'No' al referendum, approvata la mozione: ma tra cori e proteste è caos in Aula

Provvedimento approvato dalla maggioranza e con il voto di Fassina. Le opposizioni hanno invece abbandonato gli scranni. "Violato il regolamento", l'accusa. "Il Consiglio blocchi la deriva autoritaria di Renzi" la replica

Bagarre in Aula Giulio Cesare (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Alla fine la mozione di sostegno al 'no' al referendum è stata approvata ma in Aula Giulio Cesare si è consumata una sorta di Aventino con le opposizioni, tranne Fassina di Si-Sel, che hanno abbandonato gli scranni. 28 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto, i numeri con cui l'Assemblea capitolina ha approvato la mozione che impegna la sindaca Virginia Raggi a diffondere l'allarme "per la deriva autoritaria" rappresentata dalla riforma costituzionale del Governo Renzi. Una delle pagine più discusse degli ultimi anni nel Paese ha gettato in un clima da derby anche il Consiglio comunale. Tifo da stadio tra i presenti, espulsioni, cori, applausi e una guerra combattuta all'ultimo richiamo al regolamento. 

LA MOZIONE - La mozione della discordia, a prima firma del capogruppo pentastellato Paolo Ferrara, impegna la sindaca "a farsi promotrice della volontà espressa dal Consiglio comunale e delle perplessità evidenziate inoltrando il presente atto consiliare al presidente della Camera dei Deputati, del Senato, ai presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato e all'Anci", in merito al "fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto, contro la quale si sono costituiti in tutta Italia ed anche a Roma, comitati referendari per il no al referendum confermativo promosso dal Governo Renzi". Nella mozione si legge ancora che "il combinato disposto tra le riforme della legge elettorale e del Senato offrirà un potere praticamente assoluto al partito o alla lista che, con solo il 40% dei voti, conquisterà il 55% dei seggi alla Camera" e "comprimerà ulteriormente il diritto alla 'sovranità popolare' dei cittadini modificando e mortificando gli istituti costituzionali di democrazia diretta". 

L'OPPOSIZIONE DEM - Al centro delle contestazioni dell'opposizione, le modalità di presentazione della mozione e la decisione di porre la discussione del provvedimento prima della variazione di bilancio all'ordine del giorno. Il Pd ha parlato di "violazione del regolamento". A spiegare le motivazioni la capogruppo Michela Di Biase: "La mozione ex articolo 109 (come nel caso in questione, ndr) non poteva essere presentata" ha detto a margine della seduta. "Dovevano presentarla secondo l''articolo 58 e invece tirano dritto come se le regole valessero solo per gli altri".

Nel dettaglio, le mozioni presentate ai sensi dell'articolo 109, come quella a firma M5S, sono "un atto di indirizzo deliberato dal Consiglio comunale per impegnare il sindaco e la Giunta al compimento di atti o all'adozione di iniziative di propria competenza". Le ex articolo 58, invece, riguardano "le manifestazioni di intenti del Consiglio di fronte ad eventi che interessino la città o di rilevanza nazionale o internazionale o che presentino carattere di urgenza e non impegnino il bilancio del Comune né modifichino le norme vigenti dell'amministrazione comunale, non è necessaria la preventiva iscrizione all'ordine dei lavori della seduta", e possono dunque essere inserite ''in corsa'' nell'ordine dei lavori d'accordo con i presidenti dei gruppi consiliari. 

ORFINI -  "I grillini umiliano l'Aula Giulio Cesare trasformandola in un'arena elettorale, offendono chi si oppone, provano a silenziare ed espellere chi chiede loro solo di fare quello per cui sono stati eletti, ovvero lavorare per Roma. Sono loro il rischio autoritario, non certo la riforma. Grazie al gruppo del Pd, ai parlamentari e ai militanti che oggi hanno difeso la dignità dell'aula" le parole del presidente del Pd, commissario del partito a Roma, Matteo Orfini.

