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I rifiuti interrati scoperti nel 2017

I rifiuti interrati scoperti nel 2017

Parco di Centocelle, cinque anni di nulla: il grande fallimento di Raggi tra suolo inquinato e autodemolitori mai spostati

I comitati si rivolgono alla Regione Lazio e verranno ascoltati in un'apposita commissione Ambiente. Ecco tutte le questioni ancora da risolvere

La falda acquifera ancora inquinata, l'area dei rifiuti interrati mai bonificata, gli autodemolitori tutti ancora presenti nonostante i vincoli paesaggistici e in barba alla promesse della sindaca Virginia Raggi. I lavori del secondo stralcio fermi. Arrivati al termine della consiliatura M5s i cittadini di Centocelle si rassegnano al nulla di fatto o quasi. Le criticità sollevate negli anni permangono identiche, con pochi e irrilevanti passi avanti fatti per risolverle.

Il grande parco archeologico di Roma est, 126 ettari di area, potenziale polmone verde che nulla avrebbe da invidiare ai grandi parchi del centro città, resta una landa desolata al limite del fruibile per chi abita in zona. Ultima spiaggia: un appello disperato alla Regione Lazio, perché intervenga sul Comune di Roma per accelerare i tempi di interventi a mala pena partiti. Domani, giovedì 4 febbraio, il comitato Pac (Parco archeologico di Centocelle) Libero verrà ricevuto in commissione Ambiente alla Pisana. Tante, troppe, le questioni sul tavolo che aspettano risposta.

"Canalone" mai bonificato e falda contaminata

La prima risale a gennaio del 2017. Ben quattro anni fa i vigili del fuoco intervennero nel parco per spegnare fumi tossici provenienti da un canalone posto tra via di Centocelle e via Casilina, scoprendo poi che in questo canalone e nei cunicoli sotterranei, era presente una grande quantità di rifiuti accumulati in combustione, e intimando la messa in sicurezza dell’area.

Seguì un'ordinanza della sindaca che imponeva un piano di bonifica complessiva del sottosuolo ed entro 30 giorni dalla ricezione del provvedimento, lo smaltimento di tutti gli scarti presenti nella rete di cavità. Nulla di tutto questo è stato fatto se non un primo studio preliminare per la caratterizzazione dei rifiuti grazie a un progetto da 39mila euro affidato all'Università La Sapienza e fermo a giugno 2018 per, stando a quanto comunicato dall'università stesso in un carteggio interno che RomaToday ha potuto visionare, per mancanza di indicazioni e collaborazione da parte di Roma capitale. 

La rabbia dei romani: "Dal M5s solo parole"

In tutto questo Arpa Lazio rilevò in contemporanea la contaminazione delle acque di falda dei pozzi ubicati nelle aree circostanti il canalone. Ma anche qui è tutto immobile in un rimpallo di responsabilità tra Città Metropolitana di Roma e il dipartimento Ambiente del Campidoglio. 

Gli autodemolitori ancora presenti 

Altra questione "calda" e tutta da risolvere (da ben prima dell'amministrazione Raggi a onor del vero) riguarda la presenza di autodemolitori all'interno di un parco che, lo ricordiamo, è sottoposto a vincolo paesaggistico. Sono 21 strutture su un'area di 5 ettari circa lungo viale Palmiro Togliatti, più altri due sul lato opposto di via Centocelle. Da tempo i cittadini chiedono un trasferimento delle attività in aree più consone, specie dove siano ridotti i rischi per la salute in caso di incendio e di inquinamento delle zone circostanti. Ma l'operazione di spostamento fuori dal Grande Raccordo Anulare non ha preso il via nemmeno con l'amministrazione grillina. 

Santa Palomba, Casal Bianco, via della Chiesuola, Torre Spaccata, secondo quanto risulta a RomaToday, sono quattro delle aree individuate come potenzialmente idonee ad accogliere le attività da parte del Comune. Poi c'è un'altra lista di 17 siti papabili secondo valutazioni fatte dai dipartimenti Urbanistica e Ambiente del Campidoglio. Di trasferimento però ancora non si parla, il Comune attende lumi dalla Regione Lazio e la Regione Lazio ha ribadito più volte che, da normativa, non ha alcun ruolo nell'iter decisionale sulla delocalizzazione. Il solito braccio di ferro che impedisce la soluzione del problema. 

Lavori fermi dal 2015

C'è poi la fruibilità reale dell'area, ridotta a 33 ettari di una porzione di terreno i cui lavori sono stati conclusi nel 2006. Unica attualmente accessibile e tramite un solo ingresso. Nel 2007 sono stati stanziati 3 milioni e 300mila euro per il proseguimento delle opere e i lavori per il secondo stralcio, per un'estensione di 18 ettari, cominciano nel 2015 (già prima quindi che arrivasse Virginia Raggi) ma si fermano dopo pochi mesi in seguito alla dichiarazione di fallimento dell'impresa aggiudicatrice. Non sono mai ripresi.

Ultimo capitolo interessa le aree archeologiche presenti nel parco, tuttora recintate e non accessibili. La Soprintendenza ha vincolato l’uso dei 2,5 milioni di euro stanziati dal Comune per riportare alla luce le ville romane presenti alla messa in sicurezza e bonifica del sottosuolo. È stato però intanto pubblicato un bando da parte della Sovrintendenza capitolina per la progettazione del centro informativo espositivo che andrà a valorizzare le ville. 

Ricapitolando, i fronti aperti da risolvere sono diversi e tutti strettamente legati alla possibilità per i cittadini di fruire realmente e quotidianamente in sicurezza dell'area verde. Dal Comune le risposte, a conti fatti, sono state quasi zero. E difficilmente ne arriveranno di risolutive nei pochi mesi che mancano alla scadenza della consiliatura Raggi. Questo nonostante la sindaca in un consiglio straordinario dedicato al parco di Centocelle abbia detto, letterale, nel 2019: "Stiamo lavorando molto". L'ultimo appello quindi, per quanto l'area non sia di sua competenza diretta, va alla Regione Lazio.  

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