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Regione, dopo 12 anni il Piano paesistico arriva in Consiglio: "Ma il centro storico di Roma resta senza tutele"

Un articolo esclude l'area Unesco. Cacciatore (M5S): "Pronti a dare battaglia". Carte in regola: "Tuteliamo il centro da modifiche irrimediabili"

Dopo 12 anni la Regione Lazio sta per dotarsi di un nuovo Piano territoriale paesistico regionale, lo strumento urbanistico che stabilisce tutele ai valori paesaggistici e ambientali del Lazio. Un provvedimento complesso, che si è trascinato di proroga in proroga fino ad oggi, aggiornato in via provvisoria con il cambiare delle leggi. "Uno strumento fondamentale per la gestione del territorio”, le parole dell’assessore all’Urbanistica, Massimiliano Valeriani, che consente “di dare anche al Lazio un sistema di tutele e di regole chiare per garantire certezze ai Comuni, ai cittadini e agli operatori del settore”. Il Ptpr è stato trasmesso dalla giunta Zingaretti al consiglio regionale nel gennaio scorso ed entro la fine di luglio dovrebbe approdare sugli scranni dell’aula alla Pisana per l’approvazione finale. 

Tra le migliaia di pagine che compongono il documento non è passato inosservato un articolo che riguarda il centro di Roma, quel nucleo storico della città che sorge all’interno delle mura Aureliane e che l’Unesco nel 1980 ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità. Secondo l’articolo 43 del Piano che sta per approdare in Consiglio, la tutela riconosciuta ai centri storici delle tante cittadine e borghi del Lazio non vale per la Città Eterna. L’articolo in questione tutela “gli  insediamenti storici che includono gli organismi urbani di antica formazione e i centri che hanno dato origine alle citta? contemporanee nonché le citta? di fondazione e i centri realizzati nel XX secolo”. 

All’interno delle aree protette da tutela paesaggistica prima di avviare un intervento urbanistico diventa necessaria l’autorizzazione e il parere vincolante alla Sovrintendenza ai Beni paesaggistici e ambientali. Questo non significa che tutti i palazzi saranno vincolati o che non si potranno aprire i cantieri, in particolare quelli volti a demolizione e ricostruzione di vecchi edifici, ma che per farlo bisognerà rispettare una serie di criteri per non stravolgere un paesaggio da tutelare. 

Il centro storico della capitale viene però escluso. Al comma 17 dell’articolo 43 si legge che “le disposizioni sostanziali e procedurali” previste “non si applicano” al centro storico di Roma. Si rimanda a “specifiche prescrizioni di tutela” che dovranno essere definite da Regione e Ministero e che saranno valide a decorrere dalla loro approvazione. 

L’allarme in relazione a questa mancata tutela è scattato soprattutto tra le associazioni che negli ultimi anni si sono battute contro il piano casa del Lazio e la legge regionale sulla rigenerazione urbana, che hanno permesso numerosi interventi di demolizione e ricostruzione con premio di cubatura. A far discutere, in particolare, l’abbattimento di alcuni villini di inizio novecento, che si trovano comunque fuori dal nucleo del centro storico, per tirar su palazzine contemporanee. Tra questi anche Villa Paolina, destinata ad essere distrutta ma sottratta alle ruspe dal vincolo del ministero per i Beni e le attività culturali. 

Proprio per evitare simili situazioni, hanno chiesto tutele paesaggistiche per il centro storico di Roma e per alcuni tessuti urbani otto-novecenteschi, Italia Nostra, ascoltata nel maggio scorso in commissione urbanistica alla Pisana, e l’associazione Carte in regola che proprio ieri ha indirizzato una lettera a tutte le cariche coinvolte, dal governatore Nicola Zingaretti al ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli. “Per troppo tempo si è perpetuato l’equivoco di un presunto vincolo da ascrivere alla appartenenza del centro storico di Roma alla lista dei siti patrimonio dell’Unesco”, scrive Anna Maria Bianchi, presidente dell’associazione Carte in regola. “Tuttavia non ha alcun valore prescrittivo, trattandosi di un elenco da cui un sito può essere escluso se perde le peculiarità che hanno portato al suo inserimento, ma che non può esercitare alcuna reale tutela, né fornire prescrizioni vincolanti”.

Poi continua: "Questo per rimanere quantomeno coerenti con la disciplina di cui  la medesima  Regione Lazio si è voluta dotare fissando specifiche  regole per i Centri Storici. Non sfuggirà come sono ancora pendenti i rischi  su  pregiatissimi tessuti storici novecenteschi prodotti dal Piano Casa della Regione Lazio a cui si aggiungono quelli della recente Legge per la rigenerazione urbana". E ancora: “Se il Consiglio Regionale del Lazio, e la maggioranza guidata dal Presidente Zingaretti, hanno davvero a cuore lo straordinario patrimonio del centro storico di Roma, hanno il dovere di tutelare da interventi che possono modificarne irrimediabilmente il valore paesaggistico”. Così si chiede alle forze politiche presenti in Aula di “abrogare” il comma e approvare un emendamento in grado di tutelare sia le aree del centro sia “l’edilizia puntiforme otto-novecentesca dei villini e della città giardino”. 

Intanto, il 15 luglio è stato messo in un cassetto il piano frutto di una copianificazione con il ministero dei Beni e delle attività culturali. Lunedì scorso infatti la commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Lazio, presieduta dal pentastellato Marco Cacciatore, ha approvato a maggioranza, con il solo voto contrario del M5S, la delibera con il piano paesistico rivista da nove emendamenti a firma dei consiglieri del Pd Enrico Panunzi, Emiliano Minnucci e Enrico Forte. La modifica voluta dai dem regionali porterà sugli scranni della Pisana proprio il piano adottato nel 2007 che, in relazione al centro storico di Roma rimanda a un ‘piano di gestione’ che è stato approvato dal commissario di Roma Paolo Tronca con la delibera 62 del 2013 ma non ha introdotto specifiche tutele paesistiche per il centro storico. Compatti sul voto favorevole i capigruppo di centrodestra Fabrizio Ghera (FdI) e Antonello Aurigemma (FI).

Commenta così Marco Cacciatore (M5S): “Pur sostenendo che le cementificazioni hanno assunto proporzioni di insostenibilità soprattutto a causa dell'assenza di un Ptpr, quando in commissione ho visto del tutto stravolta la delibera sul piano, stralciando l'intesa col Mibac col voto favorevole di PD, FI e FdI, ho ritenuto di dover inviare tutto in Consiglio per non garantire privilegio ai soli emendamenti rimasti in piedi sulle Norme Tecniche Attuative. Tutti dovranno ripresentare emendamenti per l'Aula, che sarà come da regolamento la sede decisiva. Il nostro atteggiamento passerà per le intenzioni che manifesterà la maggioranza”.

Sarà quindi l'Aula a decidere le sorti del Ptpr. In quanto alla questione del centro storico, aggiunge Cacciatore, “è tra i punti di fondamentale importanza”. A tal proposito “ho preparato un emendamento, che mira a dare continuità alle tutele del centro storico forse più importante al mondo, risolvendo il paradosso per il quale, in attesa del piano strategico che dovrebbe dare attuazione amministrativa alla convenzione Unesco, Roma anziché avere vincoli rinforzati si troverebbe a rischiare di non aver tutele in caso di approvazione del Ptpr. Sarà una delle mie pretese fondamentali: senza garanzie sul centro storico di Roma, garantirò in cambio seria battaglia alla maggioranza”.

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