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Il piano rom (che non c'è) mette d'accordo Pd e Fratelli d'Italia

I due partiti concordano sulla necessità di superare il sistema dei campi e sul fallimento della gestione Raggi. I calendiani incalzano l'assessora: "Ci saremmo aspettati qualche passo in più"

Un piano di superamento dei campi rom che ancora non c'è. Una inedita sintonia tra Pd e Fratelli d'Italia, condivisa in alcuni momenti anche da M5S e lista Calenda, per dire sì a una strategia che permetta la chiusura delle baraccopoli. Ma soprattutto una voce quasi unica che sprona l'assessorato alle politiche sociali a velocizzare i tempi della delibera annunciata ormai ad aprile scorso. Sono questi gli ingredienti di un consiglio comunale straordinario sui rom andato in scena il 13 dicembre. 

Un consiglio straordinario sui rom in assemblea capitolina

Durante la seduta, richiesta dal consigliere di Fd'I Federico Rocca, è andata in scena l'usuale dialettica tra sinistra e destra sulla questione rom. Da una parte l'attacco del partito di Giorgia Meloni, che punta il dito contro l'abusivismo, l'illegalità, i roghi tossici, lo sfruttamento dei minori, i numeri molto bassi sulla frequenza scolastica, il collante creato da alcuni esponenti rom che vivono nei campi con la criminalità organizzata. Dall'altra, iniziando con la relazione d'apertura firmata dall'assessora Barbara Funari, una narrativa più dolce, più aperta, che qualcuno definirebbe anche "buonista": i rom vanno considerati alla pari di tutti gli altri, bisogna superare le categorie e la ghettizzazione, l'antiziganismo è un fenomeno diffuso ed è un problema nostro, non loro. E via discorrendo. 

Funari: "Basta trattare questo popolo come se provenisse da un altro pianeta"

"I rom non sono un mondo a parte e vanno conosciuti meglio - ha esordito Funari - e non sono un gruppo unico monolitico come viene visto dagli altri. Parliamo dell'unico popolo europeo senza terra, che non ha mai dichiarato guerra a nessuno e anzi ha subìto la persecuzione nazista con 500.000 persone morte nei campi e nelle fosse comuni. In Italia sono una minoranza, il 50% di loro ha la cittadinanza e il 90% ha ormai scelto da tempo di fermarsi, arrivando alla terza o quarta generazione di stanzialità. Ed è un popolo di bambini: il 60% ha meno di 18 anni. A Roma, ad oggi, nei campi attrezzati ci sono 2.774 persone, il 45% minorenni". Funari, che in queste ore ha ricevuto il risultato del tavolo di co-programmazione lanciato con un avviso pubblico ad aprile 2022 e che si è concluso a fine ottobre con una sintesi firmata da 15 associazioni sulle 17 partecipanti, ha esposto quali sono i punti chiave sui quali il Comune lavorerà per superare i campi: "Sottrarre la trattazione del tema in chiave emergenziale - spiega - , programmare interventi a medio e lungo periodo, rendere l'inclusione parte di un processo di maturazione culturale, contibuire alla diffusione della cultura rom, trattare il tema in una logica interistituzionale e interministeriale. Appena arrivato abbiamo eliminato l’ufficio di scopo creato su basi etniche. Stiamo lavorando per reperire le risorse per portare avanti i progetti. Vogliamo arrivare a dire che le persone di origine sinte e rom possono vivere a Roma e non solo vivere nei campi a Roma. Credo sia arrivato il tempo di pensare alle politiche per i rom senza prevenzione ideologica e strumentale, smettiamo di trattarli come fossero gente di un altro pianeta". 

Rocca (Fd'I): "L'assessora parla di una realtà che non esiste, basta ipocrisie"

Ovviamente l'attacco di Fd'I non si è fatto attendere. Federico Rocca, firmatario dei primi due ordini del giorno presentati in assemblea, è andato giù duro: "La realtà di Roma è diversa, cara assessora - esordisce - e ci parla di una scuola calcio a Villa Gordiani che ha dovuto interrompere l'attività per colpa dei roghi tossici, degli autisti Atac di via Candoni che rischiano sassate e colpi di pistola ogni mattina. Soprattutto la realtà parla di milioni di euro spesi dall'amministrazione per mantenere realtà indecorose". E via qualche cifra: come il milione e settecentomila euro per la manutenzione, i 64.000 euro di consumi idrici del 2019 per Castel Romano, poi smantellato in parte. Gli 853.000 euro di Ama, sempre nel 2019, solo per la gestione dei rifiuti in regime extra-Tari. "Sono spese storiche che vanno avanti da trent'anni - ricorda Rocca - cioè da quando, nel 1994, Rutelli regolarizzò i campi. Venti milioni di euro annui, oltre 500 milioni di euro complessivi spesi dai romani".  "Tutti i progetti che ci avete citato, dal lavoro alla scuola alla casa - continua Rocca - , sono giustificati da risultati irrisori? Di quanti rom parliamo? Solo il 15% dei minori va a scuola, quelli che non ci vanno lo sappiamo dove vanno no? Nei commissariati di zona hanno fascicoli interi sui reati di chi vive nei campi. In alcune occasioni gestiscono il traffico di droga, sfruttano la prostituzione, sfruttano i minori per fare l’elemosina o rubare. Chiediamo all’amministrazione di far venire meno il velo d’ipocrisia sul tema, i romani sono stanchi della narrazione che viene fatta".

