Olimpiadi 2024, dal no al "sentiremo Malagò dopo l'estate". La Raggi prende tempo

Arrivano smentite alle indiscrezioni su un no imminente ai giochi. Decisione rinviata. Il Coni spera ancora e pensa anche ad un piano che coinvolga il Governo Renzi

Una fuga di notizie per inchiodare la Raggi alle proprie responsabilità. "A noi risulta il contrario", facevano sapere sabato dal Coni in merito alla notizia, lanciata dall'Adnkronos, di un imminente no alle Olimpiadi. E dal Campidoglio la smentita è arrivata a metà: nessuna decisione definitiva è stata presa. Ieri alla festa de Il Fatto Quotidiano è stata la Raggi a smentire la decisione presa: "Sono rimasta con Malagò che ci saremmo sentiti dopo l'estate. L'estate non è ancora finita. Ci sentiremo". 

Dichiarazioni che, inserite nel contesto pentastellato, assumono un valore particolare e che vanno nella direzione del commento del Coni. In Campidoglio il no alle Olimpiadi non sembra essere più un totem e la fuga di notizie di sabato sembra più un modo per mettere la Raggi di fronte alle proprie responsabilità. In campagna elettorale ha più volte ribadito il no ai giochi. La base non li vuole, i consiglieri sono uniti per il no, dall'alto del Movimento c'è chiusura ai poteri forti: insomma, viene da chiedersi cosa si aspetti a pronunciarsi in maniera definitiva. Il composto pressing di Malagò qualcosa però sembra averlo ottenuto, ovvero un gentlemen agreement a rinviare ogni decisione a dopo gli incontri. Nel frattempo, nella calma apparente, si infilano voci di ogni tipo.

Così, secondo una delle tesi che circola vuole la notizia di sabato messa in giro per richiamare all'ordine la Raggi. I pentastellati, di varie correnti, smentiscono e professano unità snocciolando i numeri del disastro, rilanciati ieri dalla sindaca. "Nel nostro debito monster da 13 miliardi - ha rincarato Raggi - 1 miliardo è ancora l'indennità di esproprio per le Olimpiadi del 60. L'anno scorso tutti gli italiani hanno finito di pagare la rata del mutuo di Italia 90. Fatevi due conti".

Potrebbe, secondo i grillini, essere stato il Coni a rilanciare il "No in arrivo" per far vedere l'effetto che fa e per irrigidire i rapporti tra Comune e Governo.

Qualcuno però, va detto, in Campidoglio il progetto olimpico lo sta vagliando e le porte non sembrano totalmente chiuse. Da una parte su Roma potrebbero piovere un sacco di soldi, utili ad affrontare partite complesse come quelle dei trasporti. In più servirebbero a far ripartire e a rimettere a nuovo gli impianti sportivi. In questa direzione vanno le dichiarazioni di ieri della Raggi: "Con Malagó parleremo di tutto ma ricordo che Roma è una città piena di impianti sportivi comunali, circa 150, che sono in condizioni disastrose. Nelle scuole lo sport si pratica solo un'ora a settimana, le sembra normale? E poi parliamo di Olimpiadi?".

Inoltre il piano B del Coni crea qualche timore in Campidoglio. Malagò starebbe infatti cercando sponde con Renzi per poter ottenere dal Governo la firma necessaria, bypassando il Comune di Roma. Il ragionamento è semplice: l'Olimpiade ha carattere nazionale, coinvolge più città, quindi è la firma di Palazzo Chigi quella necessaria. E' quella, c'è da giurare, arriverebbe immediatamente. Il presidente del Coni si fa forte della delibera votata lo scorso anno in Comune e che impegna Roma alle Olimpiadi. Per dire no, ci vuole una delibera che annulli il voto. Insomma si dovrebbe andare allo scontro, cosa che in Comune si vorrebbe evitare perché la paura, neanche troppo nascosta, è che il no alle Olimpiadi venga fatto pagare con la bocciatura dei progetti per le periferie. E La Raggi ieri si è fatta sentire in tal senso: "Ciascuna persona che ricopra un ruolo istituzionale deve svolgerlo con imparzialità. Il presidente del Consiglio e il governo svolgeranno il loro lavoro sul bando periferie con imparzialità, e se qualche progetto verrà bocciato dovranno motivarlo e ne analizzeremo le motivazioni".

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Decisivo quindi sarà l'incontro con Malagò dopo l'estate. Sarà l'incontro della "proposta che non si potrà rifiutare". Far cambiare idea alla Raggi appare difficile, ma i tentennamenti sul no definitivo non fanno morire definitivamente le speranze. 

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