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Domenica, 23 Giugno 2024
Politica

Bonus neomamme, la Regione fa fuori i consultori. Il Pd: "Assist ai Pro Vita contro l'aborto"

Dito puntato da parte delle opposizioni. L'ente riconoscerà fino a 5mila euro per le donne con Isee basso che restano incinte

Un bonus minimo di 2.500 euro, massimo di 5.000, dedicato a tutte quelle donne residenti nel Lazio, con un reddito basso, che restano incinte e pensano di non riuscire a portare avanti la gravidanza per mancanza di risorse economiche. Lo ha stanziato la Regione a guida centrodestra, con un gettito complessivo di 1.000.000 di euro. Ma qualcuno ha storto il naso, perché l'iniziativa dell'assessora al sociale Baldassarre strizzerebbe l'occhio alle realtà "pro vita", antiabortiste per statuto. 

Bonus neomamme Lazio, per il Pd è una "mancetta"

In realtà la polemica è iniziata prima sulla somma stanziata e sui paletti inseriti per richiedere il supporto. Per il Pd si tratta di una "mancetta" per una popolazione inferiore all'1% delle mamme, 267 donne che riceverebbero "una tantum" una cifra che va dai 2.500 ai 5.000 euro. Non un sostegno mensile fino ad una certa età del neonato, per capirci. Un po' come il "bonus matrimonio" che si è inventato la giunta Zingaretti, una cifra massima di 2.000 euro che fa comodo ma copre un decimo - quando va bene - delle spese effettuate dagli sposi. "Sarebbe stato più efficace investire nell'approccio strutturale già tracciato - dice Eleonora Mattia del Pd - dalle misure per donne e famiglie approvate all'unanimità da tutte le forze politiche durante la precedente giunta. Mi riferisco alla riforma del sistema integrato di educazione 0-6 anni". 

L'assessorato esclude i consultori dalla delibera

C'è dell'altro, però. La delibera esclude i consultori del Lazio dall'elenco di realtà che possono aiutare le donne incinte a fare domanda. Parliamo di 155 strutture distribuite su tutto il territorio: "E' una scelta che è stata ribadita dalla giunta Rocca - informa sempre Eleonora Mattia - rispondendo alla mia interrogazione in aula. E l'assessora Baldassare neanche era presente, un chiaro messaggio politico della difficoltà di dare una risposta di senso compiuto, plausibile e ben circostanziata a uno dei temi principali del suo assessorato". Nella lista, invece, ci sono i centri per la famiglia comunali e i soggetti appartenenti al Terzo Settore: "Tra loro le associazioni Pro Vita - fa sapere la dem - che per statuto sono in netto contrasto con l'applicazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Una risposta grave, non solo perché a un approccio strutturale preferisce ridurre il sostegno alla maternità a poche mancette propagandistiche, ma perché questa delibera è un chiaro attacco al principio di laicità dello Stato e alla già tanto ostacolata legge 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza". 

Il plauso di Pro Vita, la onlus antiabortista

"Pro Vita & Famiglia", onlus vicina a Fratelli d'Italia che lo scorso giugno ha innescato la decisione di Francesco Rocca di ritirare il patrocinio al Roma Pride 2023, a metà agosto aveva applaudito alla scelta dell'assessora Baldassarre: "Negli ultimi dieci anni di giunta Zingaretti i nuovi nati sono passati da 52.000 a 36.000 l'anno - faceva i conti Jacopo Coghe, portavoce dell'associazione ultracattolica antiabortista - e questa misura va nella direzione opposta, aiutando le famiglie e le donne in difficoltà sociali ed economiche con la prospettiva di incentivare le nascite e non l'aborto". 

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