Il grido di dolore dei municipi: dalla scuola ai rifiuti "a rischio i servizi essenziali" 

I quattro territori amministrati dal centrosinistra si fanno sentire contro il Campidoglio. In conferenza stampa il racconto di una città "chiusa per incapacità"

Conferenza stampa

Decentramento sì ma "solo quando fa comodo", maxi bandi in ritardo, verde abbandonato, strade piene di rifiuti, fondi in cassa insufficienti e, come risultato, una città al collasso. E' il grido di dolore che arriva dai municipi, quelli guidati dall'opposizione di centrosinistra, a loro dire unici esclusi dalle riunioni della sindaca Virginia Raggi con i rappresentanti dei territori. Sabrina Alfonsi, I municipio, Francesca Del Bello, II, Giovanni Caudo, III, Amedeo Ciaccheri, VIII municipio. Tutti insieme in conferenza stampa per raccontare cosa non va nel rapporto del Campidoglio con gli enti di prossimità, storture legate alla gestione amministrativa e contabile che mettono a rischio i servizi essenziali forniti al cittadino. 

La lista è lunga. Al capitolo scuola la preoccupazione maggiore è legata agli Aec, gli operatori che affiancano gli insegnanti nel sostegno agli alunni disabili. "Hanno voluto per forza fare un bando centrale, togliendo la gestione del servizio ai municipi" spiega il minisindaco Giovanni Caudo. "Il problema è che di questo bando ancora non c'è traccia. E a settembre ci ritroveremo senza operatori". Poi c'è la gara per l'affidamento del servizio di refezione di nidi e materna comunali, ancora da aggiudicare tra le proteste dei lavoratori per i costi di affidamento del servizio giudicati troppo bassi. "Non c'è programmazione a livello centrale, la giunta si limita da tre anni a inseguire le emergenze". 

Anche dal I municipio la prima denuncia riguarda il sistema scolastico. La presidente Alfonsi, tra le tante, cita i servizi di apertura di nidi nel mese di luglio, nel caos. "Sul territorio abbiamo chiesto l'apertura di sei asili, ma ce ne hanno concessi solo quattro perché il monte ore per i servizi di pulizia e assistenza non è sufficiente". Ma il centro storico ha anche a che fare con il commercio e ristorazione su area pubblica, con la partita di tavolini e dehors che il Campidoglio vuole accentrare a sé ignorando il lavoro fatto dal municipio per la definizione dei Pmo, i cosiddetti piano di massima occupabilità che servono a definire i perimetri di suolo pubblico concessi ai singoli esercizi. "Ci stavamo lavorando da anni" denuncia Alfonsi. Idem per quanto riguarda il caso di campo Testaccio, l'impianto sportivo dello storico rione da restituire alla cittadinanza dopo anni di abbandono: "Hanno deciso adesso di scaricare su di noi la patata bollente facendo passare la competenza al municipio. Siamo contenti di poterci lavorare, ma andava fatto prima"

Non va meglio sul fronte del verde pubblico e del decoro cittadino. "Manca qualunque tipo di governance su questi temi" spiega il minisindaco dell'VIII municipio Amedeo Ciaccheri. Qui sì che servirebbe, è l'appello dai quattro municipi "rossi", un decentramento fatto bene e non "alla bisogna". Senza contare le disponibilità di cassa: sempre inferiori alle richieste i fondi che arrivano dal Campidoglio. Vedi la prima variazione di bilancio sul previsionale 2019, pronta a stretto giro ad approdare in Assemblea capitolina. A fornire qualche dato è la presidente del II municipio Francesca Del Bello. 

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"Dei 26,5 milioni della variazione, finanziati con fondi di avanzo di amministrazione, c'è un'evidente sperequazione tra i diversi municipi". E quelli guidati dall'opposizione di centrosinistra ne uscirebbero svantaggiati. "Al II municipio arriveranno appena 31mila euro subito disponibile, poi 800 mila ma coperti dai mutui bancari, quindi non certi, mentre immediatamente fruibili per l'VIII municipio ne troviamo due milioni e 30 mila, e ancora 300mila euro per il I, un milione 250mila per il VII". E ancora, "al V municipio sono andati due milioni e mezzo di euro". Una differenza di trattamento, per i minisindaci, tutta politica. 

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