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Dai pacchi di cibo alla piazza piena per il cinema all'aperto: "Ecco il piano di Nonna Roma contro la povertà"

Intervista ad Alberto Campailla, presidente dell'associazione Nonna Roma

Dalla distribuzione di pacchi alimentari per le famiglie meno abbienti al cinema all’aperto che per diverse serate ha riempito Largo Agosta. Nonna Roma, il progetto di mutualismo e solidarietà avviato ormai circa un anno fa dal circolo Arci di Sparwasser insieme ad Arci di Roma e alla Cgil, “è diventato ormai un punto di riferimento” per una serie di quartieri del V municipio, uno dei più poveri della città. Romatoday ha intervistato Alberto Campailla, presidente dell’associazione Nonna Roma. 

Come volontari di Nonna Roma siete abituati a pensare ai cosiddetti ‘beni di prima necessità’: cibo, vestiti, sostegno nella ricerca di un lavoro o per fermare uno sfratto. Vi aspettavate il successo che ha avuto il cinema all’aperto?

Forse non ci aspettavamo un successo simile ma una buona risposta era attesa. La maggior parte degli eventi culturali, soprattutto quelli gratuiti, si svolge nei quartieri centrali mentre intere zone della città restano scoperte. Nel nostro piccolo abbiamo provato a portare in piazza uno dei più straordinari strumenti di emancipazione culturale: il cinema. Un linguaggio universale in un quartiere dove il cinema non c’è e se c’è è a pagamento e quindi non accessibile a tutti. L’affluenza è stata davvero enorme, all’incirca 3 mila persone. Le abbiamo attirate con una programmazione particolare ed eterogenea, dalla serata organizzata insieme a Banca Etica sul tema della povertà e dello spreco alimentare a quella dedicata ai bambini durante la quale abbiamo proiettato un cartone animato. E ancora film come ‘La pazza gioia’ o ‘Perfetti sconosciuti’che parlano della società in tutte le sue sfaccettature. 

Nonna Roma opera da circa un anno. Siete soddisfatti delle attività svolte fino ad oggi?

Il progetto in un anno è cresciuto molto. Siamo ormai un punto di riferimento per tante persone in difficoltà nel V municipio. Attualmente aiutiamo circa 110 famiglie. La distribuzione alimentare, che avviene in via Bellagra 46 presso la libreria Todo Modo, che ringraziamo per la disponibilità, non si fermerà nemmeno ad agosto. Anche le attività sono aumentate. Per esempio abbiamo avviato uno sportello legale, attivo soprattutto sul tema del diritto all’abitare. E ancora. Abbiamo realizzato attività culturali e di socializzazione, dalla tombolata al 25 aprile in piazza al Pigneto fino al Carnevale. Tante occasioni per tenere insieme le persone, italiane e migranti, giovani e anziane. A settembre, poi, vorremmo avviare un doposcuola per i più giovani e immaginare l’assegnazione di un contributo economico per l’acquisto di accessori scolastici e libri di testo. 

VIDEO - Cibo, solidarietà e cooperazione

Nonna Roma va avanti grazie ai volontari. Da questo punto di vista come è stata la risposta del quartiere?

Siamo cresciuti anche in termini di militanza e di attivismo da parte dei volontari. Sono molte le persone che negli ultimi mesi hanno deciso di avvicinarsi a noi per dare il proprio contributo. Siamo diventati un punto di riferimento non solo per chi ha bisogno ma anche per chi vuole mettersi in gioco e rompere con la guerra simulata contro i poveri che sta portando avanti questo Governo. La nostra ambizione non è solo quella di aiutare chi ne ha bisogno ma di diventare uno strumento di autorganizzazione e di rivendicazione dei propri diritti per quanti oggi vivono ai margini. Come ai picchetti antisfratto, dove a difendere le persone in difficoltà vengono altre persone che sono nella stessa situazione. 

Hai parlato di guerra simulata contro i poveri. Cosa intendi?

Mentre questo Paese è impegnato a sostenere una guerra ai migranti, nemico ideale per i penultimi, con la nostra esperienza vogliamo lanciare un messaggio: oggi la vera emergenza sociale e umanitaria sono i 5 milioni e mezzo di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Molti di loro sono senza tetto e vivono in mezzo ad una strada, molti sono privati dei diritti fondamentali come ad un’alimentazione adeguata, qualcuno fatica a mandare i figli a scuola. Queste persone sono di tutti i colori, il loro problema non è essere italiane o straniere ma la povertà e la disuguaglianza. In questo contesto va affrontata la questione migratoria. Bisogna combattere la povertà, non i poveri. 

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