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Teatro Valle: occupanti in battaglia da 4 mesi, ma il futuro qual è?

Chi sono, cosa vogliono, per quanto tempo rimarranno gli occupanti del valle al teatro Valle. Forse le risposte sono nello Statuto che sta per venire alla luce. Intanto ci si chiede: esitono margini di dialogo con le istituzioni, o no? Le autorità lo lasceranno occupato, o no?

Sono passati 4 mesi dal 14 giugno, 4 mesi di occupazione del teatro Valle. 4 mesi di silenzio da parte delle istituzioni. Silenzio intervallato a tratti da alcune dichiarazioni: gli interventi del sottosegretario ai beni Culturali Francesco Giro, "il Valle è un centro sociale a cinque stelle", e del presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale Federico Mollicone per esempio: "l'occupazione del teatro Valle non ha niente a che fare con la difesa della cultura, siamo davanti ad un'occupazione da parte di privati in palese conflitto di interessi". La linea delle autorità romane è sempre stata quella secondo la quale, dopo gli 1,3 milioni di Euro stanziati per la stagione 2011/12, se quello spazio non si liberasse, i cittadini sarebbero privati di un luogo pubblico, "è arrivato il momento di restituire ai romani un bene pubblico" (ancora Mollicone, ndr).

Poi l'inversione a U sulla strada del contenzioso tra amministrazione romana e occupanti del teatro Valle. Il sindaco di Roma ha dichiarato, aprendo uno spiraglio di dialogo, di augurarsi "che prima del Festival del Cinema di Roma ci possa essere un incontro tra le istituzioni e questa realtà che ha dimostrato di avere una produttività per trovare una soluzione. Io sono disponibile sotto questo punto di vista. Come il Festival di Venezia è stato il luogo della protesta, così mi piacerebbe che il Festival di Roma possa diventare il luogo dove annunciare una soluzione positiva".

Al Valle sono stati tutti felici ("felici delle dichiarazioni del sindaco, che dimostrano un ulteriore riconoscimento al percorso di lotta intrapreso" si legge nella loro lettera di risposta) ma non del tutto convinti dal suo intervento. Il sospetto è che il primo cittadino tema, dopo l'esperienza veneziana, la "rivolta culturale" in occasione della Mostra del Cinema in laguna, una nuova azione dimostrativa da parte degli artisti del Valle che guasti la festa di Roma del 27 ottobre.

Su questo non si sbottona nessuno: "Non posso dirti se abbiamo in mente o no qualcosa, e dove saremo in quei giorni" mi dice Fulvio Molena, uno degli occupanti che comunque risponde, indirettamente, alle principali recriminazioni delle autorità romane: "Noi abbiamo veramente restituito quello spazio culturale alla collettività, il teatro è sempre pieno, abbiamo un programma zeppo di appuntamenti, corsi di formazione al pomeriggio e spettacoli la sera. Il nostro è un modello di gestione vincente, e in qualche modo Alemanno lo ha riconosciuto". E il desiderio di lasciare fuori le istituzioni dagli affari del Valle rimane intatto.

Quando l'assessore alla cultura Gasperini ha parlato della creazione di un centro per la drammaturgia contemporanea, gli si è fatto notare che la cosa è già prevista anche nello Statuto che gli occupanti del Valle stanno preparando.

Ad oggi, la domanda posta agli occupanti del Valle è: "cosa dovrebbe fare il sindaco perché fossero soddisfatte tutte le vostre rischieste?" Noi non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Nessuna inversione da parte loro, ma neanche piccole deviazioni (concessioni al dialogo) per gli occupanti del Valle, dritti sulla strada dell'autogestione, sulla strada che lascia fuori le istituzioni in nome della partecipazione orizzontale, sulla strada di uno Statuto che, dicono, stia per arrivare.

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