Piazza dell'Emporio: "Il suolo non è del Vaticano". E il municipio rivuole indietro l'area

Oltre mille metri quadrati utilizzati da due pubblici esercizi come parcheggio per i clienti, in forza di un documento del 1975 che attesta la proprietà della Santa Sede. Ma il dipartimento certifica: "E' di Roma Capitale"

L'area recintata ai piedi dell'Aventino

Un'ordinanza degli anni '70 insieme a una vecchia nota del Comune attestano la proprietà della Santa Sede, ma i pareri espressi dal dipartimento Patrimonio dal 2014 in poi certificano il possesso in capo a Roma Capitale. Su piazza dell'Emporio è una guerra all'ultima carta. Mille e centotrentanove metri quadrati ai piedi dell'Aventino, naturale proseguio di via Marmorata, utilizzati da due ristoranti come parcheggio per i clienti e zona di carico-scarico merci che il I municipio vorrebbe indietro.

"La situazione è ferma da decenni, è giusto che lo spazio venga restituito ai cittadini". Adriano Labbucci, consigliere di Sinistra x Roma in I municipio, ha sottoscritto un'interrogazione urgente diretta alla presidente Alfonsi e all'assessore ai Lavori Pubblici Jacopo Emiliani Pescetelli. "Per quale ragione non è stato fatto niente per rientrare in possesso dell'area?". Se infatti i locali commerciali dal civico 22 al 28 risultano di proprietà dell'APSA (Amministrazione Patrimonio della Sede Apostolica) ceduti in usufrutto al Collegio di Sant'Anselmo e a loro volta affittati ai titolari delle attività commerciali, lo spazio prospicente, recintato da una cancellata in ferro alta poco più di un metro (richiesta dallo stesso Campidoglio 40 anni fa), risulta in capo al Comune di Roma. 

Il dipartimento Patrimonio lo ha messo nero su bianco in una serie di comunicazioni agli enti interessati - dal municipio ai vigili urbani - basate su ricerche storiche con materiale d'archivio e mappe catastali. Sarebbe dunque lecito da parte del municipio chiedere di rientrare in possesso dell'area, così come di rimuovere la recinzione. Dal 2014 a oggi il carteggio tra gli enti competenti è fitto di solleciti a riguardo. L'ultimo risale al 13 dicembre 2016. E' il direttore della Conservatoria immobiliare del Comune a scrivere al suo stesso dipartimento (e per conoscenza agli uffici tecnici municipali e ai vigili del gruppo Trevi) parlando di "infondatezza dell'atto di proprietà" e invitando "ad avviare la procedura per il rilascio del bene". Niente si smuove. Il 24 marzo 2016 il dirigente tecnico del parlamentino si rivolge alla Polizia locale chiedendo di elevare le sanzioni previste dalla normativa, reiterando ancora la richiesta a ottobre del 2016. Nessun riscontro. Nel 2015 invece, quando parte dell'area è stata utilizzata come cantiere per lavori interni ai locali, il Patrimonio chiede al municipio di "verificare l’avvenuto rilascio dell’autorizzazione di occupazione temporanea di suolo pubblico". Mai rilasciata.

Al netto dei botta e risposta protocollati, nessuno ha mai preso la situazione in mano. E così di fatto sono rimaste valide le vecchie carte: un'ordinanza del sindaco del 1973 che chiede ai padri benedettini la recinzione dell'area, una licenza edilizia del 1975 che ne autorizza l'installazione, una nota del Comune con data non leggibile (ma risalente a quando parte dei locali era affittata a un'autorimessa) in cui si comunica che "l'area non è di proprietà comunale"

"Abbiamo richiesto in commissione un sopralluogo urgente alla Polizia Locale per delle verifiche generiche sull'utilizzo attuale dell'area - spiega Matteo Costantini, consigliere municipale presidente della Commissione speciale per il contrasto all'abusivismo - ci riaggiorneremo in questa sede per capire il da farsi". L'idea è quella di riacquisire l'area e dar vita a un progetto di riqualificazione dell'intera piazza. "Ci piacerebbe che quello spazio tornasse in uso ai cittadini, pensiamo a una zona di sosta tariffata per i residenti del rione che hanno diverse difficoltà a posteggiare il mezzo privato". 

Sul caso si è espressa anche la presidente dem Sabrina Alfonsi. "Stiamo seguendo la questione sul piano amministrativo da oltre un anno. In considerazione delle difficoltà riscontrate dal nostro Ufficio Tecnico per la mancanza di riscontri, io lo scorso 20 marzo ho inoltrato due distinte note. La prima al Comando Generale della Polizia Locale per conoscere quali procedure siano state avviate per sanzionare le occupazioni abusive, l'altra al direttore del Dipartimento Patrimonio, e per conoscenza all'Assessore, per chiedere notizie relativamente all'avvio della procedura per il rilascio del bene". 

Poi attacca i dirigenti: "Trovo paradossale che il dipartimento Patrimonio sebbene a richiesta arrivi dal suo stesso dirigente non riesca a produrre in più di tre un atto semplice come quello che serve per rientrare in possesso di quell'area pubblica. Forse non è una loro priorità, occupati come sono a produrre ingiunzioni di sfratto e richieste di arretrati per centinaia di migliaia di euro nei confronti di enti e associazioni che utilizzano il patrimonio comunale er finalità di ordine sociale e culturale come abbiamo visto in questi ultime mesi. Attendiamo fiduciosi che qualcuno ci risponda".


 

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