oltre otto mesi di attesa, non sanno se potranno contare sul contributo che, per il momento, ammonta a soli 245 euro. 

Non solo. Come emerso anche nel corso della commissione, non sono poche le persone che, lasciate sole a compilare le domande e il modello identico da allegare che era reperibile solo nelle edicole convenzionate, oppure da stampare, compilare, firmare e scannerizzare per essere allegato, hanno commesso errori che potrebbero averne determinato l’esclusione o che spiegano l’alta percentuale di domande che, a distanza di mesi, sono ancora in sospeso.

Ad aggiungere confusione, la decisione del dipartimento capitolino di richiedere più documenti di quelli previsti dal bando emesso dalla Regione Lazio, tra i quali, per esempio, le ricevute degli affitti o il permesso di soggiorno. 

Le difficoltà legate alla presentazione della domanda online non avrebbero pesato però solo per le famiglie in difficoltà economica. Secondo quanto apprende Romatoday da fonti riservate, il sistema telematico ha creato dei problemi di lavorazione anche ai dipendenti incaricati di lavorare le domande. Per esempio, il programma non incrocia i dati delle domande presentate. Questo significa che è possibile, per esempio, presentare due richieste di bonus affitto per lo stesso appartamento senza che il sistema lo rilevi. Verifica che, quindi, va effettuata manualmente. La lavorazione parziale delle domande, inoltre, non viene salvata automaticamente al termine della giornata lavorativa creando un ulteriore appesantimento del carico di lavoro, già gravato dall’alto numero di domande pervenute, circa 50mila, e dalla scarsità di personale a disposizione che ha caratterizzato i primi mesi di uscita del bando. 

Sempre la disorganizzazione sarebbe alla base dello stop alle assegnazioni delle case popolari negli ultimi tre mesi. “Abbiamo avuto difficoltà organizzative interne, una ristrutturazione dell'ufficio”, ha detto Stefano Donati nel corso della commissione della scorsa settimana. Secondo quanto appreso da Romatoday, i problemi che hanno portato alla sospensione delle assegnazioni sarebbero sorti dopo il cambio del vice-dirigente responsabile del servizio (il precedente è andato in pensione dal primo ottobre). L’ufficio che si occupava da tempo delle pratiche di assegnazione sarebbe così stato completamente smantellato e i dipendenti già formati sostituiti con personale neoassunto. Così, se le assegnazioni procedono a rilento da anni, è bastato un cambio di organizzazione per bloccare tutto per mesi.

Un problema non da poco se si pensa che, mentre oltre 13mila famiglie sono in attesa di un alloggio popolare, molte abitazioni restano vuote. Infatti è ripartito anche il recupero degli alloggi che quindi ci sono ma non vengono assegnati. Allo stesso modo, sarebbe tutto fermo anche sul fronte dell’organizzazione delle pratiche per la regolarizzazione delle famiglie senza titolo nelle case popolari le quali, da settembre, hanno iniziato a inviare le richieste agli uffici capitolini. 

Anche la proroga del ‘buono casa’, messa nero su bianco con una memoria di giunta a ottobre, non è ancora stata resa effettiva dal dipartimento con appositi atti.

Infine il nodo degli affitti passivi. Mentre la restituzione dell’immobile di via del Tritone, avvenuta comunque con mesi di ritardo rispetto alla tabella di marcia e con l'acquisto degli arredi del privato da parte del Campidoglio, è stata fortemente pubblicizzata dall’amministrazione, il destino dell’ex sede di viale Pasteur 1, all’Eur, che fino al luglio del 2019 è stata la sede del dipartimento Politiche abitative, è rimasta nel silenzio. Quei locali, vuoti da ormai circa un anno, sono ancora in capo all’amministrazione capitolina nonostante gli uffici del dipartimento Urbanistica non vi si siano trasferiti dalla sede di viale della Civiltà del Lavoro, sempre all’Eur, che costa a Roma Capitale circa 1 milione e 700 mila euro, mentre i locali ormai vuoti ne costano 900 mila.

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