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Piano di zona Castel Giubileo, decine di inquilini a rischio sfratto: "Presto l'intervento del Comune"

Calabrese (M5S): "Gli uffici stanno effettuando le ultime verifiche"

Uno dei palazzi del piano di zona di Castel Giubileo

Il prossimo sfratto è previsto per mercoledì 15 novembre. Molti altri, con la progressiva scadenza dei contratti e proposte di rinnovo a prezzi più che raddoppiati, sono 'attesi'. E tra le decine di famiglie che sono state già costrette a lasciare la propria abitazione, in alcuni casi anche perché non riuscivano più a pagarla, non manca chi, dopo essere stato cacciato, si è ritrovato a vivere per strada. Nel piano di zona Castel Giubileo, il primo ad essere stato realizzato nella Capitale all'inizio degli anni '80, "è difficile calcolare il numero esatto di quanti rischiano di perdere il proprio appartamento o l'hanno già perso: a vivere qui siamo circa 400 famiglie". La discussione tra gli inquilini, che preferiscono non comparire con i propri nomi, è agitata: "Entro il 2018 scadranno tutti i vecchi contratti, circa 200, e quanto richiesto per il rinnovo sfiora il triplo di quanto stiamo versando ora". 

Eppure i palazzi che sorgono tra via Camerata Picena, via Apiro e largo Montedinove, un incrocio di vie strette tra la via Salaria e il Grande raccordo anulare, alle spalle di Fidene, sono nati su terreni espropriati dal Comune proprio per essere destinati alla realizzazione di alloggi di edilizia popolare. Un piano di zona, ovvero, un quartiere realizzato con aiuti pubblici, in questo caso terreni comunali e un contributo dell'Unione Europea, proprio perché destinato a particolari categorie sociali. Il 20 dicembre del 1983 venne anche stipulata una convenzione tra il Comune di Roma e la società costruttrice, la Big 1981 srl, con la quale si concedeva il diritto di superficie per 99 anni su quell'area di oltre 20 mila metri quadrati. Un documento con il quale è stato stabilito anche il 'prezzo massimo di cessione' al metro quadro e che stabiliva che questi appartamenti dovessero essere affittati con contratti ad 'equo canone'. Non solo. “Molti di noi nel lontano 1990, anno in cui sono state assegnate le prime abitazioni, sono entrati qui con sfratti in corso, su segnalazione degli uffici comunali preposti e delle commissioni prefettizie". 

Da allora sono passati 27 anni, 34 se si calcola la data della firma della convenzione con il Comune. Ed oggi il caso è sul tavolo della commissione capitolina di Indagine sui piani di zona presieduta dal consigliere del Movimento cinque stelle Pietro Calabrese. "Dai rilievi emersi nel corso della seduta del 26 giugno, e ribaditi nell'ultima seduta del 31 ottobre, ci sono tutti i presupposti per diffidare l'operatore a rispettare quanto previsto dalla convenzione e, in caso di mancata risposta, a procedere con la risoluzione del diritto di superficie” ha spiegato contattato da Romatoday. “Gli uffici del Dipartimento stanno effettuando le ultime verifiche, così come accaduto per altri piani di zona". 

La storia del piano di zona Castel Giubileo è lunga e articolata. Gli alloggi realizzati dalla società Big 1981 srl negli anni Ottanta, oggi sono di proprietà di un'altra società, l'Immobiliare Castel Giubileo srl che le ha acquistate nel dicembre del 2011 dalla Fondiaria Sai spa di Salvatore Ligresti, a cui erano passate negli anni Novanta tanto che molti dei contratti in scadenza sono stati stipulati con quest'ultima. Costruite su terreni del Comune, a regolarne le modalità di locazione è la convenzione stipulata il 20 dicembre 1983. L'ammontare dell'affitto, dunque, dovrebbe essere controllato e approvato dagli uffici comunali preposti. "Ma così non è mai stato" denunciano gli inquilini. 