Il centrosinistra vota due odg della destra

Ed è da qui che, nonostante la durezza del discorso, l'aula si unisce e approva in sequenza due ordini del giorno firmati da Fratelli d'Italia, opportunamente emendati per renderli più digeribili - anche se restano estremamente generici e per nulla incisivi - anche a chi, come Sinistra Civica Ecologista e Roma Futura, non ama condividere il pensiero dei meloniani. Il primo chiede genericamente di superare i campi, il secondo di tutelare i territori asfissiati dai roghi tossici provenienti dai campi e dagli insediamenti abusivi tollerati: prima votano tutti a favore tranne Erica Battaglia, astenuta. Poi, invece, la compattezza è totale.

Tutti contro il piano rom di Virginia Raggi

Le bizze vengono fuori quando iniziano gli attacchi all'ex sindaca Virginia Raggi, oggi consigliera. Lei che il 23 settembre 2021, poco prima di lasciare Palazzo Senatorio, in diretta tv su Canale 5 mostrava le operazioni di sgombero del campo di La Barbuta e che tra gli ultimi atti della sua amministrazione presentò (contestatissima) i risultati del suo Piano rom varato nel 2017. In seguito allo sgombero-show, Opera Nomadi attaccò frontalmente la grillina: "Il problema occupazione e quello della scolarizzazione non è mai stato risolto - dicevano - e per quello abitativo si è proceduto in modo dilettantesco, perciò irrazionale, con assegnazioni di case popolari tramite improbabili mediatori che hanno addirittura favorito le famiglie immigrate in Italia molti anni dopo quelle storiche".  Attacchi, quelli del 13 dicembre in Campidoglio, ai quali hanno replicato compatti la stessa Raggi, Linda Meleo e Antonio De Santis rivendicando "la chiusura di sei campi rom", anche se più di un consigliere di maggioranza si chiede dove siano finiti i rom mandati via da quelle baraccopoli. "Cosa avete fatto in un anno - chiede proprio Raggi - oltre ad aver riorganizzato gli uffici cambiando nome. Noi avevamo fatto cose concrete, avreste potuto lavorare in un solco già ben avviato". 

De Gregorio (Azione): "Dopo un anno mi aspettavo qualche risultato"

Flavia De Gregorio, di Azione, bacchetta l'assessora Funari: "A un anno dall'inizio dell'ascolto delle associazioni - esordisce - mi sarei aspettata un piano su come mettere a sistema l'uscita dai campi. Ma oggi qui in aula avrei voluto vedere anche gli assessori alla scuola e al patrimonio (Claudia Pratelli e Tobia Zevi, ndr) perchè la strategia deve riguardare tutti gli ambiti istituzionali e tutti gli aspetti che contribuiscono all'uscita da una situazione di emarginazione e disagio: vorrei sapere i numeri dell'accesso ai servizi scolastici, la scolarizzazione, vorrei conoscere il piano casa comunale. C'è poca comunicazione e scarsa capacità di assemblaggio dei dati". 

Converti (Pd): "Manca interazione tra assessorati, facciamo un passo avanti"

A Raggi&Co. risponde Nella Converti. La consigliera Pd, presidente della commissione politiche sociali, illustrando un odg che chiede il monitoraggio dell'elaborazione del nuovo Piano (atto approvato, ma senza il voto di Fd'I), si è rivolta ai Cinquestelle: "Non possiamo proseguire un piano come quello fatto da loro - attacca - perché stiamo provando a superarlo. Il tavolo appena concluso si è aperto alla città, ha messo al centro la persona. Ma adesso quello che vorrei è che si monitorassero i dati e si capisse se il vecchio Piano ha dato i suoi frutti: per esempio la scolarizzazione ci risulta molto più bassa di quella presentata da Raggi. E' fondamentale che si parta dall'antiziganismo: mi fa piacere che De Gregorio abbia colto uno dei temi centrali, cioè l'assenza di interazione tra gli organismi interni all'amministrazione: dobbiamo parlare di scuola, sanità, casa". 

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