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Foto Facebook Marco Cacciatore

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Piano paesistico, Cacciatore: "Il centrosinistra ha preferito lavorare con il centrodestra. I rifiuti? Daremo battaglia"

Intervista a Marco Cacciatore, consigliere M5S e presidente della commissione urbanistica regionale

All’alba di venerdì scorso l’approvazione in Aula alla Pisana del Piano paesistico regionale, nel pomeriggio dello stesso giorno la presentazione del Piano rifiuti licenziato dalla Giunta di Nicola Zingaretti. Romatoday ha intervistato il consigliere del Movimento cinque stelle e presidente della commissione regionale Urbanistica, Marco Cacciatore, per conoscere la posizione del gruppo pentastellato verso due provvedimenti attesi da tempo.

Come consiglieri regionali avete lavorato a lungo sul Ptpr, in particolare la commissione Urbanistica da lei presieduta. Alla fine che piano è stato approvato?

Fin da quando ho iniziato a lavorarci ho sempre difeso l’idea che è meglio avere un pessimo piano anziché non averlo del tutto e ho lottato per raggiungere risultati. Il mio teorema, però, è stato contraddetto con l’approvazione perché questo Ptpr è peggio del pessimo piano di cui parlavo. 

Quali sono i motivi che la portano a esprimere un giudizio così negativo?

Il primo risiede nella scorrettezza della maggioranza di centrosinistra che ha dialogato con tutte le forze politiche ma ha recepito solo le indicazioni del centrodestra. Indicazioni che non hanno considerato il Ptpr come un atto di salvaguardia del territorio ma per il suo sviluppo. Da presidente della commissione Urbanistica mi sono comportato istituzionalmente rinviando il testo all’Aula. Da consigliere di opposizione ho mantenuto un atteggiamento di dialogo, e sono anche stato criticato per questo, anche dopo aver presentato oltre mille emendamenti per pretendere attenzioni su alcune questioni che ritenevo importanti come la tutela continuativa per il centro di Roma e il divieto di installare impianti impattanti in paesaggi di pregio. Ho cercato fino all’ultimo di negoziare per ottenere risultati negli interessi dei cittadini. 

Sta parlando di un’alleanza trasversale tra centrodestra e centrosinistra sul Ptpr? 

Nei fatti l’ultima versione dei Ptpr contiene ciò che ha sostenuto il centrodestra per due giorni. Delle nostre proposte non è passato molto. 

Entiamo nel merito dei contenuti. Quali sono secondo lei i punti più critici?

Partirei dall’articolo 14 con il quale si consente la rigenerazione urbana anche all’interno di aree vincolate. Anche prima era possibile ma si trattava di opere pubbliche che, in virtù del loro impatto pubblico, giustificavano la deroga. Con il nuovo Ptpr anche il privato cittadino può agire all’interno di un’area vincolata, con tanto di premio di cubatura. È come svuotare di senso il Piano. E ancora. Il nuovo Ptpr contiene una serie di lasciti anche per quanto riguarda riqualificazioni e sanatorie sulle fasce costiere marittime e lacustri e in montagna. In generale, posso dire che tutte le volte che è stato possibile indebolire la funzione di controllo del Ptpr nei confronti degli altri strumenti urbanistici è stato fatto. 

Per esempio?

L’articolo 54 diceva che i piani attuativi comunali dovevano essere mandati in regione per verificare l’uniformità al Ptpr. Il comma in questione è stato abrogato. Per non parlare dell’articolo 62: prima, in caso di approvazione o di variante a un piano regolatore comunale, la regione poteva chiedere adeguamenti in caso di inosservanza del Ptpr, anche procedendo d’ufficio. Anche il Comune poteva segnalare. Oggi questo comma è stato abrogato. Come a dire: quel che è accaduto è accaduto e non importa se ci sono difformità. Ripeto, così il Ptpr perde di senso. Ho cercato confronto fino all’ultimo ma il centrosinistra ha preferito dialogare con il centrodestra. 

Il M5S non ha ottenuto nulla sul Ptpr?

Abbiamo portato a ridiscutere le 445 osservazioni critiche del Mibac che inizialmente erano nella delibera. Ora speriamo che la Regione avvii un nuovo confronto con il ministero su questo punto. È stato poi accolto un mio emendamento in merito alla situazione delle antenne di Monte Cavo a Rocca di Papa. Da oggi quel luogo è ufficialmente un sistema naturale e non potranno più essere consentite localizzazioni di antenne e radio trasmittenti. 

