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Martedì, 25 Giugno 2024
Politica

INTERVISTA | Pd Roma, Foschi: "Smonto il giocattolo, basta accordi tra capi corrente. A Gualtieri diremo quando sbaglia"

Il neo segretario a RomaToday: "Sulla Ztl Fascia verde è stato commesso un errore e l'hanno spiegata male". E a chi critica le nomine in presidenza risponde così: "Non ho fatto caminetti, ho smontato il giocattolo"

Quarant'anni di militanza, dalla federazione dei giovani comunisti all'odierno Pd. Enzo Foschi, classe '66, è il nuovo segretario del Pd Roma e arriva a ricoprire questo ruolo dopo aver fatto il consigliere comunale e regionale, essere stato nella segreteria regionale e aver coordinato la mozione Schlein all'ultimo congresso nazionale. La sua elezione è frutto di una convergenza totale di tutte le anime del partito, che ha fatto sì che il suo fosse l'unico nome sul tavolo. La prima cosa che ha fatto è stata quella di incontrare i segretari dei circoli locali e dire loro: "Scegliete voi i delegati, io non porto nessuno". Qualcuno, però, all'interno del Pd storce il naso e mette in dubbio che la "pax romana" delle correnti sia genuina, piuttosto  - pensa per esempio l'ex deputato Miccoli - sarebbe una strategia per non tirare la polvere da sotto il tappeto. Intervistato da RomaToday, Foschi respinge questa narrativa e chiarisce: "Non mi sono seduto al tavolo con nessun capo corrente". 

Foschi, prendiamola da lontano: in che condizioni è il Pd romano oggi?

"Ho girato tanti congressi e tante assemblee, ho trovato un partito in buona salute. Quattromila persone che vengono a votare a luglio senza nemmeno competizione è rilevante. Il punto, però, è che siamo presenti in 54 quartieri su 200, dove non ci siamo sono quelli più difficili e siamo distribuiti in maniera contraddittoria rispetto ai nostri principi. La sezione Italia, per dire, fa da sola 9 delegati mentre tutto il VI municipio ne fa 8, non è normale per me. È segno di un problema politico. Quelli di cui parliamo in tante assemblee, i più deboli, gli emarginati, non ci vedono come strumento di lotta per combattere le diseguaglianze e per la loro emancipazione. Dobbiamo affrontarlo".

Ora, tornando all'attualità: l'assemblea ha ratificato la sua elezione a segretario, unico candidato. In che modo lei ha rappresentato un elemento di novità?

"Per la prima volta da quando esiste il Pd, non ho fatto una lista a mio nome, ma ho dato ai circoli il potere di scegliersi i delegati. In assemblea di proclamazione, nessuno dei presenti è stato scelto da me, i circoli hanno dovuto trovare una sintesi, non erano abituati a farlo. Basti pensare che dentro l’assemblea romana oggi non abbiamo la maggioranza precostituita del segretario, questo metodo ha un valore politico. Il gruppo dirigente è più libero di confrontarsi sul merito perché le maggioranza precostituite finora sono state una gabbia per il dibattito interno. La novità di questo nuovo gruppo è anche questa e fin da subito segna anche la mia idea di come dovrà essere il nuovo Pd romano. La mia candidatura non è scaturita da incontri e spartizioni, ma dalla condivisione di un progetto. A ogni pezzo del Pd ho detto come volevo lavorare e la coerenza è nel modo in cui si è costituita l’assemblea, fatta di eletti dai circoli e non da nominati. Un partito sempre raccontato, anche sbagliando, in perenne guerra tra bande ha dato segnale di inversione di tendenza". 

Ma quindi non c'è stato un accordo tra correnti per la "pacificazione"? Anche al congresso regionale tutti o quasi sono andati su Leodori, per esempio.

"E' stato detto che le cinque liste in appoggio a Leodori rappresentavano ognuna un'area diversa, ma non è così, erano tutte trasversali e questa interpretazione è sbagliata. E' stato un grande segnale di unità, non leggere queste cose lascia perplessi. Respingo totalmente questa narrativa, questo percorso è inedito nel Pd. I segretari di circolo si sono stupiti quando li ho riuniti spiegandogli questo metodo, erano disabituati. Il congresso ha sempre funzionato che c’era un candidato che presentava una lista di nomi, io ho rotto questa abitudine. Ho fatto bene? È stata una scelta. Il problema del partito non solo a Roma è questo modo di selezionare i gruppi su criteri di fedeltà e non di rappresentanza. Il Pd va costruito sulla rappresentanza, che è il tema principale".

Quindi è questa la sua linea: non conta a chi appartieni, ma quanto stai sul territorio e la comunità che hai intorno.

"Io ho idea di cambiare radicalmente il modo d’essere del Pd a Roma, voglio aprire i circoli, fare forum tematici, ma anche responsabilizzare il gruppo dirigente sulla città, non abbiamo bisogno di generali ma di un esercito. Tanti sono stati abituati fino ad oggi a essere nominati generali e non si capisce come mai, a quale titolo. I partiti non nascono per filiazione, ma da battaglie politiche e se sono rappresentativi di un ceto sociale. I temi vanno calati sui territori, devono diventare fatti non restare interviste sui giornali. Per dirne una: la battaglia sul salario minimo è una scelta di campo radicale che ti identifica, come quelle per la sanità e la scuola pubblica. Dobbiamo costruire credibilità stando al fianco, come fatto alla manifestazione per i riders per esempio, delle persone con problemi reali. Senza tentennamenti".

Giulia Tempesta è stata scelta come presidente del partito, è riconosciuta come la più vicina al Sindaco e Marco Miccoli ha votato contro, criticandola per questa decisione. Cosa si sente di rispondere?

