Rifiuti, la Regione approva il piano per il Lazio e scatena la furia di Raggi: "Roma non merita altre discariche"

La sindaca attacca Zingaretti sull'obbligo istituito per la Capitale di trattare e smaltire i rifiuti sul territorio. La discarica in Valle Galeria però è stata una scelta del Comune

La sindaca Virginia Raggi, immagine d'archivio

Riduzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata al 70% entro il 2025, riciclo, no alla costruzione di nuovi termovalorizzatori, obbligo all'autosufficienza impiantistica per ognuno dei 5 ambiti territoriali ottimali (Ato) individuati, Roma Capitale compresa. Il piano dei rifiuti del Lazio 2019/2025, dopo oltre due anni dalla scadenza del precedente del 2012, è stato approvato mercoledì 5 agosto dopo una seduta fiume in Consiglio regionale con i voti favorevoli del centrosinistra e contrari di M5s e centrodestra. "La Regione Lazio anche sui rifiuti ha fatto il suo dovere" ha commentato il presidente Nicola Zingaretti. "Meno rifiuti prodotti, più differenziata, nuovi impianti e sviluppo economia circolare. Ora basta furbizie". 

L'ira di Raggi

Già, ma di furbizie lo accusa invece il Campidoglio grillino. Il piano non piace al Comune di Roma, con il quale si riapre l'ennesima lite. "Zingaretti parli di furbizie sui rifiuti. L'unica furbizia è quella del tuo piano regionale. Roma e i suoi tre milioni di abitanti non meritano altre discariche e tmb nella loro città. Non rispetti nemmeno la parola data" twitta a piano appena approvato la sindaca Virginia Raggi. "La Regione Lazio sui rifiuti continua a non fare il suo dovere e, invece, ricorre alla solita non soluzione, furba e ipocrita, sulla pelle dei cittadini" commenta l'assessore al Personale di Roma Capitale, fedelissimo di Raggi, Antonio De Santis. 

Il video - Raggi: "Una follia. Prenderemo contromisure"

L'accusa a Zingaretti

Il riferimento è a quell'obbligo di autosufficienza per Roma Capitale nella gestione del ciclo rifiuti contenuto nell'emendamento presentato dall'assessore dem Massimiliano Valeriani. La città dovrà trattare e smaltire l'immondizia sul territoriale comunale, contando solo su suoi impianti e discariche dei quali dovrà dotarsi in misura sufficiente alle necessità. Ma questi, è l'accusa, non erano i termini dell'accordo siglato con il Comune di Roma lo scorso dicembre. Facciamo un passo indietro. 

Cosa diceva l'accordo Regione-Comune

Una discarica in realtà l'ha già indicata lo stesso Comune di Roma. A fine 2019, dopo mesi di pressing da parte della Regione, Virginia Raggi, con una delibera di giunta, ha scelto la Valle Galeria come sito idoneo alla realizzazione di una cava per lo smaltimento dei rifiuti di Roma entro 18, massimo 24 mesi. L'iter di realizzazione è già partito. In cambio però aveva ottenuto la promessa da parte della Regione di intervenire con soluzioni provvisorie ai problemi imminenti che potevano arrivare con la chiusura della discarica di Colleferro e a cancellare dal Piano rifiuti licenziato in giunta ad agosto 2019 l'obbligo appunto per la città di chiudere il ciclo sul territorio. E di doversi dotare quindi di altre discariche oltre quella già indicata (che potrebbe non bastare) e di altri Tmb (impianti di Trattamento meccanico biologico). 

Lo scaricabarile sulla Regione

Obbligo che è stato stralciato solo a livello formale dalla Regione, eliminando l'ipotesi di realizzare un sub Ambito specifico per Roma Capitale (che rientrerà con altri 120 comuni nell'Ato della Città metropolitana) ma mantenendo nella sostanza il principio di autosufficienza. Nient'altro che un "sotterfugio", un "gioco politico" per i consiglieri grillini che ora attaccano Zingaretti e la sua maggioranza. "Il Partito democratico in Regione Lazio vorrebbe obbligare Roma a costruire altre discariche e tmb per provvedere ai propri bisogni sacrificando i romani - scrive il consigliere Paolo Ferrara - il gioco è ormai chiaro". Insomma, la polemica tra Comune e Regione sui rifiuti si riapre e crea l'ennesimo corto circuito tutto politico: Roma ha già in programma una discarica, l'ha scelta la stessa sindaca Virginia Raggi, ma il Piano regionale sembra diventare l'occasione per scaricare la responsabilità di quella stessa scelta su altri.

Cosa dice il nuovo Piano rifiuti 

Tornando al Piano rifiuti. Tra gli obiettivi principali per il Lazio c'è la differenziata da portare al 70% (ora è al 47) entro il 2025, il raggiungimento dell'autosufficienza nei cinque Ato indicati, uno per ogni provincia, e una cabina di monitoraggio che tra due anni e mezzo farà un check ai flussi dei rifiuti del Lazio e se si renderà conto che gli obiettivi del piano (tra cui la riduzione al 10% dei conferimenti in discarica) non saranno raggiungibili "potrà proporre l'adeguamento e/o la revisione parziale o totale delle scelte programmatorie effettuate nel piano, anche dal punto di vista impiantistico". Per quanto riguarda i termovalorizzatori non ne sono previsti di nuovi da realizzare. Il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata previsti e la costruzione (entro il 2023) di un compound a Colleferro da 250mila tonnellate l'anno dovrebbero rendere sufficiente l'impianto già esistente di San Vittore. 

Le critiche delle opposizioni al Piano

Dure le critiche arrivate dalle opposizioni. "Il piano rifiuti è un manifesto ideologico perchè l'impianto di Colleferro è un'incognita, mentre sono stati negati i termovalorizzatori di ultima generazione che avrebbero risolto l'emergenza rifiuti a Roma e nel Lazio" dichiara il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Orlando Tripodi.

Una sonora bocciatura anche per il gruppo di Fratelli d'Italia: "Il Lazio continuerà ad 'esportare' immondizia a spese dei contribuenti". Sulla stessa linea il capogruppo di Lazio 2018, ex candidato presidente alla Regione nel 2018 per il centrodestra, Stefano Parisi. "Questo piano è ideologicamente contro le imprese private, promuove infatti la realizzazione di impianti esclusivamente in capo a soggetti pubblici. A nostro avviso il pubblico dovrebbe solo svolgere il ruolo di controllore e lasciar operare chi è veramente competente. Il documento inoltre scarica sui comuni le responsabilità di raggiungere gli obiettivi irrealistici di raccolta differenziata che si pone".

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"Una presa in giro per i cittadini che si troveranno sul territorio, a prescindere dall'Ato di appartenenza, un numero indefinito di discariche" per la consigliera M5s Valentina Corrado, vicina alla sindaca Raggi. "La maggioranza dell'Aula ha scritto che Roma dovrà dotarsi di suoi impianti. Affermazione contraddittoria visto che il piano istituisce gli Ato facendoli coincidere con i confini territoriali e amministrativi delle Province e della Città metropolitana di Roma Capitale e il Comune di Roma non è istituito come Ato a sè stante". 

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