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Sabato, 2 Luglio 2022
Politica

Perché chiudere i nasoni di Roma non serve a combattere la siccità

Nel 2017 la misura venne adottata su quasi 2700 fontanelle pubbliche

Il presidente della regione Lazio ha da giorni annunciato la proclamazione dello stato di calamità naturale. A Bracciano, lo specchio d’acqua che ha pagato a duro prezzo la siccità del 2017, il comune ha vietato di sprecare l’acqua. A Roma il sindaco si è per ora limitato ad invitare i cittadini a usare “in modo attento e responsabile” la preziosa risorsa idrica. 

Il rischio razionamento ed i nasoni chiusi

Con il salire della colonnina di mercurio verso temperature sempre più calde, a Roma si comincia a pensare che non bastino i semplici inviti ad evitare, anche nel quotidiano, degli sprechi. Lo spettro del razionamento che “al momento non rappresenta un rischio” per Gualtieri, se nelle prossime settimane non ci saranno significative precipitazioni, potrebbe anche diventarlo. Ed è in tale contesto che molti cittadini, anche per scongiurare eventuali razionamenti, si stanno ponendo una domanda: “Perché non si chiudono i nasoni?”. L'esperimento è già stato tentato.

Il precedente del 2017

Nel giugno del 2017, in piena siccità, l'allora ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti, oltre a raccomandare ai cittadini di essere parsimoniosi nell'utilizzo dell'acqua, aveva anche dichiarato che sarebbe stato “un bel segnale interrompere l’erogazione dei nasoni per qualche giorno”. Detto fatto. Pochi giorni più tardi era già diventato operativo il piano predisposto da Acea per razionare il ricorso delle tradizionali fontanelle romane. Dei circa 2800 nasoni presenti nella Capitale, ne erano così lasciati in funzione solo 85.  Una misura che era contestata anche da alcuni esponenti grillini, ma che comunque venne intrapresa durante l’amministrazione di Virginia Raggi. 

Le ragioni contro la chiusura delle fontanelle

Chi come Annalisa Bernabei, all’epoca segretaria d’Aula e consigliera M5s, aveva criticato l’intenzione (poi concretizzatasi) di chiudere i nasoni, lo aveva fatto ricordando che “erogano solo l’1% dell’acqua” ed inoltre hanno “una funzione fondamentale: lo scorrimento dell'acqua nelle tubazioni permette di mantenere in pressione la rete ammalorata”.  Nella levata di scudi generale ci fu anche chi, come l’associazione 21 luglio, arrivò a manifestare in Campidoglio contro quel tipo di razionamento perché bloccare l’acqua nelle fontanelle, significava “negarne l’accesso a circa 10 mila indigenti che vivono nella città” e che contano proprio sui nasoni per dissetarsi, cucinare e lavarsi.

La chiusura dei nasoni comunque venne attuata e per un periodo ben più lungo di quello che, per dare un bel segnale, il ministro Galletti aveva auspicato. Fu così prolungata da portare all’attivazione d’un paio di campagne “stappa il nasone”, con cui venne chiesto di rimettere in funzione le fontanelle pubbliche. Oggi il quadro è cambiato. Le perdite d'acqua nella rete idrica gestitata da Acea, ad esempio, sono passate dal 43% del 2017 al 28% del 2021. Una riduzione sostanziale. Ma resta ancora una quantità dissipata che appare tutt’altro che residuale.

Ancora troppi sprechi

“Oggi siamo difronte ad un sistema che, sebbene sia migliorato, produce una perdita di circa il 28% delle risorse idriche. Quello è il primo aspetto su cui lavorare, perché non è più ipotizzabile pensare di emungere l’acqua dal sottosuolo per poi continuare a disperderne quasi un terzo in fogna” ha commentato Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio. L’associazione del cigno verde ha anche preparato un decalogo sui comportamenti virtuosi che, da una parte i cittadini e dall’altra le amministrazioni, possono mettere in campo contro gli sprechi d’acqua.

Un'ipotesi valida nel futuro

“Per quanto riguarda i nasoni, in passato l’amministrazione aveva spiegato che lo scorrimento dell’acqua fosse necessario per mantenere la pressione nella rete idrica. E d’altra parte veniva ricordato che il flusso idrico dei nasoni è pari solo all’1% dell’acqua in circolo per Roma. Però, visto che nel frattempo il mondo è peggiorato – ha sottolineato Scacchi  –  se c’è la possibilità tecnica di sistemare dei rubinetti per evitare degli sprechi, anche se sono soltanto dell’1% rispetto allo spreco, io dico che vale la pena ricorrervi”. Il tema, come nel 2017 anche se il quadro politico e climatico è mutato, resta. Lo spegnimento dei nasoni, stavolta “con dei rubinetti che ne regolano l’apertura”, resta una questione ancora oggi di attualità. A condizione che sia fattibile farlo. Quindi solo in teoria e sicuramente, visto non sarebbe semplice intervenire su 2800 fontanelle, non nell'immediato. 

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