A Portonaccio le Officine Zero, da fabbrica a 'multifactory': "Diventino di pubblica utilità"

L'associazione mercoledì 12 aprile incontrerà dei rappresentanti Comuali: "Solo così un vincolo salverebbe il quartiere da altri parcheggi, palazzine, hotel o aree commerciali"

Avrebbe potuto trasformarsi in un enorme spazio industriale chiuso, magari abbandonato per anni in attesa di un nuovo acquirente. Se ne sono visti tanti a Roma, così come in molte altre città nel mondo. E invece, dopo la chiusura delle attività di manutenzione dei treni notte avvenuta nel 2011, a partire dal 2013 i capannoni di via Partini 20, zona Portonaccio, si sono trasformati nelle 'Oz-Officine Zero'. "Un progetto di rigenerazione urbana e lavoro attivo" fanno sapere in una nota gli ideatori di questo progetto. "Uno spazio di lavoro collaborativo dove artigiani, upcycler, designer, architetti, ricercatori, lavoratori autonomi, associazioni e piccole cooperative mettono in condivisione non solo gli spazi, ma soprattutto le competenze e le visioni progettuali e danno vita, sotto lo stesso tetto, a idee comuni sulla comunicazione, l’arte, il riuso, la didattica, l’energia rinnovabile, il verde e gli spazi pubblici, la nuova cittadinanza" continua la nota. "A oggi la comunità attiva all’interno di Oz-Officine Zero conta circa 50 lavoratori, ma a pieno regime può ospitarne fino a 150". 

La storia della fabbrica affonda le sue radici negli anni 30. Venivano aggiustati e arredati i vagoni letto della francese Compagnie Internationale des Wagons Lits. Poi l'attività passò al Gruppo Barletta e nel 2011 le attività vennero interrotte. Nel febbraio del 2012, a cassa integrazione già avviata, una ventina di ex lavoratori (sui 59 che persero il lavoro) occupò lo spazio per opporsi a qualsiasi ipotesi di "valorizzazione" urbana. Piano piano lo spazio si è allargato ad altre figure professionali fino a trasformarsi in una sorta di coworking. "Un movimento eterogeneo di lavoratori che ha dato vita a un’occupazione per riprogettare gli spazi delle officine, per immaginarne una seconda vita, alternativa alla prima ma sempre produttiva, per strapparli alla speculazione e all’abbandono in cui ora rischiano di ripiombare" fanno sapere nella nota. Da un lato, "una risposta forte a un mondo del lavoro che tende sempre più all’atomizzazione e all’esclusione". Dall'altro, "anche un progetto ad altra rigenerazione urbana"- 

Sullo spazio, tecnicamente occupato dagli aderenti dell'associazione Officine Zero, "incombe da tre anni un procedura d'asta". Da tempo è stata avviata un'interlocuzione con il Municipio IV e mercoledì 12 aprile sarà la volta di un incontro con il Comune. "Incontreremo il vicesindaco, Luca Bergamo, e l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, anche se noi vorremmo ci fosse anche la responsabile delle Attività produttive" spiegano. "Chiederemo che venga riconosciuta la pubblica utilità di questo progetto. Solo così un vincolo salverebbe il quartiere da altri parcheggi, palazzine, hotel o aree commerciali e consentirebbe di scacciare lo spettro dell’asta dando il tempo ad Oz di concludere il suo percorso di collaborazione con diversi enti per l’acquisizione dell’area". 

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