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Immagine di repertorio

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Urbanistica, cubature da rivedere e 40mila nuove case pubbliche: il M5S mette le mani sul piano regolatore

Ecco il testo della proposta di delibera consigliare con la quale si punta a rivedere il Piano regolatore della città

Tra gli addetti ai lavori la necessità di una modifica è emersa più volte. Tra i comitati nei quartieri è stata lanciata spesso come una sfida per la città. Tra i politici considerato più un tema da evitare. Da qualche giorno la revisione del Piano regolatore generale cittadino, a distanza di oltre dieci anni dalla sua approvazione definitiva, è oggi contenuta in una proposta di deliberazione di iniziativa consiliare scritta a quattro mani dagli esponenti pentastellati, Donatella Iorio, presidente della commissione capitolina Urbanistica, e Pietro Calabrese, nominato da poche ore neo assessore ai Trasporti della giunta Raggi.

Il documento, presentato la scorsa settimana in commissione Urbanistica e sottoscritto da tutta la maggioranza, contiene una serie di linee guida finalizzate all’elaborazione di una variante urbanistica del Piano regolatore generale. Un obiettivo ambizioso se si pensa che il precedente piano, approvato nel 2008, aveva avuto una gestazione durata diversi anni, non esente da forti critiche e polemiche. Il Piano, inoltre, non è uno strumento amministrativo qualsiasi: disegna lo sviluppo urbanistico della città e con questo gli interessi immobiliari che insistono sul suolo romano.

Per ora la proposta di delibera, che Romatoday ha potuto leggere, fissa le linee che dovranno guidare la prima fase del processo di revisione, prima di arrivare all’elaborazione della variante vera e propria. Rigenerazione urbana di spazi dismessi o abbandonati, evitando il più possibile il consumo di suolo e senza scartare la possibilità di procedere con espropri qualora si tratti di proprietà private; concentrare i progetti su aree già collegate da mezzi pubblici o sui quali vertono progetti infrastrutturali; risparmio energetico e un massiccio programma residenziale pubblico da 40mila case con l'obiettivo di favorire un mix abitativo tra famiglie appartenenti a etnie e classi di reddito differenti. Con il provvedimento i consiglieri puntano a chiedere “di produrre entro il termine massimo di 180 giorni dall’approvazione della presente delibera, una ricognizione generale del Piano regolatore” e, una volta effettuata questa analisi, di “avviare l’iter di una variante”.

Il testo parte dalla considerazione che, storicamente, lo sviluppo di Roma ha visto una “prevalenza dell'interesse privato su quello pubblico”. Un quadro nel quale, scrivono i consiglieri pentastellati, una delle “manifestazioni più evidenti di tale squilibrio risiede nella mancata corrispondenza fra le previsioni degli strumenti di pianificazione e la reale trasformazione urbana”. Da un lato “70 milioni di metri cubi” previsti dal piano, dall’altro il continuo ricorso alle deroghe, dalle varianti al piano casa. “Lo sviluppo urbanistico della Capitale”, si legge nella delibera che nei prossimi mesi dovrebbe essere sottoposta al voto all’Aula, “dovrà tornare nel pieno e unico diritto di titolo, definizione, gestione e controllo da parte della Pubblica amministrazione”. Tra le altre linee guida si richiede anche di “valutare la riassegnazione delle cubature già oggetto di compensazione in aree libere all'interno degli strumenti attuativi in itinere o di futura approvazione”. 

Nel mirino ci sono anche le cubature residenziali che nel Piano del 2008 sono state previste in base alla proiezione dell’analisi di crescita demografica. Troppo alte e quindi da rivedere, per i consiglieri, “dal momento che lo stesso fabbisogno risulta ridotto almeno del 60 per cento rispetto alle previsioni di incremento”, pari a circa un milione di abitanti in meno. Da sottoporre a ricognizione anche i cosiddetti ‘piani particolareggiati’ e ‘piani di recupero’, che vanno a trasformare le aree in parte già edificate, e i permessi a costruire che prevedono cambi di destinazione d’uso. 

Una  parte consistente del provvedimento, se venisse approvato, chiederebbe di adottare tutti gli atti per un grande piano pubblico da 40mila case. Il Programma, si spiega nella delibera, dovrebbe essere realizzato direttamente da Roma Capitale, senza scopo di lucro e cioè prevedendo una vendita di unità abitative “agli aventi diritto” rientrando solo dei costi di costruzione e delle relative opere di urbanizzazione. Con la realizzazione di questi alloggi, si legge ancora nel testo, si potrà andare “eventualmente in deroga agli standard urbanistici per la rinuncia alla realizzazione di parcheggi di pertinenza, o comunque da assegnare con impegno di rinuncia dell'autovettura di singola proprietà, in ogni caso a nuclei di minimo due persone”. Non è chiaro se questi appartamenti saranno di edilizia residenziale pubblica.

I 40mila alloggi verranno ripartiti così: la metà è destinata ad assegnatari senza limiti di reddito, l’altra metà a “assegnatari con requisiti”, per 10mila alloggi (pari al 25 per cento del totale) agli aventi diritto all’assegnazione di una casa popolare e i 10mila alloggi restanti “al superamento della graduatoria per l'emergenza abitativa e del fenomeno delle occupazioni abusive di immobili pubblici e privati impropriamente adibiti ad abitazione”. I finanziamenti dovranno essere predisposti in “un fondo di bilancio capitolino” da alimentare con soldi già disponibili “da altre fonti istituzionali, e dagli ulteriori fondi comunitari, statali futuri, previsti allo scopo”.

“Cambiamo lo strumento di governo del territorio”, il commento di Pietro Calabrese. “In Commissione Urbanistica abbiamo già verificato l’assurdo consumo di suolo, e la scarsa qualità, nella maggior parte degli interventi realizzati, o in corso di attuazione, dei vari ambiti insediativi in conformità o in variante di Prg. Ora che abbiamo adottato lo strumento per l’infrastrutturazione su ferro del trasporto Pubblico, il Pums, la nostra visione per la mobilità della Capitale, siamo in grado di relazionarvi anche la visione per lo sviluppo urbanistico”. Aggiunge Donatella Iorio: “La pianificazione urbanistica vigente non risponde più alle esigenze attuali dei cittadini e non è all’altezza di affrontare le sfide del futuro: è giunto dunque il tempo di gettare le basi per uno sviluppo sostenibile di Roma Capitale”.

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