Domenica, 21 Luglio 2024
Politica

Occupazioni abusive, il ministro Piantedosi esporta il "modello Roma" in tutta Italia

L'ex prefetto della Capitale detta la linea sia sugli stabili già occupati sia su quelli abbandonati a rischio: "I nuclei fragili vanno assistiti, gli enti locali accedano ai fondi sulla sicurezza urbana"

Evitare l'occupazione di stabili abbandonati e degradati responsabilizzando maggiormente i proprietari e sgomberare quelli già occupati abusivamente, seguendo il metodo messo a punto già ai tempi di via del Caravaggio. Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno, tira fuori dal cassetto il "modus operandi" di quando era Prefetto di Roma e in una direttiva indirizzata a tutte le prefetture d'Italia detta la linea da seguire per il futuro, coinvolgendo maggiormente gli enti locali. 

La direttiva Piantedosi sulle occupazioni abusive

Il punto di partenza è evidentemente quanto successo a Firenze, dove una bimba scomparsa dall'ex hotel Astor ha acceso i riflettori sul racket delle occupazioni abusive nel capoluogo toscano. Ma ancor prima, il dibattito sul "decreto anti rave", uno dei primi atti del governo Meloni. Tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023 sembrava che la linea del governo di centrodestra sulle occupazioni abusive dovesse essere molto più dura di quanto non sia oggi: sgomberi, pene severe, guerra alla residenza agli occupanti in deroga al decreto Renzi-Lupi del 2014. E invece Piantedosi, che da inquilino di Palazzo Valentino ha lavorato con Regione Lazio e Roma Capitale alla chiusura anche delle occupazioni di viale delle Province e Valle Fiorita, assume una postura molto più morbida. 

Ricognizione degli stabili vuoti e pressing sui privati

Innanzitutto, partendo dagli stabili non ancora occupati ma a rischio, chiede "una ricognizione, in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica - si legge nella direttiva - allargata alla partecipazione di Regioni e Comuni interessati". Le forze dell'ordine, insieme alla polizia locale "garantirà le misure idonee a prevenire nuove occupazioni". E qui entrano in ballo le amministrazioni locali e il loro ruolo nei confronti dei proprietari degli immobili abbandonati. Privati o pubblici che siano, chi ne ha responsabilità "deve assumere iniziative per evitare intrusioni di estranei".

A Roma 161 immobili sotto osservazione: il 36% è comunale

E tra cinema abbandonati, ex fabbriche, ex uffici, ex scuole di ogni ordine e grado, palazzi di proprietà della pubblica amministrazione ce ne sono oltre 150 secondo un censimento effettuato dal Viminale, subito dopo lo stupro e l'omicidio di Desirèe Mariottini a via dei Lucani, San Lorenzo, all'interno di un edificio abbandonato che oggi non esiste più. Il 36% di questi (il numero esatto è 161) è di proprietà del Comune. Il 33% di privati, il 13% di altri enti pubblici e ben il 18% non è identificabile. "In tale ambito  - specifica Piantedosi - i comuni capoluogo di Città metropolitana potranno anche avvalersi delle risorse del Fondo per la sicurezza urbana per l’esecuzione, in danno dei proprietari di immobili abbandonati o sgomberati, di provvedimenti contingibili e urgenti per la messa in sicurezza degli stessi". Per fare un esempio plastico di ciò che il Governo non vuole che accada basta ritornare al 22 giugno scorso. I movimenti per il diritto all'abitare hanno occupato per qualche ora l'ex scuola "Sibilla Aleramo" su via Tiburtina, in zona Rebibbia. Una scuola vuota da oltre dieci anni, con all'interno ancora mobili, banchi, cattedre e cancelleria. Le forze dell'ordine sono intervenute, hanno fatto uscire gli occupanti e in meno di mezza giornata è tutto finito, con l'assessore al patrimonio di Roma Capitale, Tobia Zevi, che disse: "La nostra disponibilità ad un percorso condiviso non ammette nuove occupazioni di immobili, siano essi pubblici o privati, che rischiano solamente di interrompere il dialogo con i movimenti".

Tutela dei vulnerabili negli sgomberi 

Ci sono poi gli immobili già occupati. A Roma negli ultimi due anni sono state sgomberate pacificamente tre occupazioni: via del Caravaggio in VIII municipio, viale delle Province in II e l'ex clinica Valle Fiorita a Primavalle, in XIII. Ogni volta il metodo utilizzato è stato quello di un censimento delle famiglie occupanti, l'individuazione delle fragilità e il trasferimento degli aventi diritto in alloggi di proprietà comunale o regionale (quindi Ater). Ed è così che Piantedosi chiede che si operi a tutte le prefetture d'Italia: "La direttiva invita i Prefetti a procedere con priorità a un censimento delle persone presenti negli stabili - è la raccomandazione - . Se vi fossero minori, o altri soggetti in condizioni di fragilità non in grado di reperire autonomamente un alloggio alternativo, saranno individuate, in primo luogo dagli enti territoriali anche con il coinvolgimento del privato sociale, le misure di tutela necessarie". E per riuscirci, Piantedosi ricorda alle amministrazioni che possono attingere dal Fondo per la sicurezza urbana 2023 "per supportare, dopo lo sgombero degli immobili occupati abusivamente, i nuclei familiari in condizioni di particolare vulnerabilità". Nessuno sgombero senza alternative, quindi. Almeno per chi non ha gli strumenti economici per trovare un appartamento sul mercato libero. 

Priorità agli immobili sequestrati

A Piantedosi, comunque, sta a cuore che si evitino scontri giudiziari con i proprietari che portino - come nel caso dell'ex salumificio Fiorucci a via Prenestina 913 - a richieste di maxi risarcimenti per il ritardato sgombero: "Il piano degli sgomberi dovrà privilegiare - scrive il ministro - compatibilmente con le specifiche peculiarità del contesto territoriale, le occupazioni cui hanno fatto seguito provvedimenti di sequestro giudiziario e quelle che vedono un qualche coinvolgimento di soggetti o organizzazioni criminali".

DOSSIER - Una città nella città. La mappa delle occupazioni abitative di Roma

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