Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Campo rom La Barbuta: un nuovo villaggio firmato Leroy Merlin

L'Associazione 21 Luglio presenta il progetto: un nuovo campo costruito da Leroy Merlin, accanto a quello odierno, in cambio della concessione del diritto di superficie all'impresa

In conferenza stampa

Un nuovo campo a cento metri da quello vecchio. Un nuovo “villaggio della solidarietà” esattamente accanto a quello aperto solo due anni fa, già costato all'amministrazione 10 milioni di euro per la costruzione e 5 per la gestione. Per qualcuno una nuova frattura che si apre tra quello che Roma fa, e quello che l'Europa vuole. 

UN NUOVO VILLAGGIO - La notizia era già trapelata a inizio anno, ma oggi l'Associazione 21 luglio col rapporto "Terminal Barbuta" scende nel dettaglio del progetto presentato al Comune di Roma dalla stessa Leroy Merlin Italia, insieme all'impresa Stradaioli, alla Comunità di Capodarco di Roma e alla cooperativa Ermes. La proposta è datata 13 maggio 2013 e "prevede la costruzione di un nuovo villaggio della solidarietà dove trasferire le comunità oggi residenti a La Barbuta - spiega il rapporto - per 'fronteggiare l'emergenza nomadi in maniera costruttiva ed organizzata, nell'ottica di scongiurare ogni rischio igienico-sanitario'". 

Secondo l'associazione 21 luglio, la cordata propone di suddividere il terreno in due parti: circa 217 mila metri quadri da destinare alle realizzazione delle attività commerciali di Leroy Merlin, mentre i restanti 57 mila metri quadri andrebbero al nuovo villaggio, di cui 35 mila per realizzare abitazioni, 1.180 mq per la realizzazione di un Centro di formazione ambientale e altri 5.360 mq per creare un centro di trasferenza per il recupero e il riciclo dei rifiuti, oltre a spazi verdi, strade e parcheggi. A coprire le spese per la realizzazione del nuovo villaggio e delle altre strutture menzionate, spiega l'associazione, si propone Leroy Merlin, dietro la "concessione di un diritto di superficie dell'intera area per 99 anni con cambio di destinazione d'uso da verde pubblico a commerciale per strutture di grandi dimensioni".

I DETTAGLI DEL PROGETTO - Ma veniamo ai dettagli. Secondo il rapporto, l'operazione è stata strutturata prevedendo la costituzione di un'Ati (associazione temporale di imprese) orizzontale tra le realtà coinvolte. "Leroy Merlin Italia - si legge nel rapporto - in qualità di mandataria, la Comunità di Capodarco di Roma in qualità di gestore del villaggio della solidarietà e l'impresa Stradaioli in qualità di costruttore del villaggio della solidarietà". 

Durata dell'Ati, 18 anni: 3 per la progettazione e la realizzazione del progetto, i restanti 15 per la gestione del nuovo villaggio. L'investimento complessivo, spiega l'associazione 21 luglio è di 11,5 milioni di euro, a carico, come già detto di Leroy Merlin. Ma tra i costi elencati nel rapporto ci sono anche quelli della gestione del nuovo villaggio affidato alla Comunità di Capodarco di Roma e alla cooperativa Ermes che la 21 luglio stima in 597 mila euro l'anno per 15 anni, in totale oltre 8,9 milioni di euro. 

Il progetto, infatti, prevede il coinvolgimento di 28 operatori sociali. Nuovo insediamento, vecchi problemi. Il nuovo villaggio immaginato nel progetto è indubbiamente altra cosa rispetto all'attuale campo presente a La Barbuta. I nuovi moduli abitativi sarebbero di 63 metri quadri ciascuno, quando oggi al massimo si arriva a 32, cioè la metà. Ogni unità abitativa, spiega il rapporto, è previsto che sia fornita di orto, patii ombreggiati, serbatoio per la raccolta delle acque piovane, doppio camino, collettori solari e pannelli fotovoltaici. Niente di paragonabile con gli attuali campi della capitale. 

CRITICHE - Tuttavia, ci sono delle questioni che non convincono gli attivisti dell'associazione 21 luglio. A partire dai numeri. Nell'attuale villaggio della Barbuta, infatti, ci sono 580 abitanti, mentre il nuovo insediamento ne prevede circa 400. Quindi per gli altri 180 rom presenti nel campo si prevedono, qualora il progetto dovesse andare in porto, nuovi trasferimenti, oppure un nuovo campo. Per i 400 fortunati, invece, seppure ci sarà un "presunto miglioramento della qualità della vita - spiega il rapporto - continueranno a vivere in una condizione di segregazione abitativa e sociale".

"SUPERARE MODELLO CAMPI" - La soluzione, per l'associazione, è chiudere i campi, come vuole l'Europa con la Strategia nazionale per l'inclusione dei rom. “Non esistono scorciatoie o ulteriori rinvii. Il superamento e' una scelta urgente, improcrastinabile". Occorre spiega l'associazione, attivare percorsi di fuori uscita dai campi verso una vera integrazione. E i fondi non mancano. "Basterebbe riconvertire i quasi 2 milioni di euro spesi ogni anno dal comune di Roma per la sua gestione in progetti di uscita o i circa 250 mila euro che la multinazionale d'oltralpe sarebbe disposta a spendere per una famiglia rom della periferia romana per la costruzione e la gestione del nuovo insediamento". Per fare ciò, conclude Stasolla, serve "coraggio politico".

Anche l'intento del Comune sembrerebbe andare verso la garanzia di condizioni di vita accettabili per chi al momento non le ha. Come chiede l'Europa. La ragion d'essere del progetto Leroy Marlin? "Fronteggiare l'emergenza nomadi in maniera costruttiva e organizzata, nell'ottica di scongiurare ogni rischio igienico-sanitario". Già, con un altro campo attaccato al precedente. 

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