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VIDEO | Ex Penicillina, gli occupanti aprono i cancelli: "Siamo esseri umani, viviamo qui perchè senza scelta"

La conferenza stampa di oggi, mercoledì 14 novembre, organizzata dentro la ex Penicillina da attivisti di Asia Usb, Potere al Popolo e parte degli occupanti: "Lanciamo un sos"

 

L’ex penicillina non è una zona franca. Oggi gli abitanti del sito industriale abbandonato sulla via Tiburtina, all’altezza del quartiere di San Basilio, hanno aperto il cancello ai giornalisti per una conferenza stampa organizzata insieme agli attivisti di Asia Usb, Potere al popolo e movimenti per il diritto all'abitare. “In questi mesi in molti hanno parlato di noi senza ascoltarci. Per questo abbiamo deciso di prendere parola” ha spiegato John. “Per lanciare un sos perché siamo esseri umani, non veniamo da Marte, ma siamo costretti per mancanza di alternative a vivere in questo relitto, dove ci sono rifiuti tossici, spazzatura e anche alcune parti pericolanti”.

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John parla dietro a un tavolo fiancheggiato da una ventina di altri residenti e da qualche attivista. Qualcuno, prima diffidente, si avvicina dopo qualche minuto al gruppo numeroso di giornalisti che si è riunito nel cuore del sito industriale abbandonato, abitato da “seicento persone”. Anche se, ammettono, “non esiste alcun censimento ufficiale”. Qualcun altro resta a guardare da lontano, preferendo tenersi alla larga da domande e telecamere. “Spero che mia madre non veda mai dove sto abitando” confida un ragazzo. “Pensavamo di essere da soli e invece ci siamo accorti che a San Basilio c’è qualcuno che come noi lotta per il diritto alla casa”. Il microfono passa di mano in mano: “Ognuno di noi ha una storia, anche noi siamo stati educati dai nostri genitori. Ognuno di noi può svolgere un mestiere” racconta un altro. “Siamo bloccati qui dentro perché se non riesci ad avere tutti i documenti in regola non puoi lavorare e se non puoi lavorare non puoi trovare una casa. La nostra vita qui dentro è una sofferenza”.

Lo sgombero dello stabile è in cima alla lista delle operazioni considerate più urgenti dalla prefettura. I residenti hanno così lanciato una proposta: “Evitiamo lo sgombero ma lavoriamo per un’evacuazione. Vogliamo uscire di qui con un’alternativa alloggiativa. Dopodiché questo spazio, che è stato abbandonato da un privato, deve essere requisito dal Comune per essere bonificato e aperto a tutta la città. Ci si possono fare tante cose, comprese quelle case popolari che servono a molti”. L’obiettivo, fanno sapere da Asia Usb, è quello di chiedere “l’apertura di un tavolo interistituzionale con Prefettura, Comune e Regione per trovare una soluzione a questa situazione. Perché gli sgomberi sono inutili e anche ieri, dopo le operazioni al Baobab, qualcuno è arrivato qui”. Poi ha terminato: “Vogliamo che sia chiaro che il primo responsabile di questa situazione è la proprietà che ha abbandonato questo posto e l’ha lasciato diventare una discarica”.

La ricercatrice Patrizia Steppetti, dell’associazione Women’s International League for Peace and Freedom/Italia, ha raccolto circa duecento curriculum: “Moltissimi di questi ragazzi sono venuti da me per farsi aiutare a scrivere il loro curriculum, per effettuare un bilancio delle loro competenze. Alcuni, per esempio, sono riusciti a rientrare nei percorsi della Regione Lazio Garanzia Giovani, altri a sottoscrivere contratti di lavoro. Qui dentro ci sono le professionalità più disparate. Falegnami, muratori, elettricisti. Purtroppo, spesso, la difficoltà più difficile da rimuovere è la possibilità di farsi rinnovare il permesso di soggiorno”.

Al loro fianco anche Aboubakar Soumahoro dell’Unione sindacale di base. “Uno stato che costringe le persone a vivere in queste condizioni è uno stato che va contro l’umanità” ha detto. “Dicono che prima vengono gli italiani. Ma qui dentro abitano anche italiani. E allora vuol dire che i poveri non fanno parte di questa categoria”. Poi ha puntato il dito contro il Governo: “Non è possibile non regolarizzare le persone dopo tutti questi anni che vivono in Italia. Dobbiamo ricordare che questa condizione non è frutto di una scelta ma sono le politiche che portano le persone ad arrivare a questo punto. La politica della ruspa crea illegalità ma noi vogliamo legalità”.

Anche Federica Borlizzi, dell’associazione Alterego Fabbrica dei diritti, che all’interno dell’ex penicillina ha mantenuto per mesi un presidio insieme a molte altre realtà come A buon diritto e Medici per i diritti umani, denuncia: “Molte di queste persone sono costrette a vivere nell’illegalità. Ad alcuni la Questura non ha riconosciuto la residenza, senza la quale non possono rinnovare il permesso di soggiorno, altri sono titolari di una protezione umanitaria, altri ancora sono vittime di revoche ingiuste” ha affermato nel corso della conferenza stampa. “Tutto questo viene creato dalle politiche sull’immigrazione. Il dl Sicurezza butterà per strada 1059 persone che andranno ad ingrossare situazioni come queste”.

L’immenso scheletro dell’ex sito industriale eroso da anni di abbandono avvolge i partecipanti alla conferenza stampa, nasconde le baracche di fortuna realizzate un po’ ovunque, là dove lo spazio lo permette, separa i presenti dal resto della città. “Sessantanni anni fa questo luogo era un gioiello dove lavoravano 1.600 persone” spiega il professor Andrea Turchi, chimico in pensione che da anni si interessa all’ex penicillina. Negli anni ’90 la produzione è finita e l’enorme struttura è stata abbandonata: “Chi se ne è andato non l’ha nemmeno svuotata”. Turchi parla di “amianto in forma disgregata che serviva per coibentare le tubature, medicinali che a volte fanno da tappeto per le abitazioni, bottiglie aperte ancora piene di acidi. Quello che ho potuto vedere qui dentro va oltre ogni immaginazione”.

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