Opera di Roma, l'abbandono di Muti riaccende lo scontro sul Costanzi

Dopo mesi segnati da scioperi e il rischio della liquidazione, arriva la decisione del maestro. I sindacati puntano il dito contro le istituzioni. Polemiche dall'opposizione capitolina

Il maestro Riccardo Muti (foto Infophoto)

Dopo gli scioperi, le esecuzioni senza orchestra, con una difficilissima situazione finanziaria e il rischio, evitato per poco, della liquidazione, sul Teatro dell'Opera, si sono abbattute le dimissioni del maestro Riccardo Muti da direttore artistico onorario dell'ente culturale. L'Aida, in cartellone alla fine di novembre, e le Nozze di Figaro a maggio sono rimaste senza una direzione. “Non ci sono le condizioni” ha comunicato in una lettera al Sovrintendente Carlo Fuortes. Si riaccende la tensione sul Costanzi dove, durante l'estate, si è assistito a un braccio di ferro con i sindacati attorno al piano di rientro.

“Capisco le ragioni che lo hanno portato a questa scelta” il commento del ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini che punta il dito contro quella parte di sindacati che nei mesi scorsi si è rifiutata di firmare il piano di rientro del teatro: “Spero che almeno questo faccia aprire gli occhi a tutti quelli che ostacolano, con resistenze corporative e autolesioniste, l'impegno per quel cambiamento che la musica e la lirica italiana attendono da troppo tempo per stare al passo coi tempi e per cui lo Stato è impegnato con convinzione e risorse, dal decreto Bray in poi”.

“Dispiacere e preoccupazione” sono le parole usate da Alberto Manzini, segretario generale della Slc Cgil di Roma e del Lazio e Nadia Stefanelli, segretaria della Slc Cgil di Roma e del Lazio per commentare la decisione del maestro Muti. “Auspichiamo un suo ripensamento”. Poi la critica alle istituzioni: “Più che un semplice ringraziamento ci saremmo aspettati da parte del presidente del Teatro nonché sindaco di Roma Capitale e da parte del sovrintendente Fuortes provvedimenti idonei a garantire la permanenza del maestro Muti. Il risultato di eccellenza conseguito in questi anni è stato minacciato dalle continue dichiarazioni dequalificanti da parte dell'attuale governance”. Poi la secca risposta a Franceschini: “Sarebbe bene che Franceschini si domandasse se anche quest'ultimo episodio non sia la conseguenza di una scelta politica volta allo smantellamento della lirica in Italia”.

Di diverso parere invece la Uil, tra le sigle sindacali che hanno sottoscritto il piano di risanamento. “Visti gli scioperi a Caracalla e le dichiarazioni che ci sono state anche successivamente al referendum tra il lavoratori sul piano, il cui esito favorevole è stato contestato da alcune sigle sindacati, evidentemente il maestro Muti ha ritenuto che non ci sia ancora il clima giusto per lavorare. La Uil di questo è rammaricata e auspica che Muti, in qualità di direttore onorario a vita dell'Opera, torni presto a dirigere nel nostro teatro” commenta in una nota Francesco Melis, della segreteria Uilcom Roma e Lazio, interpellato in merito.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Intanto la decisione del maestro Muti di abbandonare il teatro ha sollevato le polemiche dell'opposizione in Campidoglio. Per l'ex sindaco Gianni Alemanno è un “colpo mortale alla cultura e all'arte della nostra città”che addossa le responsabilità all'attuale governance: “Eravamo riusciti con grandissimi sforzi a portare il più grande direttore d'orchestra vivente nella città di Roma e i risultati in questi sei anni si sono visti. L'Opera di Roma era arrivata ai vertici della lirica mondiale”. Dello stesso avviso il capogruppo della Lista Marchini in Campidoglio anche Alessandro Onorato: “È singolare che il sindaco Marino, il ministro Franceschini e l'intera maggioranza si dicano addolorati ma non siano riusciti concretamente a fare nulla per evitarle”. A chiedere le dimissioni del sovrintendente Fuortes è Giovanni Quarzo presidente della commissione capitolina Trasparenza: “Si dimetta immediatamente o, se non ha questo senso di responsabilità, il sindaco Marino lo revochi in tempi brevi. Tra l'altro siamo ancora in attesa delle informazioni chieste nel corso della sua audizione in commissione trasparenza”. Infine Fabrizio Ghera capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale in Campidoglio che individua la causa di quanto accaduto in una “incapacità gestionale che sta uccidendo la cultura nella nostra città e che si ripercuote pesantemente su tutte le eccellenze capitoline”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus Roma, tamponi rapidi a 22 euro: l'elenco dei laboratori privati dove farlo

  • Roma, la mappa del contagio di ottobre: 47 quartieri con più di cento casi

  • Drive in dove fare i tamponi a Roma: gli indirizzi. L'elenco completo

  • La marcia 'nera' su Roma, l'ultra destra sfida il coprifuoco. La Questura: "Nessun preavviso per il corteo"

  • Paura a Gregorio VII, a fuoco un autobus: esplosioni e colonna di fumo nero sulla zona

  • Coprifuoco a Roma e nel Lazio, ecco l'ordinanza: autocertificazione per spostamenti da mezzanotte alle 5

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
RomaToday è in caricamento