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L'orto urbano OrtoLino del Tintoretto

L'orto urbano OrtoLino del Tintoretto

Orti Urbani, congelato il nuovo regolamento: rischiava di spaccare i cinque stelle

La delibera Fiorini che doveva archiviare il vecchio regolamento sugli Orti urbani si è arenata. Nelle intenzioni della Giunta Raggi doveva stravolgere il metodo di gestire l'assegnazione di orti e giardini

Il nuovo Regolamento capitolino sugli Orti urbani si è impantanato. Ed ora rischia di seguire la sorte di quello sul Verde. Annunciato dalla Giunta Raggi, non è mai approdato in Aula Giulio Cesare. 

Le novità previste nel regolamento di Fiorini

La delibera, firmata dall’assessora al Verde Laura Fiorini, intendeva rivoluzionare le modalità con cui, finora, l’amministrazione cittadina aveva gestito gli orti urbani. Per quanto riguarda i criteri di assegnazione, l’assessora capitolina aveva proposto di valorizzare soprattutto la prossimità spaziale dei richiedenti. Così chi abita a meno di un chilometro dallo spazio verde che si vuole coltivare, poteva ottenere 25 punti. Dieci in più di quelli riconosciuti ai giovani under 40.
 
Sul piano della durata invece, la Giunta Raggi puntava a rilasciare concessioni per un periodo compreso tra i due ed i sei anni. Un arco temporale variabile in funzione della destinazione e dell’estensione del terreno. In ogni caso, però, l’amministrazione era disposta a concedere una sola proroga. Poi i terreni, scaduta la concessione, andavano riconsegnati “liberi da ogni manufatto”.

Bocciature nel metodo e nel merito

Il nuovo regolamento sugli Orti urbani, durante l’estate, è passato al vaglio dei Municipi. E lì, inevitabilmente, sono arrivate anche delle sonore bocciature. Come quella che è giunta dal Municipio VIII. L’ente di prossimità governato da Amedeo Ciaccheri ha deciso di respingerlo al mittente. La delibera Fiorini è stata bocciata per il metodo, scarsamente partecipativo, che l'ha originata. Ma è per ragioni di merito.  “Il nuovo regolamento - si legge tra le motiviazioni che ne hanno determinato la bocciatura - prevede che gli orti nascano su impulso del Comune che stabilisce quali aree utilizzare ed in che modo”. Cosa che rappresenta “esattamente l’opposto” di quanto fatto finora. Ad oggi, al netto di alcune modifiche introdotte nel 2018, è infatti ancora in vigore il vecchio regolamento, approvato con l’amministrazione Marino.

Il vecchio regolamento: un modello in Europa

Il vecchio regolamento, ha ricordato Luigi Di Paola, il presidente della commissione Ambiente del Municipio VIII, “era nato dallo sforzo congiunto di associazioni e istituzioni di regolamentare lo sviluppo degli orti urbani a Roma. Un fenomeno che si stava configurando sempre di più come un importante percorso collettivo di rigenerazione cittadina”. Non a caso, il regolamento del 2015 “è stato riconosciuto come best practice dalla Commissione Europea ed oggi rappresenta un riferimento per alcune realtà europee. Al punto che oggi La Coruna volendosi dotare di un regolamento per la gestione degli orti urbani - ha spiegato Di Paola - si sta ispirando proprio a quello del 2015 che, la Giunta Raggi, aveva intenzione di stravolgere”. Un'intenzione che, per ora, è ferma in qualche cassetto del Comune.

Il nuovo regolamento divide

La delibera Fiorini, dopo l’espressione di parere incassata dai vari Municipi, è tornata in Campidoglio. Per diventare operativa, e trasformarsi in un nuovo regolamento, deve però ottenere l’approvazione dell’Aula Giulio Cesare. Prima però è stato fatto un check da parte della Commissione Ambiente. E lì la delibera, arrivata il 14 settembre, si è arenata. Così com’è stata formulata, rischia infatti di spaccare anche la maggioranza dei grillini. Sarebbe un autogoal. Pertanto, per non incorrere nei franchi tiratori dell'Assemblea Capitolina, occorre valutarla con attenzione. Quando? Ad oggi se ne sono perse le tracce. Forse è finita nello stesso cassetto in cui giace, da un anno, il regolamento grillino sul verde. 


 

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