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Nicola Zingaretti (foto Ansa)

Nicola Zingaretti (foto Ansa)

Crepe nel Pd, via libera all'alleanza in Regione Lazio con il M5s. Si astengono Base riformista e orfiniani 

Sono 48 i voti favorevole in direzione regionale alla proposta di far entrare i grillini nella giunta regionale. Contrarie le componenti di Guerini e Orfini: "Manca un accordo su Roma"

Via libera dalla direzione Pd Lazio all'ingresso dei 5 Stelle in giunta regionale e in maggioranza, con 48 voti favorevoli all'ordine del giorno. Ma non mancano crepe (prevedibili) tra i dem. Base riformista, la corrente di ex renziani che a livello nazionale fa riferimento al ministro Lorenzo Guerini, e l'area facente capo a Matteo Orfini hanno disertato il voto. Sei quindi gli astenuti e un contrario, un esponente dei Giovani democratici che si è opposto all'operazione. 

Le ragioni? Manca un indirizzo nazionale in questo senso, con tutte le difficoltà del caso a ripetere l'operazione a Roma. Nella Capitale il Pd non appoggerà mai Virginia Raggi (che però potrebbe essere costretta al passo indietro in caso Giuseppe Conte diventi ufficialmente il leader del Movimento). "Ma come è pensabile, con le comunali a Roma tra qualche mese, regalare l'ingresso in giunta ai 5 Stelle in cambio di niente? - commenta un esponente di Base riformista del Lazio - ci fosse un accordo su un passo indietro della Raggi, un patto per convergere tutti sul candidato del Pd, allora sarebbe un'operazione politica. Ma questo accordo non c'è e noi rischiamo di perdere a Roma".

E poi c'è il rischio di restare a traino dei grillini, che con Conte leader sono già dati sopra i dem nei sondaggi, e di chiudersi in un recinto che tiene fuori tutto il mondo dei moderati. Il dibattito è animato e va avanti da tempo dentro il Partito, ben oltre i confini del Lazio, con esponenti quali Dario Nardella, sindaco di Firenze, che ha più volte attaccato Zingaretti sul tema. 

La posizione di Base riformista

Una posizione che la deputata romana di Base riformista Patrizia Prestipino aveva espresso in un'intervista a RomaToday già prima di questo voto. "Le elezioni amministrative e quelle di Roma in particolare rappresentano una grande opportunità. Siamo nella stessa situazione del 1993 quando scese in campo Rutelli, aggregando tutte le forze di sinistra e dividendo l'allora democrazia cristiana" spiegava Prestipino. "Si riuscì a battere l'estrema destra di Fini e fu poi il viatico per l'Ulivo di Prodi capace di battere Berlusconi. Ecco, dobbiamo ripetere le stessa operazione. Roma può essere un laboratorio per la politica, può tornare finalmente al centro". Guardare a un polo moderato di centro, appunto, senza trincerarsi dietro i Cinque Stelle. "Lo schema corretto è la maggioranza Ursula (M5s, Pd, Forza Italia che in Europa ha portato all'elezione della Von der Leyen, ndr) - spiegava ancora Prestipino - dobbiamo offrire una casa ai moderati, togliendo il loro appoggio alla destra, dobbiamo sfidare la Meloni e la destra a casa loro".

Il no degli orfiniani

"C'è un problema di differenze tra noi e il 5S sottolineato anche dagli atti che non hanno votato in Consiglio regionale, ad esempio sulle infrastrutture" ha spiegato all'agenzia Dire anche Paola Ilari dell'area Orfini. "Non siamo convinti sia strategico allearsi con loro a tutti i costi. Hanno una crisi interna, avremmo dovuto capire cosa stesse succedendo e quale sia la parte di Cinque Stelle che può  seguire la Lombardi. A oggi è tutto molto aleatorio".

La sua astensione dal voto è avvenuta "perché non ho capito a cosa servisse questa accelerazione e questo ingresso immediato in Giunta della Lombardi e della Corrado - ha proseguito - in questo momento dobbiamo scegliere la nostra candidatura su Roma e rafforzare la nostra identità di partito e non continuare a normalizzare i populisti. Abbiamo molto da lavorare dentro di noi. Non ritengo nei tempi, nelle modalità e nelle priorità necessario fare questo passaggio in questo momento nè condivido certi toni trionfalistici ma il pacchetto era già confezionato. Forse dovevamo pensare ad altro visto che su Roma non abbiamo un candidato". 

Il tema Capitale "è la mia più grande preoccupazione - ha concluso - nell'organismo che è stato votato non c'è nulla su Roma ed ho espresso le mie titubanze perchè non è facile fare capire come nella Regione Lazio noi stiamo proponendo un'alleanza col 5 stelle, quando tra pochi giorni dovremo decidere chi sarà il candidato sindaco per fare la battaglia sulla città, visto che la Raggi non è la nostra candidata. Questo messaggio che stiamo portando avanti potrebbe risultare ambiguo ai cittadini. Le differenze sostanziali tra noi e i 5 Stelle restano e poi la Lombardi quale parte del Movimento rappresenta?". 

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