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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Matteo Scarlino

Opinioni

Matteo Scarlino

Direttore responsabile RomaToday

Il PD Roma oltre le elezioni: chi comanda davvero dopo la vittoria di Gualtieri

Le urne e la composizione della giunta hanno dato indicazioni precise, diverse da quelle emerse dall'attivismo di alcune correnti. Il punto della situazione nel partito democratico romano

La narrazione delle agorà lettiane, la resilienza della corrente zingarettiana, la smania di potere degli ex dalemiani e l'eterna guerra fredda tra ex comunisti ed ex democristiani. È il perfetto equilibrio tra questi elementi ad aver portato alla vittoria di Roberto Gualtieri e alla composizione della sua giunta. A campagna elettorale finita e con la giunta nominata, nel partito democratico romano è tempo di riflessioni, del punto della situazione, del bilancino per pesare i poteri.

Cosa non facile, da un lato perché ci troviamo di fronte ad un Zingaretti praticamente inabbissato, ad una corrente - quella guidata da Claudio Mancini - iperattiva dopo la vittoria elettorale, ed un segretario nazionale che sembra incutere timore. In questo quadro c'è chi ostenta forza con il proprio compleanno, raccontato su tutti i giornali. Proviamo a sbrogliare l'ingarbugliata matassa.

Il campo largo lettiano

Se nel PD romano si chiede "come è stata costruita la giunta Gualtieri", in molti rispondono: "È ispirata alle agorà lettiane, al campo largo, all'apertura verso il civismo". Ad accompagnare il commento c'è spesso un sorriso. Sì perché questo campo largo c'è senza dubbio, ma serve soprattutto per la facciata, per tenere buono il segretario, arrivato a primavera e che ha già mostrato di essere pronto a impuntarsi e a bloccare i piani delle correnti. La presenza di forze come Demos, Sinistra civica ecologista, Roma futura, la stessa civica Gualtieri e di assessori come Tobia Zevi, va sicuramente nella direzione tracciata da Letta. Un segnale che è lui a comandare? Sì, ma anche no. Sarà infatti il segretario a gestire le candidature in Parlamento e non inimicarselo è stato il primo obiettivo dei capi corrente romani. Nel contempo però è forte la convinzione che, dopo le elezioni parlamentari e quelle regionali - nel 2023 o anche prima - in Campidoglio si rimescoleranno le carte, dando un assetto più definitivo alla giunta Gualtieri, più aderente agli attuali pesi nel partito principale e nella coalizione.

La resilienza delle truppe zingarettiane

Narrazione più aderente alla realtà è quella che vuole l'attuale giunta espressione del governatore della regione Zingaretti che sindaco di Roma doveva e voleva esserlo. Le manovre di Virginia Raggi hanno però cambiato i piani e sull'ex segretario, da maggio in poi, è caduto il silenzio. Tra i dem, anche quelli a lui più vicini, nessuno sa cosa voglia realmente fare, nessuno conosce il suo piano futuro: non c'è stata, in questi mesi, una vera e propria linea comune. Si è oscillato, e si oscilla ancora oggi, tra l' "è stanco" e il "sta affilando le armi per puntare a Palazzo Chigi". Frasi che vanno bene anche per spiegare l'altro grande mistero, ovvero, perché dovrebbe lasciare la regione per correre per un seggio alla camera per neanche un anno? "E' stanco", secondo alcuni, "punta a Palazzo Chigi" e quindi vuole capire che aria tira in Parlamento, secondo altri. 

In mezzo a questo mistero è arrivata la campagna elettorale, la vittoria di Gualtieri e la formazione della giunta. Le truppe del governatore si sono divise, ma hanno mostrato i muscoli ed hanno portato a casa risultati straordinari. Mario Ciarla, Massimiliano Valeriani ed Eugenio Patanè, (i referenti più in vista della corrente zingarettiana) possono vantare presidenze di municipio (5), consiglieri comunali (8) e assessori (3). Hanno dimostrato di avere voti e di poter fare da soli. Qualcuno tra loro si è spinto anche oltre. È parso a tutti evidente infatti un rapporto speciale tra l'attuale presidente di Arsial, Mario Ciarla, e il gruppo che ha portato Gualtieri in Campidoglio. Ciarla e Mancini nel comitato di via di Portonaccio hanno fatto praticamente coppia fissa, trasferendosi da qualche settimana in pianta stabile, nonostante i rispettivi impegni, in Campidoglio.

La smania di potere

Ed è sull'asse Ciarla - Mancini che va ricercato il potere attuale del PD romano. Sono stati loro due a decidere le liste, le candidature, ad escludere ed includere, a formare tandem. Hanno deciso staff e nomine e costruito la squadra che oggi comanda in Campidoglio. È opinione unanime del PD romano che loro due, insieme a Goffredo Bettini, siano oggi i veri poteri forti dem a Roma, quelli che "danno le carte" e decidono. Mancini è ora presenza fissa in Campidoglio, dove si racconta faccia il buono e cattivo tempo, gestendo, va detto (visti i risultati) in modo assai capace, equilibri e poteri.

L'eterna guerra fredda

Anche per le capacità di Mancini l'eterna lotta tra ex DS ed ex democristiani è oggi sopita, silente, nascosta. Anche per gli ex democristiani infatti sono arrivati incarichi anche se, a sentirli, la soddisfazione non è poi così tanta. In via Portonaccio durante la campagna elettorale i vari Bruno Astorre, Michela Di Biase, Dario Franceschini, non si sono praticamente mai visti. In giunta di loro nomi non ce ne sono. C'è Silvia Scozzese, una tecnica, imposta lì, fanno filtrare alcuni DS, per fare da guardia a Gualtieri e i suoi. C'è la presidenza d'aula, ruolo importante e centrale, andato a Svetlana Celli. Per ora, dicono da quelle parti, può bastare. Sì perché, sempre da quelle parti, hanno altre mire, in particolare la successione di Zingaretti, con Daniele Leodori da tempo pronto a correre, sostenuto da Astorre.

Nel frattempo in areadem osservano i numeri e, senza nascondere un sorriso, fanno notare come governino in diversi municipi e possano vantare tre consiglieri, di cui due tra i più votati. Numeri assai più confortanti rispetto a quelli fatti registrare dal duo Mancini - Bettini, con il primo che ha raccolto solo un municipio (il dodicesimo) e due consiglieri, neanche tra i più suffragati, e il secondo entrato in consiglio comunale, con una sua candidata, solo grazie all'ingresso in giunta di Veloccia e Alfonsi.

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