Museo della Shoah, quattordici anni di oblio: dall’epoca di Veltroni mai posta la prima pietra

L’opera prevista a Villa Torlonia era stata annunciata nel 2005, sono seguiti stop e rimandi nonostante fondi e lavori appaltati. Parla l’architetto Zevi: “Iter amministrativo alla fine, cantiere a primavera”

Annunciato nel 2005 ma mai realizzato: dopo quattordici anni del Museo della Shoah a Roma non c’è traccia. Un’opera che l’allora sindaco Walter Veltroni aveva previsto a Villa Torlonia, accanto a quella che fu la residenza di Benito Mussolini. Location non casuale. Via il progetto residenziale di un privato compensato altrove, spazio alla memoria. 

Il Museo della Shoah nell’oblio da quattordici anni

Inizio dei lavori immaginato per il 2006, il completamento dell’intera struttura architettonica ipotizzato in appena un anno e mezzo. Tutto rimasto nel libro dei sogni per quasi dieci anni. 

Nel 2013 la gara d’appalto, un anno dopo l’affidamento dei lavori alla Sac e la firma del contratto nel 2016: nel mezzo ricorsi, stop e addirittura l’ipotesi di spostare il Museo della Shoah all’Eur. La solita matassa burocratica ingarbugliata della Capitale, i tempi lenti per non dire morti. 

Non è questione di soldi: il Comune infatti paga regolarmente il mutuo di 21 milioni di euro della Cassa Depositi e Prestiti, peccato però che a Villa Torlonia non sia stato ancora posto alcun mattone per il Museo della Shoah. Dal suo annuncio, oltre il progetto, quattordici anni senza concretezza. 

“Siamo riusciti finalmente a sbloccare i fondi che da anni probabilmente erano impantanati, e soprattutto abbiamo tutti una grande missione: coinvolgere i nostri bambini, le nostre giovani generazioni in un percorso che sia comune" – aveva detto tre anni fa la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, prima che il Museo della Shoah ricadesse nell’oblio più totale. 

La sede, “provvisoria” dal 2015, è ancora nella Casina dei Vallati al Ghetto. Una casa più che altro per la Fondazione.

“Un’opera che riteniamo fondamentale per questo territorio. Come Municipio vogliamo sollecitare la sua realizzazione” – ha detto Valentina Caracciolo, presidente della Commissione Lavori Pubblici del II Municipio. 

E proprio in via Dire Daua è arrivato l’architetto Luca Zevi che, insieme al collega Giorgio Maria Tamburini, ha progettato il Museo della Shoa: in commissione il punto su progetto e stato dell’arte. 

C’è una novità, per chi lo attende una speranza: il museo dedicato alla tragedia dell’Olocausto potrebbe finalmente vedere la luce. 

“L’iter amministrativo è alle battute finali. Essendo un’opera che si sviluppa parecchio in profondità siamo in attesa che i vigili del fuoco formalizzino il loro parere favorevole. Dovremmo quasi esserci” – ha detto Zevi nell’Aula del Secondo. 

Museo della Shoa: il progetto della “scatola nera”

Un’opera imponente e ricca di allegorie. Sorgerà accanto al polo museale di Villa Torlonia, con ingresso limitrofo alla Casina delle Civette. Dodici metri fuori terra, quindici interrati. Il corpo centrale sarà costituto da una “scatola nera sospesa sulle nostre teste” – ha detto Zevi.

A comporla i mattoni scuri sui quali saranno incisi i nomi dei deportati italiani. “Lo abbiamo pensato così perché la Shoah è stata un suicidio culturale dell’Europa. La scatola nera contiene un messaggio chiaro: l’Olocausto è stata una tragedia, punto. E con essa dobbiamo fare i conti”. 

All’interno tre sale rampa “perché la narrazione non si interrompa”, duemilacinquecento metri quadri di esposizione permanente. Prima di arrivare nella grande sala espositiva che ospiterà un plastico di Auschwitz c’è un percorso con vetrata “per simboleggiare luci e ombre”.

Dentro pure sala conferenze, bookshop e la caffetteria con affaccio sul giardino. Anche i parcheggi previsti, specie in estate, potranno essere adibiti per le esposizioni. 

Fuori un viale dedicato ai “Giusti”, ossia i non ebrei che hanno agito in modo eroico rischiando la propria vita per salvare gli ebrei dalla Shoah: “Un esempio per le nuove generazioni”. 

Il Museo della Shoa: “A primavera il cantiere”

Ma quando la posa della prima pietra per il Museo della Shoah a Roma? “Le risorse ci sono, i lavori sono stati già appaltati cinque anni fa, manca giusto qualche altro passaggio burocratico. Credo che il cantiere – ha annunciato l’architetto Zevi – possa partire già nella prossima primavera”. In base alle stime dei professionisti per realizzare l’opera ci vorranno tre anni, “a meno di intoppi”. 

“Giunti a questo punto per Roma – ha detto l’architetto – non sia un’altra occasione da perdere”. 

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