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La turborenziana Prestipino resta con i dem: "La stagione riformista di Renzi deve andare avanti nel Pd"

Parla la deputata Pd e commenta a RomaToday la scelta, da renziana doc, di non seguire Matteo Renzi e il suo Italia Viva

Centrista, riformista, liberale, ex rutelliana poi folgorata sulla via della Leopolda, non seguì né Francesco Rutelli nel 2010, né seguirà oggi Matteo Renzi. Il suo, lo dice da sempre, al netto dei singoli progetti politici sostenuti, è un vero "amore per il Pd". Non sempre corrisposto e forse, per questo, così difficile da mollare. Patrizia Prestipino, deputata del Partito democratico, eletta alle politiche 2018 nel collegio uninominale dell'Eur con il massimo delle preferenze su Roma, un passato di attivismo sul territorio come amministratrice locale. È una renziana della prima ora, ma  - per qualcuno a sorpresa - non prende parte alla scissione del suo ex segretario e al suo nuovo soggetto politico, Italia Viva. Per lei, "il riformismo deve andare avanti dentro il Pd". Starà a Zingaretti, dice, raccogliere la sfida. Anche perché, "una deriva troppo a sinistra oggi sarebbe un dramma". Sul Movimento Cinque Stelle poi sembra quasi ricredersi, colpita da un'anima di sinistra "prima ingabbiata dall'alleanza con la destra di Salvini"

Renziana della prima ora, come mai non segue l'ex segretario?

Ho pianto tutta la notte, è stata una grande sofferenza personale, però io seguo l'istinto, la stagione riformista inaugurata da Matteo Renzi deve andare avanti dentro il Pd. Il Pd è la mia comunità, non me la sento di lasciare. Poi comunque il dibattito tra i renziani e non renziani si è esaurito da tempo, dal momento in cui Matteo non si è più presentato al Congresso. La posizione politica la fa il leader che la incarna e il suo progetto.

Quindi lei ha cambiato progetto?

Non ho cambiato le mie idee, sono semplicemente fiduciosa che le istanze riformiste che incarno ancora oggi continuino a trovare spazio nel Pd. Il sacro fuoco che Renzi ha acceso non può essere spento.   

Nemmeno da quell'anima forse più populista e anti sistema dei Cinque Stelle? 

È qui la sfida, l'allenza con i Cinque Stelle non è un contratto gialloverde, dove sono state unite due visioni inizialmente contrapposte per motivi di pura convenienza politica. Con i Cinque Stelle si è cercato di stilare un programma convergente tra idee comuni. Perché tra i Cinque Stelle e il Pd, come ha detto anche Zingaretti, ci sono punti importanti di unione anche se con dei correttivi per noi fondamentali. Penso all'agenda sociale (ma non al reddito di cittadinanza), all'ambiente, all'educazione. 

Quindi secondo lei si deve lavorare a un'alleanza che sia più strutturale, oltre il Conte bis? Il "patto civico" per le elezioni regionali, per capirsi. 

Sono rimasta molto impressionata, in positivo, dalle parole di Di Maio, quello che ha detto sulle liste civiche. In generale ho l'impressione che nel vecchio contratto con la Lega i Cinque Stelle fossero in qualche modo imprigionati. 

Cioè?

Le racconto un aneddoto. In Commissione cultura un collega dei 5 Stelle mi ha detto 'io quando ho sentito le critiche contro il Pd su Bibbiano mi sono alzato e ho detto la mia, ho trovato assurdo strumentalizzare un fatto del genere per attaccare ingiustamente l'avversario'. Questo per dire che anche i 5 Stelle hanno un'anima politically correct che sta emergendo. Direi anche un'anima più liberale e di sinistra, stanno tentando un avvicinamento anche valoriale verso di noi. Ecco, se il mood è questo, penso si debba guardare oltre una manovra di bilancio. C'è in ballo molto di più. L'intesa sulle liste civiche mi vede favorevole. Credo che anche Renzi in questo senso potrà dare una mano. 

Ecco ma invece non crede che Italia Viva possa indebolirlo questo governo?

Assolutamente no. Renzi ha ribadito anche a me che è un'operazione a sostegno del governo, che non c'è nessuna intenzione di creare fibrillazioni. 

Lo ha sentito in queste ore?

Certo, ci siamo visti, e lui ha capito benissimo la mia scelta. Mi ha detto che se lo immaginava, e che qualunque strada avessi preso l'avrebbe capita. Non seguii neanche Rutelli nel 2010, eppure lui era stato il mio faro e il mio sindaco. Anche lì rimasi con grande ostinazione nel Partito democratico. 

Un grande amore per il Pd, mi par di capire. Non sempre corrisposto però...

Esatto. Ma proprio per questo le soddisfazioni hanno avuto sempre un doppio valore. Ho tentato di allargare una comunità sul mio territorio, e i risultati sono arrivati sgobbando, lavorando a testa bassa e senza protagonismi. Alle politiche ho vinto il collegio Eur-Ardeatino votata e sostenuta da tutte le correnti, non solo dai renziani. 

Da ex rutelliana, non teme che il Pd possa avviarsi a una deriva verso posizioni più vicine alla sua anima ex ds?

Renzi ha cambiato pelle al partito, oggi non si può pensare di cancellare una stagione. Il Pd è un partito a vocazione plurale, che nasce appunto dalla fusione con la Margherita, ha in sé un'anima laica e riformista, più centrista. Sta oggi a Zingaretti riuscire a fare una sintesi tra le varie minoranze congressuali. E credo che adesso più che mai sia possibile, perché il quadro politico dentro il Pd è più chiaro. Oggi una deriva troppo a sinistra sarebbe un dramma. Le istanze riformiste devono continuare a camminare, almeno su una gamba. 

Renzi ha detto che il Pd è un partito "novecentesco", non adatto "per il cambiamento". E' tornata in auge anni dopo la famosa battuta dei "gettoni nello smartphone". E' d'accordo? 

Questo mi pare un po' ingiusto. In fondo il Pd è stato scalato da lui, quando aveva 35 anni. Lui ha svecchiato il Pd. Per i giovani e le giovani idee c'è sempre spazio. Un po' meno per le donne...

Va bene per lei cantare Bandiera Rossa alla Festa dell'Unità?

Ci sono cresciuta da ragazzina a pane e salsiccia e bandiera rossa alle Feste dell'Unità, quindi mi ricorda tanto il passato. Oggi certo non mi verrebbe in mente mai di cantarla. Preferisco di gran lunga Bella Ciao. 

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