Lunedì, 27 Settembre 2021
Politica

Allarme pini, contro la cocciniglia tartaruga Regione e Comune in ritardo

Continua la ricerca di strategie condivise per contrastare la cocciniglia. Morselli (Amici dei Pini): “In Campania emesso un decreto regionale già nel 2015. Qui cosa si aspetta?”

A Roma sono a rischio 50mila pini comuni. La presenza della temuta cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) specie aliena giunta nella Capitale nel 2018, sta facendo strage di alberi.

I pini e la cocciniglia

Da Mostacciano  a Corso Trieste gli aghi secchi stanno coprendo strade e marciapiedi, lasciando con sé una melata vischiosa che, a differenza della resina, è facilmente rimovibile. Ma su quel liquido appiccoso, rilasciato dalla coccignila, si crea una fumaggine scura che impedisce alle chiome di nutrirsi. E bloccando la fotosintesi, la pianta s’indebolisce, perdendo le proprie foglie.

Il ritardo delle istituzioni

A Roma ci sono 50mila alberi a rischio” ha ricordato Gugliemo Calcerano, portavoce romano dei Verdi. “Ma il Comune e la Regione, da cui dipende il servizio fitosanitario, cosa stanno facendo? Piuttosto che annunciare la piantumazione di milioni di nuovi alberi con il progetto Ossigeno, conviene puntare a salvare quelli esistenti” ha obiettato l'ecologista. I ritardi degli enti locali, nell’affrontare il tema, sono evidente. I primi alberi che a Roma sono stati attaccati dalla cocciniglia risalgono infatti al 2018.

L'esempio della Campania

Ma la presenza del temuto insetto è addirittura antecedente. “Nel 2015, appena si è presentato il problema, la Regione Campania ha emesso un decreto. Un atto pubblico, con tutti i suoi limiti dettati dalla novità che si doveva fronteggiare, lì è stato emesso. E da noi cosa si aspetta?” ha obiettato Paola Morselli, presidente dell’associazione Amici dei Pini che, sulla salute di questi alberi, ha organizzato il 10 settembre un apposito incontro.

La preoccupazione degli agronomi

Il decreto della Regione Campania, pur con i suoi limiti, qualche indicazione l’aveva fornita. “Quell’atto dava indicazione innanzitutto di svolgere una serie di ispezioni nei giardini pubblici e nei vivai. E poi – ha spiegato Morselli – suggeriva di praticare il lavaggio delle chiome”. E’ quello ancora il rimedio più condiviso. Perché, se si esclude il ricorso agli insetticidi, restano il discusso ricorso alle iniezioni endoxilematiche. Un trattamento endoterapico i cui effetti, a lungo termine, non sembrano affatto garantiti.

L'appello alla ricerca

Cosa fare? “Noi vogliamo lanciare un appello agli atenei universitari ed agli istituti di ricerca privati affinchè si dedichino allo studio di soluzioni efficaci” ha dichiarato la presidente dell’associazione Amici dei Pini. Nel frattempo i cittadini mantengono i riflettori accesi, puntando anche a soluzioni naturali, come il lancio di nuove coccinelle in grado di predare questa cocciniglia.  
 

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