La Corte Costituzionale ha annullato il Piano paesistico della Regione Lazio

Per la Consulta la Regione di Nicola Zingaretti ha approvato unilateralmente il piano senza consultare il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

Nicola Zingaretti in Aula alla Pisana (Foto Ansa)

Il Piano territoriale paesistico regionale del Lazio è stato annullato dalla Corte Costituzionale. Secondo la Consulta, che ha pubblicato oggi la sentenza, nel procedimento di formazione dei Ptpr “le Regioni non possono fare da sole ma devono coinvolgere il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBACT)”, si legge in una nota. In particolare, nell'iter del piano regionale, "è necessario un confronto costante, paritario e leale tra Regione e Stato in funzione di un’intesa di carattere generale che assicuri una tutela unitaria del paesaggio”.

Nel caso in questione, prosegue la nota, “il Consiglio regionale del Lazio – dopo aver raggiunto un’intesa con il MiBACT sulla proposta di piano adottata dalla Giunta regionale con decisione dell’8 marzo 2016 n. 6, sottoposta al Consiglio regionale con proposta di delibera consiliare del 10 marzo 2016 n. 60 – ha unilateralmente approvato il piano paesaggistico regionale, senza il coinvolgimento del Ministero”. Di qui la decisione del Governo di impugnare l’atto per un possibile conflitto di attribuzione tra enti. Con il ricorso il Governo, si legge inoltre nel testo della sentenza, avrebbe rilevato come il Piano paesistico sarebbe “improntato a un generale abbassamento del livello della tutela dei valori paesaggistici” e una “grave diminuzione del livello di tutela”. Tra i punti citati anche quella del Centro storico, elemento che nei mesi scorsi aveva sollevato le polemiche più accese. 

Scrive ancora la Corte Costituzionale nella nota: “La condotta della Regione è stata ritenuta in contrasto con il principio della leale collaborazione. Anche nel procedimento di pianificazione paesaggistica, ha osservato la Corte, dev’essere raggiunta un’intesa di carattere generale, per assicurare l’unitarietà del valore della tutela paesaggistica al di là dei singoli beni per i quali è previsto l’obbligo di pianificazione congiunta. L’approvazione del piano da parte della Regione senza un accordo con il Ministero viola, quindi, il principio di leale collaborazione, oltre che il Codice dei beni culturali e del paesaggio”

Questa la replica della Regione Lazio: “Prendiamo atto della pronuncia della Consulta sul Piano paesaggistico del Lazio, anche se lascia perplessi il fatto che il Consiglio regionale venga considerato un organo di ratifica di un'intesa fra la Giunta e il Mibact. Nel frattempo, comunque, la Giunta regionale e il ministero hanno già raggiunto un nuovo accordo sul Ptpr, che è stato sottoscritto lo scorso luglio ed è già stato inviato all'esame del Consiglio. La Regione, quindi, è pronta a completare la procedura di approvazione di un Piano paesaggistico territoriale atteso nel Lazio da oltre 20 anni”. 

Molti i commenti delle forze politiche di fronte alla notizia. “Era evidente, e lo abbiamo ribadito in più occasioni, che sarebbe bastato il recepimento dell'accordo con il Mibact per ridurre il tenore della controversia e restituire il proprio senso sostanziale al Ptpr”, il commento del gruppo consiliare M5S alla Regione Lazio. “Purtroppo la Maggioranza consiliare ha preferito continuare il procedimento, a spregio di ogni responsabilità istituzionale, esponendo la Regione al contenzioso e al dispendio di denaro pubblico per una difesa che ha subito una vera e propria debacle viste le motivazioni della Corte, col risultato che ora si torna indietro di tredici anni al piano territoriale paesistico del 2007 co-pianificato con il Ministero ma soltanto adottato e non ratificato dal Consiglio, attraverso il quale sicuramente il territorio riceverà maggior tutela". Cosi' in una nota il Gruppo Consiliare M5S alla Regione Lazio. 

A parte il problema politico rappresentato da una giunta regionale a guida Zingaretti che viene bocciata dal Governo Conte sostenuto dal Pd di Zingaretti, resta il fatto che il cortocircuito nel partito democratico genera caos per amministrazioni comunali ed imprese del Lazio”, commentano Laura Corrotti, consigliere Lega Regione Lazio e Pietro Sbardella, dirigente Lega Lazio. “Il parere della Consulta deve essere un segnale utile per riaprire un dialogo bipartisan e senza fretta in Consiglio regionale, e per tornare a ragionare a tutto tondo di tutela ma anche di sviluppo per i settori industriali come quello edilizio in sempre più profonda crisi nella nostra regione”.

Le preoccupazioni che avevamo espresso nell'agosto del 2019, quando il Consiglio Regionale del Lazio approvò il Ptpr, sono state confermate dalla Corte Costituzionale”, scrive il coordinatore nazionale dell'esecutivo dei Verdi Angelo Bonelli. “Avevamo suggerito di modificare alcune norme come l'art.32 che consentiva la cementificazione del litorale laziale introducendo ex novo un indice di edificabilità pari a 0,2 mc/mq sulle coste per realizzare stabilimenti balneari, attrezzature balneari, ricreative e sportive: su una concessione demaniale di 10.000 mq si sarebbero potuti realizzare 2.000 mc, ovvero una palazzina di 10 metri di altezza con una superficie di base di 200 mq. Inoltre, il Ptpr bocciato dalla Consulta non prevedeva, a differenza di quanto accade per gli altri Comuni del Lazio, norme prescrittive sulla città storica di Roma, che conserva un patrimonio monumentale e storico immenso”. 

Ad esprimere profonda soddisfazione è Italia Nostra Roma che “ha sempre contrastato, dal suo concepimento, il Ptpr Lazio lacunoso, insoddisfacente e privo di quella concertazione reale e costruttiva che avrebbe permesso una forte tutela paesaggistica nel Lazio”. Il Ptpr, scrive ancora l’associazione ambientalista, “nella realtà annullava alcune principali tutele paesaggistiche del territorio, ha trovato, oggi, nella sentenza della Consulta la strada maestra per 'l'unitarietà del valore della tutela paesaggistica per la quale è prevista l'obbligo di pianificazione congiunta'. Oggi, quindi, Italia Nostra Roma, “chiede al ministro Franceschini di fare proprio l'emendamento, bocciato, presentato in Consiglio regionale da quattro esponenti della maggioranza che tutelava il Centro Storico di Roma ed i Villini del '900”. 

Questo il commento dell’Associazione dei costruttori romani: “La sentenza è l'ennesima dimostrazione di come la mancanza di chiarezza tra le competenze tra Stato e Regione sulla materia del paesaggio determini situazioni di grave incertezza per tutti”, dichiara in una nota il presidente di Ance Roma-Acer, Nicolò Rebecchini. Il piano regionale, aggiunge Rebecchini, “rappresentava un punto di equilibrio tra imprescindibili esigenze di tutela del territorio e altrettante necessarie esigenze di sviluppo economico. Come operatori del settore- conclude Rebecchini- con questa pronuncia saremmo costretti a fermare i lavori avviati. Ricordiamo che gli immobili aventi valore storico sono già ampiamente tutelati con appositi vincoli delle sovrintendenze e quindi introdurre disposizioni così restrittive ha il solo effetto di impedire la doverosa rigenerazione di edifici obsoleti, vetusti, energivori e sismicamente non adeguati, abbandonando le città nell'incuria più totale”. 

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