Il nodo che ha suscitato più proteste riguarda l’esclusione del centro storico di Roma dalle tutele fissate per gli altri centri del Lazio. L’assessore Valeriani sostiene che la regione non poteva intervenire con il Ptpr. Cosa ne pensa?

Il M5S aveva proposto un emendamento per introdurre una tutela continuativa sul centro storico di Roma. Ma non è passato. All’assessore Valeriani ricorderei che il decreto legislativo 42 del 2004 (in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio, ndr), all’articolo 135, comma 4, lettera d, specifica che tra le funzioni di un piano paesistico c’è la tutela dei siti Unesco come il centro di Roma. Al contrario il Ptpr approvato ha rimandato le tutele a un piano di gestione che è già stato approvato nel 2016 con Tronca (l’ex commissario capitolino, ndr). Peccato che nello stesso piano di gestione il Mibac lo definiva uno strumento improprio per stabilire le tutele necessarie e demandava tutto al Ptpr. In sintesi: l’assessore Valeriani ha rimpallato la competenza a un ente che ha già affermato che la questione non è di sua competenza. 

Passiamo al Piano rifiuti approvato dalla giunta di Zingaretti. Nei prossimi mesi arriverà in Aula. Un altro provvedimento atteso. Cosa ne pensa?

A differenza del Ptpr, del Piano rifiuti conosco solo le linee strategiche che sono state presentate. Mi preoccupa una serie punti. Il primo riguarda gli impianti di Colleferro, un territorio che in quanto a inquinamento ha già dato abbastanza. Zingaretti sostiene che vuole sostituire il termovalorizzatore e spaccia per recupero di materia un impianto che nei suoi piani dovrebbe ospitare tutta la Fos (frazione organica stabilizzata, ndr) del Lazio per recuperarle come biofuel. Ma è una presa in giro perché per fare questo la Fos va, di fatto, termovalorizzata. 

Gli altri punti?

L’altra preoccupazione riguarda il revamping dell’impianto di trattamento meccanico biologico. Revamping significa ammodernamento, non conversione. Se le linee strategiche parlano di azzeramento dell’incenerimento perché ammodernare degli impianti che producono Cdr (combustibile da rifiuto, ndr) che finisce nei termovalorizzatori? E ancora la questione dei ‘sub-ato’ che per legge non esistono. Alcune regioni li hanno introdotti solo per il recupero della frazione secca in impianti di prossimità. Manca anche il calcolo del fabbisogno di impianti commisurato alla produzione dei rifiuti delle singole province. Non si possono prevedere impianti senza sapere se realmente servono. Infine la questione del biogas e del biometano che per legge vengono dopo le cosiddette ‘R’ del ‘riciclo’, ‘recupero’ e ‘riduzione’ e vengono spacciati come impianti di compostaggio ma non lo sono. Solo nel Lazio sono state avanzate richieste di autorizzazione per un centinaio di impianti. 

Zingaretti ha anche detto che a Roma serve una discarica di servizio. La sindaca Virginia Raggi si è opposta. La capitale però è in emergenza. Secondo lei, come se ne esce?

Discariche e impianti di incenerimento vanno evitati perché hanno già rovinato il Lazio. Oggi siamo come a un punto zero ed è necessario incentivare e stimolare il più possibile la raccolta differenziata, il recupero, il riciclo e il compostaggio aerobico. Quando verranno raggiunte alte percentuali di differenziata allora decideremo dove realizzare le discariche e gli impianti necessari. Prima bisogna continuare a portare i rifiuti in altri impianti. 

La differenziata, però, a Roma non sta crescendo. Cosa ne pensa della gestione dei rifiuti dell’amministrazione Raggi?

Al momento portare fuori i rifiuti è una scelta obbligata. Nel frattempo, l’unica cosa che deve fare Roma è lavorare per aumentare la raccolta diffrenziata. Su questo punto si poteva fare di più. 

Il Piano rifiuti nei prossimi mesi arriverà in Aula. Con quale approccio si avvicina il M5S a questo appuntamento?

Prima di tutto c’è da considerare che il piano va ancora sottoposto a osservazioni e alla Valutazone ambientale strategica. L’assessore Valeriani aveva detto che sarebbe stato approvato entro il 2019 ma sembra difficile che sarà così. Nel merito ci batteremo perché in cima alla lista vengano messi la differenziata, il riciclo, il recupero, privilegiando gli impianti piccoli, e pubblici, diffusi sul territorio. L’assenza di pianificazione, fino ad oggi, ha lasciato che il sistema rifiuti si concentrasse nelle mani di pochi. 

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