Martedì, 28 Settembre 2021
Politica

Moria pesci del Tevere, l'Arpa pubblica i risultati delle prime analisi: nessuna anomalia

L’Agenzia regionale non esclude la morte per “insufficienza di ossigeno”, ipotesi da verificare con le analisi sui pesticidi, tuttora in corso

Le analisi condotte dall’Arpa Lazio sui campioni d’acqua prelevati nel Tevere non hanno evidenziato particolari anomalie. L’agenzia di Protezione ambientale, all’indomani della moria di pesci, aveva partecipato ad un sopralluogo lungo il fiume con la Polizia Locale e la Asl. In barca avevano percorso il fiume, nel tratto compreso tra la diga di Castel Giubileo ed il Ponte della Musica, verificando la presenza di numerosi esemplari di grandi dimensioni.

I risultati delle analisi

“I dati provvisori ottenuti e le misure effettuate in campo non hanno evidenziato fino al momento particolari criticità. Infatti le misure in campo hanno mostrato una normale presenza di ossigeno disciolto e le analisi chimiche e microbiologiche non si discostano in modo significativo dai dati generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio del fiume - si legge nella relazione rilasciata dall’Arpa Lazio - In particolare i parametri: ammoniaca non ionizzata, cianuri, e anche il carico di materiale organico appaiono sostanzialmente nella norma”. 

In attesa dei dati su carcasse e pesticidi

Le considerazioni a cui è giunta l’Agenzia Regionale non sono comunque definitive. “Conclusioni che – precisa l’ARPA – saranno soggette a rivalutazione una volta che il quadro analitico sarà completo” visto che i risultati presentati sono parziali “dal momento un numero di analisi significative sono ancora in corso”. In particolare mancano quelle sulle carcasse e sui pesticidi. Questi ultimi, nelle rilevazioni condotte negli anni precedenti, avevamo mostrato anomale concentrazioni dei nicotinoidi utilizzati in agricoltura. 

Le piogge intense ed i precedenti

Non è la prima volta, comunque, che nel Tevere si verifica una moria così importante di pesci. Nei due casi precedenti, quelli del “30-31 maggio 2020” e del “4-5 luglio 2020”, la moria ittica “ittica è avvenuta a circa 48 ore di distanza da intense piogge cadute dopo un periodo di siccità e di relativa magra in termini di portata del fiume” ha ricordato l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale”. Analoghe precipitazioni si sono avute nella giornata di martedì 24 agosto, due giorni prima del fenomeno attualmente investigato. Un caso?

L'ipotesi al vaglio

“E’ possibile, in questa fase, ipotizzare un meccanismo simile a quello descritto lo scorso anno: dopo un periodo di siccità, intense ed improvvise precipitazioni possono in breve tempo convogliare nel corpo idrico recettore una notevole quantità di sostanza organica dilavata dai terreni” si legge nella relazione dell’Arpa. Il risultato è che “La degradazione della sostanza organica convogliata repentinamente e in quantità massicce nel corpo idrico può generare una forte sottrazione dell’ossigeno disciolto nell’acqua, facendone crollare la concentrazione e causando anossia dei pesci”. Insomma è possibile che i pesci siano morti per carenza di ossigeno. Ma è un’ipotesi che va confrontata con le analisi, ancora in corso, sulle carcasse e sui pesticidi. Poi, “il giallo” dell’ennesima moria ittica, potrà dirsi definitivamente risolto.
 

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