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Coronavirus, l'ospedale Casilino chiede la cassa integrazione per cento dipendenti: protestano i sindacati

La denuncia di Cgil, Cisl e Uil: "Inaccettabile, intervenga la Regione"

Mentre scarseggiano dottori e infermieri per far fronte all'emergenza Coronavirus, per una parte del personale delle aziende ospedaliere e sanitarie della regione si ricorre agli ammortizzatori sociali. E' accaduto a un centinaio di dipendenti del Policlinico Casilino impegnati in quelle prestazioni in parte sospese durante l'emergenza. La decisione non è piaciuta ai sindacati che denunciano che ad essere colpiti sono "quegli stessi lavoratori che ovunque si invocano come angeli custodi della comunità", scrivono in una nota Roberto Scali, Sergio Pero e Tommaso Guzzo, sanità privata Fp Cgil Roma Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.

“Mentre dappertutto si cercano operatori sanitari e di assistenza, qui per fare soldi si decide di fare a meno di professionalità che sarebbero indispensabili in prima linea", continuano i sindacalisti. "Mentre le organizzazioni sindacali si stanno adoperando affinché l’erogazione delle risorse dell’accreditamento diventino definitive anche in emergenza, il dato reale è che molte grandi imprese della sanità romana stanno annunciando il ricorso agli ammortizzatori sociali. Così che i contribuenti pagheranno due volte e le aziende sanitarie incasseranno due volte, una con i contributi regionali e la seconda con il Fis a carico dell’Inps”.

Perché, spiegano ancora i sindacalisti, il ricorso agli ammortizzatori sociali è stato chiesto nonostante "la Regione Lazio continui a pagare al Policlinico il 90% del budget previsto per le prestazioni in accreditamento, quelle cioè svolte per conto del Servizio sanitario regionale. Prestazioni in parte sospese – come le visite specialistiche e ambulatoriali - per via delle misure di emergenza, ma che potrebbero essere facilmente riconvertite per rafforzare le attività di cura e assistenza".

In particolare la misura riguarda circa cento dipendenti "interessati dal provvedimento che riduce il lavoro di 10.500 ore da qui a metà di giugno". Questi dipendenti, il cui contratto, in quanto dipendenti della sanità privata, non viene rinnovato da 13 anni, spiegano ancora, "in aggiunta ad un salario abbattuto del 20%, perderanno la maturazione delle ferie e l’erogazione degli assegni familiari, dopo essere stati costretti a consumare le ferie residue del 2019 e quelle maturate nei primi tre mesi del 2020”, proseguono Scali, Pero e Guzzo. “Non possiamo accettare un atto così ingrato e sprezzante della dignità dei lavoratori e dei bisogni di una comunità duramente colpita dalla pandemia”.

Come Cgil Cisl e Uil "contrasteremo ogni tentativo di discriminazione. I dipendenti del Casilino sono tutti nella stessa pianta organica e devono essere tutti tutelati e riconosciuti anche per lo straordinario contributo umano e professionale che stanno offrendo nell’emergenza sanitaria”, concludono Scali, Pero e Guzzo. “La Regione Lazio intervenga subito per far annullare il provvedimento. O siamo pronti alla mobilitazione”.

L'ospedale Policlinico Casilino in relazione alla notizia della cassa integrazione per cento dipendenti replica: "Tale notizia è del tutto falsa. L'Ospedale continua ad operare al pieno della propria capacità produttiva, tenendo naturalmente conto delle limitazioni all'attività ambulatoriale imposta dalla Regione Lazio".

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