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Perché gli artigiani e gli artisti di via Margutta sono sotto sfratto?

Un immobile da 44 milioni di euro in una delle vie più belle di Roma, affitti da riscuotere e la trasformazione di un immenso patrimonio immobiliare: ecco cosa dicono le relazioni del fondo IPAB Sant’Alessio

Gli artigiani di via Margutta sono sotto sfratto: l’allarme è stato lanciato da alcuni esercenti che da anni animano una delle vie più storiche della capitale, cuore di una bellezza a lungo custodita. Le porte coperte di rampicanti della parallela di via del Babuino, diventate una delle cartoline più rinomate e apprezzate di Roma, restituiscono la magica atmosfera del centro della Capitale. Ingrediente fondamentale i negozi di ebanisti, galleristi d'arte, restauratori, pittori, corniciai e antiquari. 

Una delle più note strade di Roma 

Si tratta a tutti gli effetti di una delle più note strade dell'arte romana, dal 1953 sede della mostra organizzata dall'associazione Cento Pittori. Qui hanno vissuto artisti come Picasso e Rubens, qui ebbe il suo atelier Antonio Canova, qui vissero personalità del cinema come Federico Fellini con la consorte Giulietta Masina e qui sono passati gli intellettuali dell’800 durante i loro “grand tour” dell’Italia, che facevano tappa obbligata a Roma. 

Via Margutta a rischio

Ora parte di questo patrimonio è messo a rischio da una questione amministrativa, certamente dura e intricata. A seguito di una denuncia lanciata dagli interessati e apparsa sugli organi di stampa, è arrivata a via Margutta anche la sindaca Virginia Raggi. La prima cittadina di Roma nel videoappello pubblicato sul suo profilo Facebook ha spiegato che il complesso interessato e dal quale sono sotto sfratto gli inquilini-artisti - nello specifico restauratori di mobili antichi che lavorano a via Margutta dagli anni '40 - "è di proprietà dell'ex Ipab Sant'Alessio, un ente che fa capo alla Regione Lazio, a cui chiediamo di riprendere in mano la gestione di questi locali e di destinarli agli artigiani in modo permanente”. E’ un auspicio che metterebbe di certo al sicuro la situazione. Tuttavia le cose appaiono un po’ più complicate di così.

La struttura in mano all'Ipab Sant'Alessio

La prima impressione che si ha a leggere la relazione, controfirmata positivamente dai revisori di KPMG, della società "Sorgente SGR" che dal gestisce dal 2017 le proprietà immobiliari disponibili dell’IPAB Sant’Alessio, è quella di avere a che fare con un patrimonio immenso. L’ente chiamato in causa è in realtà l’ex - proprietario degli immobili oggi al centro delle querelle: gli IPAB, Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficienza, sono in qualche modo il fondamento del sistema italiano di sanità pubblica, già importanti lasciti, potremmo dire fondazioni, di tipo caritatevole o cristiano, sono stati i primi tentativi della destinazione di un patrimonio alla cura degli indigenti. In particolare l’IPAB Sant’Alessio, già detentore (ci torniamo fra un minuto) degli immobili di via Margutta, è oggi rinominato ASP Sant’Alessio – Margherita di Savoia per la tutela delle persone ipovedenti.

Il risanamento a cui lavora la Regione

La Regione Lazio ha da alcuni anni iniziato un percorso di razionalizzazione dei diversi IPAB presenti sul territorio  – ce ne sono 53, stando all’ultima relazione disponibile sul sito della Regione – il che comporta l’accorpamento di molti di essi o la trasformazione o in ASP, aziende pubbliche di servizi alla persona, o in istituti di pieno diritto privato. Insomma, molti degli IPAB devono essere o integrati nel sistema sanitario regionale, se sostenibili, o dismessi. C’è da dire che molti di questi enti oggi sono gestiti da commissari straordinari, non così il Sant’Alessio – Margherita di Savoia, che è regolarmente presieduto da Amedeo Piva al suo secondo mandato.

Sul sito del Sant’Alessio si legge che “nell'anno 2017 con Determina Dirigenziale n.36 del 27.04.2017 è stato costituito il Fondo Immobiliare S.Alessio nel quale è confluito tutto il patrimonio immobiliare disponibile dell'Ente. Tale Fondo è gestito dalla Sorgente SGR SpA”: ciò a dire che tutti gli immobili non strettamente legati all’attività istituzionale dell’ente – e sono davvero molti – sono stati in qualche modo privatizzati, o messi a reddito. Fra questi non manca l’immobile di via Margutta 50 – 50 A – 51 – 53, che è regolarmente in gestione alla Sorgente, che è una SGR, ovvero una società di gestione del risparmio, privata. Nell’ultima relazione dell’ente gestore al 31-12-2019, l’ultima disponibile sul sito dell’ente, si leggono varie cose a proposito dell’immobile di via Margutta.

La valorizzazione dell'immobile di via Margutta

Innanzitutto, che la società di gestione intende agire per la valorizzazione di quell’elemento del patrimonio, il che di solito significa, appunto, aumentare gli affitti. Esiste, si legge, una trattativa riservata finalizzata alla proposta di locazione e riqualificazione dell’immobile, sulla quale era in corso una due diligence. Parliamo, si legge ancora sullo stato patrimoniale della relazione, di immobili per 47 milioni di euro di valore a via Margutta, in assoluto il cespite immobiliare più valevole dell’intero paniere da oltre 238 milioni.  Appare dunque comprensibile che la società di gestione, che ricordiamo è privata, ponga una particolare cura nell’interrogarsi sul destino di un immobile nel pieno centro di Roma, per il quale gli inquilini erano morosi per il solo 2019 per oltre 183mila euro (intendendosi qui l’intero cespite immobiliare, ma con sole 4mila euro di morosità per gli inquilini ipovedenti, che ricordiamo è la mission immobiliare del fondo derivante dall’IPAB).

Tirando le somme, dunque, ci troviamo davanti a un processo trasformativo del patrimonio immobiliare parapubblico: da proprietà sostanzialmente infruttifera di un grande ente, gli immobili di via Margutta (fra gli altri) sono stati affidati a un gestore privato, che li deve tenere a reddito badando all’utile di esercizio – che in effetti c’è, stando ai bilanci, ed è solido – e avrebbe ora gli occhi puntati su un immobile di grande pregio nel pieno centro di Roma, chiedendo agli inquilini se sono nelle condizioni di onorare le proprie obbligazioni a criteri di mercato. Che ora possa sorgere essere un intento di tutela di queste specificità è certamente possibile. Che la Regione Lazio possa agire direttamente per riprendere il controllo dell’immobile appare, sebbene in astratto possibile, un po’ più complesso.

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