menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

Piano di zona Casale Rosso, un costruttore dovrà restituire a due acquirenti oltre 200mila euro

Il giudice ha stabilito che il prezzo massimo di cessione è vincolante per tutti gli immobili realizzati in convenzione. Lombardi: "Sentenza storica"

Si vedranno restituire oltre 200mila euro due famiglie che, ormai una decina di anni fa, hanno acquistato due appartamenti nel piano di zona Casale Rosso, nei pressi del Centro Carni. Nei giorni scorsi un giudice ha messo nero su bianco che qualunque appartamento realizzato su terreni pubblici, quindi soggetto a convenzione tra l’amministrazione comunale e il costruttore, deve rispettare il prezzo massimo di cessione. Anche eventuali migliorie, che possono far incrementare il prezzo di vendita, sono soggette alla convenzione e non possono essere lasciate a un accordo tra privati. 

“Una sentenza storica”, commenta Roberta Nuccio, avvocata che ha difeso i due proprietari. “Il giudice Antonio Perinelli si è espresso con chiarezza: non è possibile aggirare il vincolo del prezzo massimo di cessione per alloggi realizzati in base alla legge 167 in tema di edilizia pubblica”. 

I due appartamenti sono stati acquistati nel 2009 e nel 2010. Si trattava di cubatura in eccedenza rispetto a quella finanziata con un bando pubblico emesso in quegli anni dalla Regione Lazio, così il costruttore li ha venduti a prezzi di libero mercato. Inoltre, una delle motivazioni che avrebbero fatto lievitare il prezzo riguarda alcune migliorie apportate all’appartamento tra le quali una soffitta aggiuntiva e un giardino. “Negli immobili realizzati in regime di edilizia residenziale pubblica, però, le migliorie devono restare nei limiti del 10 per cento e non possono essere oggetto di un accordo tra privati”, spiega ancora l’avvocata Nuccio. “Infatti il tribunale ci ha dato ragione”. Così ora i due proprietari nel piano di zona si vedranno restituire rispettivamente 124mila euro e 79mila euro. 

A fare in modo che i due proprietari si accorgessero che le proprie abitazioni valevano molto meno di quanto erano state pagate, il caos emerso a Roma a partire dal 2015 in merito al cosiddetto tema della affrancazioni relativo alle migliaia di alloggi vincolati dal prezzo massimo di cessione che negli anni erano stati venduti a prezzi di mercato. La legge che permette anche ai precedenti proprietari di ‘liberare’ l’alloggio da questo vincolo versando una quota all’amministrazione e modificando la convenzione non vale per le società. “Abbiamo cercato un accordo ma la cooperativa ha fatto muro contro muro, così non abbiamo potuto far altro che andare davanti a un giudice”, commenta ancora Nuccio. E il giudice ha dato loro ragione dichiarando “parzialmente nulli” i due contratti.

A commentare la notizia la presidente della commissione regionale Piani di Zona, Roberta Lombardi: “Finalmente si fa chiarezza in materia di compravendita di alloggi di edilizia residenziale pubblica, realizzati, sì nell’ambito della cubatura autorizzata, ma in eccedenza rispetto alla superficie finanziata con contributi pubblici. Il prezzo di un immobile, dunque, non può essere superiore a quello che si ricava dall’applicazione dei criteri stabiliti dalla convenzione sottoscritta tra il Comune e il soggetto che ha realizzato l'intervento”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

RomaToday è in caricamento