Trenta mesi di Raggi, il Pd attacca: "Città ferma, 250 delibere in meno di Marino"

Il dossier dei democratici su quanto fatto, o non fatto, dalla sindaca di Roma

"Da Marra a Lanzalone, una Capitale senza timone". Lo slogan introduce a numeri e dati del mini dossier firmato dai democratici. Cosa ha fatto in due anni e mezzo la giunta guidata da Virginia Raggi? Questa mattina, con una conferenza stampa, il Pd illustra 30 mesi di Movimento Cinque Stelle a Roma. "Hanno dimostrato di non saper gestire il presente, e di non poter garantire un futuro alla città" attacca il capogruppo Anton Giulio Pelonzi, che insieme ai consiglieri Marco Palumbo, Valeria Baglio, Giulia Tempesta e al segretario romano Andrea Casu, ha illustrato quanto fatto (e non fatto) dall'amministrazione grillina. 

I numeri raccolti sono per lo più incentrati sulla produzione degli atti in un confronto di metà mandato con le giunte di Ignazio Marino e di Gianni Alemanno: 668 delibere di giunta in 30 mesi di cui il 54 per cento atti dovuti e 135 (più del 20 per cento) per l'assunzione di personale, contro le 920 prodotte dall'amministrazione Marino (che di mesi ne durò solo 28) e le 1.189 approvate da quella Alemanno. 

Idem per le ordinanze sindacali: Raggi ne ha firmate 564, di cui 318 per nomine e deleghe, contro le 695 di Marino e le 737 di Alemanno. E ancora nel dossier sono riportate le spese per staff e consulenze della giunta, lievitate negli anni: da poco più di 700mila euro nel 2016 a circa 3,5 milioni di euro nel 2017 per attestarsi ai quasi 5 milioni di quest'anno. 

Per quanto riguarda invece i provvedimenti licenziati dall'Assemblea capitolina: il Consiglio comunale ha approvato più atti delle due consiliature precedenti, 432 contro i 226 dei tempi di Marino e le 308 di quelli di Alemanno, ma il 62 per cento dei provvedimenti nell'era Raggi riguardano debiti fuori bilancio (245 contro i 50 di Marino e i 6 di Alemanno) e variazioni (24 a fronte delle 6 di Marino e delle 5 di Alemanno): 269 contro 163 delibere "ordinarie".

E poi, nella slide dedicata al "carosello di assessori, dirigenti e manager" troviamo riassunti di tutti i nomi che sono entrati, e usciti, dalla squadra dei pentastellati. Dal primissimo Andrea Lo Cicero, annunciato assessore allo Sport ma mai nominato, a Carlo Cafarotti subentrato ad Adriano Meloni al Commercio, passando Per Paolo Muraro sostituita da Pinuccia Montanari all'Ambiente, e Paolo Berdini che ha detto addio sull'affaire stadio della Roma, poi rimpiazzato da Luca Montuori. 

La lista dei giri di valzer è lunga. Come quella dei dirigenti ai vertici delle aziende partecipate. Da Daniele Fortini a Lorenzo Bagnacani in Ama, passando per Alessandro Solidoro e Antonella Giglio, fino agli arresti domiciliari di Luca Lanzalone, ex presidente Acea, coinvolto nell'inchiesta sullo stadio giallorosso. Una serie di cambi in corsa che non avrebbero giovato per i dem alla linearità dell'azione politica e amministrativa.  

"Non si governa Roma ma ci si concentra molto a occupare le poltrone, con una grande incapacità e mancanza di voglia di ascoltare la città, le categorie e i problemi: oggi erano i pullman turistici, la scorsa settimana i lavoratori della Multiservizi, quella prima le associazioni per l'emergenza abitativa". Per tutto questo, ha spiegato Pelonzi, "facciamo un appello a tutte le forze progressiste civiche e politiche, non solo partiti ma comitati di quartiere e associazioni di categoria, per non spegnere ma dare forza a quella flebile fiammella di speranza dei romani".

Il segretario Casu invece ha ringraziato i consiglieri dem "per il grande lavoro di opposizione, che è difficilissima contro un'amministrazione che si rifiuta di affrontare i problemi. Siamo al fianco della città e raccogliamo il suo grido di dolore, faremo opposizione in tutti i luoghi della politica e quelli istituzionali". Per Valeria Baglio "dalla giunta non c'è nessuna visione della città, sembra che in 2 anni e mezzo non si siano ancora resi conto che stanno governando questa città. L'esempio sono le partecipate, da Ama ad Atac, con tutti i bilanci o quasi ancora da approvare e contratti servizio scaduti ancora da rinnovare".

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A chiudere il presidente della commissione Trasparenza del Campidoglio, Marco Palumbo: "Per raccontare tutti i danni fatti in questi due anni e mezzo non basta una conferenza stampa. Lo sport popolare diffuso, l'impiantistica sportiva, un intero mondo in rivolta con gran parte delle concessioni scadute senza che l'assessore Frongia abbia aperto un tavolo di trattativa: penso alla vicenda di Capannelle, dello stadio della Roma, alla maratona di Roma, al Giro d'Italia, e anche lo sport di base è stato completamente mortificato. E poi cito la vicenda Ipa, ma tutte le questioni che riguardano la trasparenza, di cui presiedo la commissione, sono in una situazione drammatica".

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