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Multiservizi, dopo i licenziamenti la protesta sotto la sede di Ama: "Raggi-rati" 

I lavoratori con fischietti e striscioni in via Calderon de la Barca

Il sit in di protesta

Nuova protesta dei lavori della Roma Multiservizi, dopo il fallimento della trattativa tra le parti sociali culminata venerdì scorso con la conferma del licenziamento collettivo per i 30 lavoratori, oggi in strada con fischietti, trombette, striscioni, slogan contro l'amministrazione pentastellata. Il gruppo di lavoratori ha manifestato oggi pomeriggio con un sit-in in via Calderon de la Barca, sotto la sede di Ama, società al 100% di Roma Capitale che detiene il 51% di Multiservizi. 

"Raggi-rati e licenziati" hanno scritto sugli striscioni, e ancora: "Rms-Ama-Roma Capitale complici del massacro sociale". A commentare la vicenda la consigliera del Pd capitolino, Ilaria Piccolo: "Raggi e Gennaro ritirino i licenziamenti ai danni dei lavoratori di Roma Multiservizi. Che fine hanno fatto le promesse fatte in campagna elettorale? Raggi e De Vito hanno dimenticato l'internalizzazione promessa? Perchè il Campidoglio non vuole verificare e percorrere le possibilità offerte dalla legge Madia? Sono in ballo i destini dei lavoratori e delle loro famiglie e quello di migliaia di dipendenti dell'azienda controllata dall'Ama. Il gioco dell'oca sulla pelle dei primi 30 lavoratori non è ammissibile. A Raggi e Gennaro consiglio maggiore serietà". 

Il licenziamento collettivo 

L'ultimo capitolo della vicenda si è concluso giovedì notte, con il licenziamento collettivo dei 30 lavoratori in mobilità. A nulla è valso infatti l'ultimo incontro in Regione Lazio, una riunione fiume di circa otto ore con il rumoroso presidio esterno dei dipendenti che attendevano l'esito della trattativa: l'azienda non è tornata sui suoi passi e non ha revocato la procedura di mobilità, nè tantomeno accettato la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali, prospettata dal rappresentante della Regione per tutelare i livelli occupazionali, ritenendola "non coerente con la situazione economica" e spiegando che avrebbero "solo ritardato la riorganizzazione" della società (le cui quote sono già state messe in liquidazione da Ama a partire dal prossimo settembre), limitandosi a ribadire l'offerta di demansionamento e ricollocamento già declinata da lavoratori e sindacati.

Da qui lo strappo definitivo con i sindacati confedereali, con il rischio che le conseguenze siano pesanti per il Comune a guida M5s.  La Cgil, in particolare, ha spiegato che "ora verrà messo in discussione l'insieme dell'impianto di accordi con il Campidoglio".
 

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