L'OPPOSIZIONE FDI - "Non votabile" anche la posizione espressa dalla deputata e consigliera capitolina di Fdi, Giorgia Meloni, nonostante l'orientamento del suo partito sia quello di votare contro la riforma. "Mi sarebbe piaciuto discutere del ruolo di Roma Capitale, questi sono temi di cui votare. La mozione non parla di questo, ricalca una tesi politica buona nelle sedi di partito ma non va mischiata con il ruolo del Consiglio comunale". Per Meloni "non c'è senso delle istituzioni, non farò lo stesso errore: penso che il presidente del Consiglio vada inchiodato per questo utilizzo, non vorrei avere domani anche un sindaco che non fa il sindaco perché sta facendo campagna elettorale per il no. Quindi Fratelli d'Italia non parteciperà alla votazione, continuerà a fare la sua campagna elettorale per il no. Mi auguro che da lunedì si ricominci o si cominci finalmente a parlare dei problemi della città". 

LA POSIZIONE DEL M5S - "Questo Parlamento non è politicamente legittimato a votare questa legge costituzionale. Tantissimi parlamentari sono abusivi e non dovrebbero stare in Parlamento. Il Pd difendeva Buzzi e Carminati, noi difendiamo la Costituzione" la posizione del capogruppo pentastellato Ferrara. "Noi riteniamo che quest'Aula sia il luogo perfetto per denunciare che i sindaci diventeranno part-time e noi questo non lo vogliamo. Invitiamo la sindaca Virginia Raggi a rinunciare, come da lei già annunciato, all'incarico a Palazzo Madama" in caso di vittoria del sì al referendum. 

BAGARRE IN AULA - La discussione in Aula si è svolta tra le urla del pubblico e l'accesa protesta dei consiglieri. "Non rispettate i cittadini" hanno gridato a più riprese i militanti Pd, tra i quali alcuni parlamentari come Marco Miccoli e Lorenza Bonaccorsi. "Vergogna" e "fate schifo", la reazione dei militanti del M5S presenti in Aula, con tanto di felpe per il 'no'. La protesta più accesa è scattata dopo la decisione del presidente dell'Aula, Marcello De Vito, che, dopo diversi richiami all'ordine, ha disposto l'allontanamento dall'Aula del deputato Pd Marco Miccoli e altri militanti del Pd. Dura la reazione dei consiglieri democratici che hanno immediatamente abbandonato i loro scranni e hanno formato un ''cordone'' davanti al portone d'ingresso dell'Aula per impedire agli agenti di allontanare il deputato. "Non si è mai visto che venga cacciata dall'Assemblea capitolina una parte politica in disaccordo con la maggioranza, mentre l'altra viene difesa" l'attacco di Di Biase. 

IL CASO FASSINA - L'unico ad aver preso parte alla votazione, esprimendosi a favore della mozione presentata dalla maggioranza è Stefano Fassina, consigliere e deputato di Si-Sel. Il suo intervento, così come accadde quando si trattò di votare per lo stop alle Olimpiadi, è stato accolto dagli applausi degli attivisti del M5S ma contestato duramente al grido di "venduto, venduto" dai militanti Pd, suoi ex compagni di partito. L'attacco più duro è arrivato dal consigliere Marco Palumbo: "Oggi l'onorevole Fassina ha fatto propria un'istanza presentata dai 'grillini capitolini' che con arroganza hanno imposto all''Assemblea Capitolina un voto su una mozione di parte oggetto della campagna referendaria. Che gli adepti di Beppe Grillo non avessero alcuna cultura e rispetto delle istituzioni lo avevamo capito da un pezzo. Ma che anche Fassina, venisse meno all'obbligo che il ruolo di eletto gli impone è una novità rilevante". 

IL PRESIDENTE DELL'AULA - A riassumere quanto accaduto in Aula il presidente Marcello De Vito. "La calendarizzazione" della mozione per il no al referendum "è stata decisa nella precedente capigruppo e non essendoci stata unanimità l'ordine dei lavori è stato approvato in Aula. L'Aula a maggioranza ha deciso di confermare quest'ordine dei lavori. E' stata anche sollevata una questione pregiudiziale, allorché è stata presentata io ho sospeso la seduta, ho convocato i capigruppo e i capigruppo rappresentanti i tre quarto del Consiglio comunale hanno richiesto la discussione pubblica. Il Consiglio si è quindi espresso rigettandola. Abbiamo sempre fatto esprimere l'Aula, non vedo dove sarebbero le privazioni e violazioni del regolamento" ha detto De Vito a margine. "Se temo l'esposto del Pd al prefetto sul regolamento? No". 

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