"Giulia è una brava compagna. Non voglio un partito che indossi magliette ma che superi la fase di scontri, anche perché le maglie indossate da tutti noi in questi anni ci hanno portato all'autoreferenzialità. Le persone vanno valutate per la qualità, la capacità politica e la dedizione. Lo schema a cui si riferisce Miccoli, se attuato, avrebbe fatto sì che io non avrei accettato la segreteria. Io non ho fatto nessun caminetto con i capi corrente, sono stati i circoli a selezionare i delegati. Spero che in questi mesi il nostro lavoro convinca anche uno come Marco (Miccoli, ndr), che io stimo. Per 20 anni il Pd ha abituato iscritti e dirigenti ad essere in un certo modo, io penso si possa cambiare e in questo schema non ci devono essere ragionamenti legati a discussioni che non aiutano ad andare avanti. Giulia non sta lì per accordi politici, è una mia richiesta. Una presidenza tutta femminile è scelta mia". 

Quindi le correnti esistono e resistono?

"Nel Pd romano ci sono anche i riferimenti di componenti nazionali, se per questo. Io per esempio ho rifiutato apparentamenti con liste nazionali, non l’ho voluto fare. Solo quello con Roma x noi, perché frutto di percorsi reali e dal basso. Ovviamente le personalità a Roma ci sono, non mancano. È chiaro che ti ci confronti, sono un riferimento, ma il giocattolo l’ho smontato. Se avessi fatto la lista mia con i nomi scelti l’avrei potuta fare solo riunendo tutte le correnti al tavolo e in 10 decidere l’assemblea. Quei tempi sono finiti. Si fa tutto partendo dal basso". 

Gualtieri è stato molto applaudito in assemblea, ma i problemi in questa città abbondano e i romani non sembrano digerire bene certe scelte. Il suo Pd sarà leale o fedele al Sindaco?

"Il concetto di fedeltà per me non esiste, noi dobbiamo essere leali con Guatieri e con la città, la verità non va nascosta si deve dire quando le cose non vanno. Diamo una mano al Sindaco a fare scelte utili alla città, in questi anni il Pd non ha avuto un ruolo, bisogna rimetterlo al centro in questa sfida di governo. Se c’è un provvedimento che non funziona, lo si spiega e si cambia. Orecchie a terra, se si percepiscono scelte non funzionali, si dice. A me piace che si dica tutto liberamente nelle sedi dovute, non mi piace e non è utile che il dibattito si faccia via stampa. Abbiamo ricostuito gli organismi dirigenti, ci sono gli assessori, i consiglieri, i minisindaci. Quelli sono i luoghi in cui discutere, fare proposte correttive e che vengano dal basso". 

Qual è una decisione che secondo lei è stata sbagliata e che ruolo dovrà avere il Pd romano in questo contesto?

"La Ztl è una cosa di per sé giusta, ma è stata gestita malissimo e raccontata peggio, chiaro che crei preoccupazione nelle persone. Probabilmente se ci fosse stato un Pd che svolgeva il suo ruolo, non sarebbe successo. Questo vale per tutta una serie di questioni che hanno importanza sulla città".

Per esempio il termovalorizzatore?

"Il termovalorizzatore è un’esigenza, all’interno di un piano rifiuti molto ampio. E' stato un errore ridurre dibattito a 'termovalorizzatore sì o no', in prospettiva c’è la riorganizzazione generale del sistema Roma. Vale anche per i trasporti. Il più grande cambiamento fu quando, nel 1993, si elesse direttamente il Sindaco e si introdusse la legge Bassanini che divideva politica e amministrazione. Con la legge su Roma Capitale, ci sarà grande cambiamento ulteriore e dovremo fare una riflessione, immaginando una città organizzata diversamente rispetto al pensiero di Ernesto Nathan del 1912. Il termovalorizzatore va inserito in un contesto più grande, che renda competitivo il ciclo dei rifiuti e la trasformazione in energia. La 'mondezza' è ovunque ricchezza, basti pensare alle città che ospitano strutture di questo tipo in Italia e in Europa, per noi invece è solo un costo. Paradossale". 

La lista dei Giovani Democratici, Roma x Noi, è andata bene soprattutto in alcuni municipi. Che ne pensa? Sono pronti a subentrare nella classe dirigente del partito e della città?

"Loro rientrano perfettamente nel solco del nuovo corso, sono ragazze e ragazzi, per la maggior parte ancora giovani, che si sono ritrovati in un percorso unico venendo anche da correnti di pensiero differenti. Sono una bellissima realtà e non credo proprio debbano aspettare ancora anni per mettersi in gioco, diversi di loro sono già consiglieri e assessori sui territori, adesso c'è Federica Serratore nella vicepresidenza del partito. Li impegnerò moltissimo nella costruzione del Pd romano. La mia idea è di renderli protagonisti dei forum tematici. I giovani saranno la cifra del nuovo Pd. Hanno contribuito a rendere questo congresso ricco di contenuti". 

Ci dica tre sfide cruciali che il Pd Roma dovrà affrontare nell'immediato.

"La prima sfida è tornare nei luoghi del disagio, perché siamo pochissimo presenti. Poi ricostruire la credibilità del partito. E per fare queste due cose serve un’idea nuova di comunità tra di noi. Il tema è che sui territori dobbiamo capire che abbiamo una funzione e ce l’abbiamo se siamo utili o meno. Le priorità sono i rifiuti e Gualtieri ha dato segnali netti, poi c’è il trasporto pubblico ma non dimentichiamo che Roma è Roma e non può non vivere di grandezza e prospettive". 

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