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Roma 2024, il Coni ritira la candidatura. Malagò: "Tutto fermo per motivi ideologici"

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha spiegato in conferenza stampa di aver inviato la lettera al Cio. "Da oggi il Coni si occupa del Paese e smette di pensare alla città di Roma"

La corsa di Roma verso le Olimpiadi del 2024 è ufficialmente chiusa. Il Comitato promotore è in liquidazione. "Questa mattina ho scritto una lettera al Comitato olimpico internazionale con cui interrompiamo il percorso di candidatura di Roma 2024". Giovanni Malagò ha scelto una conferenza stampa presso il Salone d'onore a Palazzo H, sede del Comitato olimpico nazionale, per annunciare ciò che, dopo lo stop del Campidoglio a Cinque Stelle, era praticamente inevitabile anche se non obbligato: ritirare la Capitale.

"Formalmente esistono ancora dei piani alternativi, con i sindaci del Lazio e dell'area metropolitana, ma c'è un problema: non ci votano più, non abbiamo più credibilità" ha spiegato. Un "giorno della chiarezza" per Malagò, ma anche "i giorno più triste della mia presidenza".  Lo sport "non esce sconfitto ma a testa alta e vittima di questo contesto storico" ha continuato criticando le "cinque righe e senza entrare nel merito" con cui la Raggi ha liquidato la candidatura di Roma. Poi ha promesso: "Il Coni non ha alcuna intenzione di ricorrere al Tar, se saranno altri a farlo non ci riguarda". Malagò ha poi reagito informando i giornalisti delle sue prossime mosse per "far tornare credibile il nostro sistema sportivo". 

Candidare Milano "per la sessione del Cio del 2019" come "primo passo per riavvicinare l'Italia dopo l'inaccettabile decisione di Roma". Questo è il piano. "Una sessione del Cio manca dall'Italia dal lontano 1966. Ne ho parlato con Bach e mi ha dato disponibilità a supportare questo progetto, ne ho parlato con il governatore della Lombardia Maroni e il sindaco di Milano Sala ed entrambi si sono dimostrati entusiasti. C'è ancora qualcuno disposto a supportare il nostro movimento". Poi ha spiegato: "Il Coni e la Coni servizi dovranno rimodulare la propria azione. Non possiamo fare altrimenti. D'ora in avanti ci concentreremo sui nostri asset, che a Roma sono il Centro di preparazione olimpica dell''Acqua Acetosa e il complesso del Foro Italico".

Il Coni e la Coni servizi "dovranno rimodulare i loro impegni e le loro strategie, sia in termini di sviluppo organizzativo sia di impiantistica sportiva", ha aggiunto Malagò, anticipando che saranno effettuati lavori di ristrutturazione e ampliamento degli impianti già esistenti al Foro Italico, a cominciare dalla "copertura del Centrale del tennis entro il 2019, altrimenti c''è il rischio che lAtp dequalifichi gli Internazionli d'Italia". Inoltre "nell'estate del 2017 ci sarà l'avvio dei lavori di ristrutturazione dello stadio Olimpico, così come richiesto dall'Uefa per gli Europei 2020 fortemente voluti dalla Federcalcio e dal Coni".

Non sono mancate affermazioni di rammarico che ha accusato il Movimento cinque stelle di aver detto di no per "motivi ideologici e demagogici". "Ho provato invano a sentire Beppe Grillo" ha spiegato Malagò nel corso della conferenza stampa. "Se avessi incontrato la sindaca Raggi le avrei detto che avrei fatto di tutto, in modo lecito, per portare le Olimpiadi a Roma. Avevo in mente tre nomi che nessuno sa, una governance ideale per dimostrare che al mondo dello Sport non interessa inseguire gli appalti". Malagò non si è dimenticato di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: "Da oggi il Coni si occupa solo del Paese e smette di occuparsi della città di Roma, esclusi i suoi asset. Quindi auguri per il Flaminio, auguri per i 15 palazzetti. è doveroso che io mi occupi di tutto il Paese come ho sempre fatto". 

"La decisione del Comune di Roma era predefinita, predeterminata: l'hanno capito tutti. Noi abbiamo candidato Roma solo in base all'Agenda 2020 del Cio, ma se qualcuno non vuole ascoltare per noi non c'è niente da fare" ha aggiunto. "Quanto tempo servirà per rimarginare la ferita? Ci abbiamo messo 102 anni per avere il Comitato olimpico nazionale più considerato a livello internazionale. Ci abbiamo messo tanto a superare il ''no'' di Monti, arrivato in un momento diverso. Ora dobbiamo ripartire per scalare la montagna: non so quanto ci vorrà, ma sarà durà" ha concluso. 

Malagò ha rivelato quello che sarebbe stato il suo piano per portare a Roma le Olimpiadi. A partire dalla governance del Comitato organizzatore: "Avevo in mente tre nomi". Eccoli: "Come presidente del Comitato avevo pensato a Nerio Alessandri (fondatore di Technogym, ndr), un uomo conosciuto e apprezzato a livello mondiale, una persona normale. A supervisionare e sorvegliare il progetto un amico di infanzia dello stesso Beppe Grillo, l'architetto e senatore a vita Renzo Piano. Come terza persona incaricata di controllare insieme all'Anac, il generale Enrico Cataldi, procuratore generale dello Sport. Ma di questonon ho mai potuto parlare con la sindaca, nè aprire il dossier" ha concluso riferendosi all'incontro saltato in Campidoglio a causa del marcato ritardo della sindaca Raggi. Domani Malagò sarà con il premier Matteo Renzi al Circolo del Foro Italico: "Presenteremo i dati del ''Fondo Sport e Periferie''". 

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