Emergenza abitativa, esplode il caso di via Bibulo: "Il Comune compri il palazzo all'asta"

L'immobile è tra quelli presi in considerazione dalla delibera regionale. Le 98 famiglie chiedono da mesi che le istituzioni procedano all'acquisto a prezzi d'asta. Ma a distanza di pochi giorni da termine, rischiano di finire in mano a un privato

Foto Facebook Asia Usb

Decine di persone hanno occupato questa mattina l'assessorato al Patrimonio di Andrea Mazzillo, in piazza Giovanni da Verrazzano. Si tratta dei residenti del palazzo dislocato al civico 13 di via Lucio Calpurnio Bibulo a Don Bosco. Dopo il fallimento della società proprietaria, è stato messo all'asta ed entro la fine del mese rischiano di finire in mezzo a una strada. Quello di via Bibulo non è un immobile qualsiasi: nel 2007 venne requisito dall'allora presidente del X Municipio (attuale VII), Sandro Medici, che permise alle famiglie residenti, già allora minacciate da uno sfratto, di rimanere. Nel tempo quello stabile ha fatto da 'ammortizzatore' per molte persone in emergenza abitativa e oggi ci vivono ben 98 famiglie. 

Per capire il motivo della protesta di questa mattina è necessario allargare il campo al quadro dell'azione politica che si è delineata in merito all'emergenza abitativa. Il palazzo di via Bibulo infatti è inserito nell'elenco degli immobili 'tutelati' dal Piano per l'emergenza abitativa della Capitale contenuto nella delibera regionale del 2014. Un provvedimento che stanziava 194 milioni di euro destinati ad una serie di misure tra cui l'acquisto di 1200 alloggi con interventi di recupero ed autorecupero del patrimonio pubblico o sul mercato a prezzi calmierati.

Destinatari del provvedimento non solo le migliaia di persone in attesa per una casa popolare ma anche, in misura uguale, gli abitanti dei residence e quelli delle occupazioni presenti sul territorio al 31 dicembre del 2013.  La deliberà resto lettera morta fino ad essere modificata dalla versione attuativa del commissario capitolino Francesco Paolo Tronca che dimezzò la quota di abitazioni destinata alle occupazioni e introdusse la residenza come requisito per avere diritto ad un alloggio escludendo così tutte quelle famiglie impossibilitate ad accedervi per via dell'art. 5 del Piano Casa. Viene eletta Virginia Raggi e la delibera Tronca non viene modificata.

In questo quadro si inserisce la protesta degli abitanti di via Bibulo. Dopo aver rappresentato un vero e proprio esempio di come un'amministrazione pubblica possa entrare a gamba tesa per arginare il disagio abitativo delle città, i suoi abitanti hanno posto sul tavolo delle istituzioni la richiesta di acquistare all'asta il palazzo grazie ai finanziamenti disposti dalla delibera regionale. "Un'operazione che si sarebbe potuta effettuare a prezzi vantaggiosi per l'amministrazione dal momento che il ribasso previsto per la terza gara d'asta (che si è tenuta il 16 maggio scorso, ndr) era di 1000 euro al metro quadro mentre per l'acquisto a 'canone calmierato' di alloggi privati, come si è visto anche nelle ultime tre gare dell'Ater andate deserte, ammonta a 1700. E invece a Roma rischia di vincere nuovamente la speculazione" commenta Angelo Fascetti di Asia Usb. 

La protesta di questa mattina non è un fulmine a ciel sereno. "Da un anno langue tra rinvii e inspiegabili mancanze di Regione Lazio e Comune di Roma la risposta" si legge in una nota di abitanti e Asia Usb. Da febbraio Regione e Comune hanno avviato un interlocuzione sul punto. I residenti chiedevano che l'acquisto venisse effettuato dall'Ater ma il tentativo venne bloccato. La Regione decise allora di passare la palla al Comune e mercoledì 10 maggio, a quasi un anno dalla banditura dell'asta, trasferì i primi 40 milioni di euro, sui 194 totali, all'amministrazione capitolina. Soldi da destinare non solo alla 'manifestazione d'interesse' sull'immobile di via Bibulo ma anche per avviare la delibera regionale che si trascina ormai da anni, modificata per di più dal provvedimento di Tronca.

Il Comune, pur provandoci, non produce alcun atto concreto e cerca di prendere tempo chiedendo un rinvio per i termini per l'offerta d'acquisto, non riuscendoci. Ma l'ultima parola non è detta. Il tempo scadrà definitivamente il 31 maggio e, fanno sapere da Asia Usb, "l'aggiudicazione provvisoria ad un privato può essere superata dall'offerta pubblica". Così gli inquilini hanno deciso di 'sollecitare' l'assessore Mazzillo in una storia il cui finale è ancora tutto da scrivere. E velocemente. L'occupazione è terminata nel tardo pomeriggio dietro la convocazione di incontri urgenti con l'assessore Mazzillo. Molto dipenderà dall'esito di questi. 

La vicenda di via Bibulo è solo la punta dell'iceberg. Dopo l'approvazione della delibera regionale poco o nulla è stato fatto. Anzi. Lo strumento attuativo oggi nelle mani dell'amministrazione Raggi è ancora la delibera commissariale. Anche i movimenti per il diritto all'abitare, che il 17 maggio scorso, con tanto di manifestazione fuori da Palazzo Senatorio, hanno incontrato gli assessori al Patrimonio e alle Politiche Sociali, Andrea Mazzillo e Laura Baldassarre, (in assenza del titolare delle Politiche Abitative), sono sul piede di guerra. E dopo quell'incontro, terminato con un nulla di fatto, gli animi sono ancora più tesi. 

"Il giudizio è negativo. La strategia che ci troviamo di fronte è l'immobilismo" commenta Paolo di Vetta del movimento per il diritto all'abitare romano. "Ad oggi l'unico strumento di attuazione della delibera regionale è un provvedimento emesso dalla gestione commissariale. Nemmeno lo sblocco dei 40 milioni di euro regionali ha portato la Giunta Raggi a superare questo stato delle cose. E questo limita fortemente l'azione che si sarebbe dovuta mettere in campo: restringe le categorie inizialmente previste relegando i residence al buono casa ed escludendo di fatto le occupazioni, riconosce il diritto all'alloggio in base alle residenze e non con il censimento che era stato richiesto". Sul punto, sottolinea Di Vetta, "prendiamo atto che la sindaca ancora non ha preso in considerazione la deroga contenuta nell'articolo 11 del provvedimento Minniti rispetto all’utilizzo del famigerato articolo 5 della legge Lupi". L'articolo che nega residenze e diritti connessi agli occupanti.

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