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Sanità: sindacati e medici occupano simbolicamente il San Camillo

E' durato 15 minuti il sit in spontaneo che ha portato le organizzazioni sindacali ed i camici bianchi a protestare nel primo pomeriggio di ieri davanti al nosocomio di Monteverde. Al centro della protesta la mancanza dei posti letto, il numero ridotto di infermieri ed una situazione a "rischio per la salute dei cittadini"

Un quarto d'ora di occupazione. Un sit in spontaneo per denunciare le condizioni dell'ospedale San Camillo Forlanini di Roma, dove continuano a mancare i posto letti dedicati all'emergenza e non ci sono medici e infermieri adeguati a smaltire il flusso di pazienti che si recano al Pronto Soccorso. Questa la protesta messa in scena ieri all'una al nosocomio romano da parte di tutte le Organizzazioni Sindacali della dirigenza medica e dai camici bianchi di tutte le sigle sindacali mediche che hanno aderito alla mobilitazione. Lo rende noto un comunicato: "Nel corso di un sit in - spiega la nota - è stata ribadita la volontà di portare avanti la vertenza finché la Regione Lazio non darà risposta alle necessità più urgenti in tema di posti letto e dotazione organica. Richieste minime, e quindi irrinunciabili".

AGITAZIONE ANNUNCIATA - Occupazione simbolica di ieri che era già stata annunciata nel corso della scorsa settimana: "Le gravi criticità che hanno portato nei mesi scorsi il nostro ospedale al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica non sono ancora risolte - avevano ricordato i sindacati medici -. Sono ricomparsi posti letto nei corridoi dei reparti, si assiste al blocco dei ricoveri programmati anche per patologie rilevanti. Il progetto di inserire i medici di medicina generale nel pronto soccorso per assistere i pazienti in codice bianco o verde è del tutto estraneo alla più importante criticità quotidiana: ricoverare un paziente in codice giallo o rosso".

RESPONSABILI SIT IN - Mobilitazione spontanea che ha attirato l'attenzione dei carabinieri, giunti sul posto per accertamenti. I militari hanno poi individuato i responsabili che hanno organizzato la manifestazione, identificando il dottor Bruno Schiavo. Ma i sanitari in "sciopero" non hanno certo avuto paura dell'intervento dell'Arma, visto che il delegato dell'Anaao, Sandro Petrolati, ha presentato già da tempo un esposto in procura denunciando che l'inadeguatezza strutturale rispetto all'affollamento di pazienti mette a serio rischio le prestazioni. Esposto, pare, finito nel nulla.

MOTIVAZIONI - Occupazione virtuale 'rivendicata' dalle organizzazioni sindacali e dai medici che vi hanno aderito per dare seguito ad un primo allarme lanciato lo scorso febbraio: "Dopo tre mesi dalla nostra denuncia, corredata da foto, nulla è cambiato al San Camillo. Continuano a mancare posti letto dedicati all’emergenza e non ci sono medici e infermieri adeguati a smaltire il flusso di pazienti che si recano al Pronto Soccorso. Tutte le sigle sindacali e gli operatori sanitari hanno protestato occupando l’ospedale e denunciando  una situazione insostenibile che mette a rischio la salute dei cittadini e la tempestività delle cure nel Dea di II livello.  È la conferma definitiva che le nostre denunce erano basate su fatti concreti e gravissimi. Tanto che oggi, lo stesso Direttore generale conferma le denunce degli operatori. Rispetto a tutto ciò la Giunta regionale in questi mesi è rimasta con le mani in mano e ha preferito impegnarsi nella creazione del nuovo partito personale della Polverini e fare propaganda. Oggi si è toccato il paradosso: la Presidente canta le lodi, per altro meritate, del Bambin Gesù, pur sempre ospedale estero, mentre il più grande ospedale pubblico del Lazio è allo sfascio. Infermieri e medici non ce la fanno più a rimediare come possono alle toppe di un’amministrazione regionale latitante. La nostra sanità sta letteralmente crollando. E la Polverini resta a guardare, più interessata a contare i voti del suo partito che non sembra aver salvato il Pdl dalla disfatta, che a governare. È una commedia inguardabile”.

OCCUPATI - Flash mob che ha riguardato anche la situazione occupazione del nosocomio, con un ospedale "Che funziona, si può dire, grazie al notevole contributo di medici 'sfruttati', con contratti precari cocopro. In tutta la struttura sono ben sessanta, di questi sei al pronto soccorso. A fronte di 1200 euro al mese, sono sottoposti a turni notturni e festivi massacranti che vanno dalle 12 alle 18 ore. Da ciò si spiega il perché del cartello esposto durante il sit-in: Un ospedale così? No grazie".

NARDI E PETROLATI - Una protesta che nasce dalle estreme condizioni in cui si trova il Dea diretto dal dottor Andrea Levi Della Vida, il secondo della regione Lazio per accessi (95mila annui) dopo il Policlinico Umberto I (137mila). Struttura nella quale non mancano le aggressioni a medici e infermieri con "i pazienti stanno sulle barelle in attesa di ricovero anche quattro giorni, stipati in una stanza di tre metri per tre priva di privacy. Questo accade perché a valle della struttura d'emergenza, mancano i posti letto". "Negli ultimi tempi - ha denunciato il dottor Petrolati - hanno tagliato 350 letti. E così, quando il pronto soccorso si affolla, le barelle vengono sparse nei corridoio dei vari reparti". Attualmente i posti letto sono circa 700". Ma che la situazione del San Camillo sia drammatica lo denuncia anche il dottor Giuseppe Nardi, il primario dell'unità shock e trauma, la Rianimazione 1 che ha una decina di posti letto. "Il personale della rianimazione - ha denunciato il medico - è stato ridotto da 5 a 4. Questo comporta che un paio di pazienti non possano essere guardati nel modo adeguato. Rifiutarli, del resto, non è possibile. E così la nostra rianimazione, come quelle di tutto il Lazio che si trovano nelle stesse nostre condizioni, sono infestate da batteri antibioticoresistenti".

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