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Ama, Muraro se ne va ma lascia i 'suoi' uomini. E' polemica: "Nessun merito"

Dopo la firma del nuovo organigramma, avvenuto lunedì pomeriggio, il dg Bina sarebbe pronto a lasciare. Di Cola (Cgil): "Uno spoil system effettuato senza alcuna vera selezione"

Da sinistra Bina, Raggi, Muraro e Giglio (ANSA/ANGELO CARCONI)

Non solo un duro colpo per la sindaca Raggi e per la maggioranza pentastellata. L'addio dell'assessore all'Ambiente Paola Muraro, destinataria di un avviso di garanzia per una violazione del testo unico ambientale,  rischia di trascinare nella paralisi anche l'Ama. Proprio mentre in Campidoglio, a dimissioni ancora scottanti, si preparava il piano B per sostituire l'ex consulente dell'azienda capitolina, negli uffici di Calderon de la Barca veniva innescata un'altra bomba: il direttore generale Stefano Bina, nominato poco più di tre mesi fa, avrebbe messo sul piatto le sue dimissioni. La notizia viene pubblicata in tarda serata dall'Adnkronos.

Al dirigente d'azienda che viene da Voghera, voluto nella capitale proprio dal Movimento cinque stelle, non sarebbe proprio andata giù l'ultima mossa della Muraro che prima di andarsene ha messo mano all'organigramma dell'azienda. Ai posti di comando sarebbero infatti finiti alcuni dei suoi uomini di fiducia dentro l'azienda. Un organigramma che porta il nome della neo amministratrice unica Antonella Giglio che l'ha firmato proprio lunedì pomeriggio, mentre maturavano le dimissioni dell'assessore. E senza tenere in considerazione le perplessità di Bina che nelle prossime ore potrebbe incontrare Beppe Grillo deciso a convincere l'uomo scelto da Davide Casaleggio a restare. In realtà la nomina di Bina era già a scadenza: sarebbe dovuto restare fino al 31 dicembre per poi lasciare il posto al nuovo dg selezionato con un bando pubblico al quale lui stesso aveva annunciato di voler partecipare. Eppure, a 15 giorni dalla data indicata gli esiti di questa selezione, ancora, non si conoscono. 

I sindacati gridano allo 'spoil system'. In una nota Natale Di Cola, segretario generale Fp Cgil Roma e Lazio, commenta: "Il giorno delle dimissioni, l'assessora annunciava la macrostruttura di Ama, un atto aziendale che non compete alla Giunta. Uno spoil system effettuato a prescindere dal merito, senza alcuna vera selezione, e che premia dirigenti ridimensionati dal precedente assessment (la valutazione effettuata da una società esterna) o che addirittura avevano già raggiunto un accordo con l’azienda per il loro allontanamento" spiega in una nota. "La distanza tra la retorica della trasparenza e l’assenza di meritocrazia nelle scelte e nelle nomine di questi mesi è sbalorditiva. La distanza tra la retorica delle promesse e la magrezza dei fatti, in un contesto in cui si sono coltivate le aspettative oltre ogni limite ragionevole, rischia di produrre una voragine etica che la città non può sopportare dopo mafia capitale. Per passare dalle ingerenze e dalle promesse ai fatti bisogna lavorare di più, ascoltare di più e essere molto ma molto più umili" conclude il sindacalista.

Con l'emergenza rifiuti sempre pronta a scoppiare e una situazione di incertezza all'interno dell'azienda, che potrebbe arrivare al nuovo anno con la dirigenza monca, la preoccupazione è anche verso il destino di uno dei servizi più delicati della città. "Manca un progetto, se si escludono le promesse da conferenza stampa. Le trattative sono ferme e al netto delle trovate teatrali per le strade della Capitale questa amministrazione ha prodotto solo retorica e accuse. Adesso sarebbe giunto il momento dei fatti. Ma invece di esercitare il ruolo di azionista la Giunta" continua il sindacalista "ha messo in campo un modello autoritario, che confonde i ruoli ed esercita quello politico in modo padronale, usa i lavoratori come comparse e aizza i cittadini contro le società pubbliche che andrebbero invece rilanciate”.

La polemica ha infiammato anche la politica. "Riteniamo necessario che tutti i romani siano informati su come intende andare avanti. Soprattutto a questo punto deve spiegare alla città, sulla scorta delle gravi accuse avanzate dagli inquirenti, se gli indirizzi dell'ex assessore Muraro hanno potuto in qualche modo condizionare o confondere indagini in corso e se le nomine in arrivo nell'Ama siano state condizionate da interessi diversi da quelli pubblici" le parole del consigliere del Pd capitolino e presidente della commissione Trasparenza Marco Palumbo. Ignazio Cozzoli, consigliere del gruppo misto, chiede "al sindaco Raggi e ai colleghi consiglieri della maggioranza se non ritengano opportuno bloccare la nuova organizzazione aziendale di Ama varata dall'assessore dimissionario, subita dallo stesso Dg dell'azienda Bina e che manda in scena una serie infinita di vergogne. Dopo di che apriamo tutti insieme una seria riflessione sul destino di Ama, sul contratto di servizio e sulla chiusura del ciclo dei rifiuti".

Aggiunge il consigliere capitolino di Fratelli d'Italia, Francesco Figliomeni: "Su tutto la cosa che fa sorridere è che ieri l'Amministratore unico di Ama, Antonella Giglio, aveva firmato la nuova macrostruttura dell'azienda capitolina dei rifiuti, disegnata a piacimento della Muraro, in cui non si fa menzione del Direttore generale Stefano Bina, inviso alla Muraro. Un organigramma dove i dirigenti più vicini all'ex presidente Fortini sono stati marginalizzati mentre quelli più vicini alla Muraro sono stati premiati. Avevamo già denunciato la poca trasparenza della Giunta Raggi". 

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