“Chi ha affittato casa negli ultimi anni ha firmato praticamente a canoni da libero mercato” continua la denuncia. “Ed ora che tutti i vecchi contratti sono in scadenza entro il 2018, ne saranno rimasti ancora 200, ci vengono proposti rinnovi a più del doppio dell'importo mensile”. Romatoday ha potuto verificare la proposta avanzata ad una di queste famiglie. A fronte del precedente contratto stipulato con la Fondiaria Sai, per una casa di circa 40 metri quadrati, venivano richiesti 2400 euro all'anno, 200 al mese, da versare in rate trimestrali anticipate, ai quali aggiungere circa 700 euro di spese annuali di 'condominio'. Con la nuova proposta, l'ammontare lievita a 7800 euro all'anno, sempre da versare in rate trimestrali. Al mese sono 650 euro, più i 700 euro di spese di condominio all'anno. "Sono questi gli affitti versati dagli inquilini che si sono trasferiti qui più recentemente. Per tutti gli altri, chi non firma rischia lo sfratto per finita locazione, chi firma per paura di perdere l'abitazione ma non se lo può permettere si aggiungerà presto alla lista di quanti, non riuscendo più a pagare, sono stati raggiunti da uno sfratto per morosità". 

Come si legge in un ordine del giorno approvato a maggioranza dal Consiglio del III Municipio il 26 gennaio del 2017, il passaggio da un "regime contrattuale ad equo canone" ad uno di libero mercato (in base alla legge 431 del 1998) "richiede di fatto una specifica approvazione da parte del Comune di Roma, come anche definito dalla convenzione stessa". Per i consiglieri del miniparlamento, che nel documento si spingono a chiedere alla sindaca Virginia Raggi, all'assessore all'Urbanistica (al tempo era ancora in carica Paolo Berdini) e all'Aula Giulio Cesare di "procedere alla nullità dell'atto di vendita", i vari cambi di proprietà che si sono succeduti negli anni sono avvenuti "senza le dovute autorizzazioni e senza nessun controllo da parte degli uffici competenti del Comune di Roma". 

Un parere in merito l'ha espresso anche l'Avvocatura capitolina, rispondendo ad un esposto-diffida avanzato dall'avvocato Vincenzo Perticaro nell'ottobre del 2014. Il documento dell'ufficio legale del Campidoglio risale all'11 agosto del 2015 e vi si legge: "Il canone di locazione, nel rispetto di quanto stabilito in convenzione, avrebbe dovuto e dovrebbe essere determinato 'in base agli indici periodicamente fissati dal Comune'". E in merito ai passaggi di proprietà scrive: questi immobili "possono essere ceduti ad enti pubblici, a società assicurative, nonché ad altri soggetti pubblici e privati" nel rispetto "del vincolo di destinazione d'uso cui gli stessi sono assoggettati". Non solo. L'avvocatura "non può non esprimere qualche perplessità circa la mancata previa autorizzazione da parte dell'Amministrazione".  

Proprio come accaduto per altri piani di zona, da Castelverde a Spinaceto passando per Osteria del Curato, l'amministrazione guidata dal Movimento Cinque Stelle sta valutando di proseguire con la revoca della concessione anche per Castel Giubileo. "Stiamo parlando di un piano di zona ex equo canone, i cui affitti devono rispettare quanto previsto dalla convenzione. E i canoni attualmente applicati sono al di fuori di quanto convenzionato" spiega a Romatoday Pietro Calabrese. "Ci sono tutti i presupposti per iniziare a diffidare l'operatore ed applicare i canoni previsti ed eventualmente a proseguire con la risoluzione del diritto di superficie. Quindi acquisire gli immobili al patrimonio comunale e riassegnare tali appartamenti ai rispettivi inquilini" continua il consigliere. "Gli uffici, che, ricordo, in relazione alle risorse a disposizione stanno affrontando una notevole mole di lavoro, stanno proseguendo con le verifiche e a breve ci aspettiamo una risposta. Siamo sicuri che riusciremo a riportare la legalità nei piani di zona di questa città". 

"In attesa della revoca della convenzione gli sfratti vanno avanti e qualcuno è rimasto a vivere per strada" denuncia a Romatoday l'avvocato Vincenzo Perticaro che insieme al sindacato Asia Usb lavora ormai da anni sul 'caso' piani di zona di Roma. "Il solo avvio dei processi di revoca non ferma gli sfratti. Per questo il Comune dovrebbe applicare anche le sanzioni previste nella convenzione per quanti non la rispettano. Solo così potrebbe offrire uno strumento agli inquilini sotto sfratto per difendersi di fronte a tali sentenze". 

"Da tempo chiediamo l'applicazione della legge" il commento di Angelo Fascetti, sindacalista di Asia Usb. "Non riusciamo a capire come sia possibile che, senza le autorizzazioni richieste per legge, quegli immobili siano potuti passare prima dalle mani della Sai di Ligresti e poi alla Immobiliare Castel Giubileo. Ci auspichiamo che il Comune intervenga il prima possibile". Il rischio, per molti, è di andare incontro al secondo sfratto. 

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