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Quando Frongia e Di Maio promettevano 1,2 miliardi di risparmi. Raggi: "Serve tempo"

Dopo due anni la sindaca risponde: "Li stiamo recuperando"

Daniele Frongia e Virginia Raggi alla conferenza di presentazione degli sprechi legati al Vaticano

Era stata una promessa elettorale: "Se il Movimento cinque stelle vincesse le elezioni abbiamo individuato 1,2 miliardi di euro di sprechi che in un anno potrebbero essere reinvestiti in città". L'annuncio era stato dato nel corso di una conferenza stampa alla Camera organizzata da un gruppo di parlamentari pentastellati, tra cui Roberta Lombardi. Il calcolo era stato effettuato dall'allora presidente della commissione capitolina Trasparenza, Daniele Frongia. Oggi Virginia Raggi è stata chiamata a darne conto: "Li stiamo recuperando" ha affermato intervenendo ai microfoni di Radio Radio. Del resto la promessa era di quelle solenni, annunciata anche dallo stesso Luigi Di Maio in sostegno dell'attuale sindaca, che al tempo era una consigliera d'opposizione. "Abbiamo un miliardo di euro da investire in servizi al cittadino” aveva scritto su Facebook l'8 ottobre 2015.

Raggi ha spiegato come sta avvenendo questo processo: "Con la riorganizzazione delle partecipate abbiamo recuperato 90 milioni più altri 10 di risparmio, e stiamo ricontrattando i canoni di locazione del patrimonio: sono tutte risorse che entrano. Inoltre stiamo velocizzando le procedure per rimettere l'amministrazione in carreggiata sulla riscossione degli oneri" ha continuato. Poi si è difesa: "Da 0 a 100 un miliardo non si raggiunge, ma lo si fa nel corso del tempo" ha continuato, dimenticando i tempi della promessa elettorale.

L'elenco delle voci di spesa che avrebbero potuto fruttare, presentato ormai due anni fa, così composto. In cima alla lista c'erano i “Costi per servizi offerti gratuitamente o mancate entrate per tributi non riscossi o evasi” che peserebbero per ben 400 milioni di euro. A riguardo il M5S sembrava deciso ad aprire una contrattazione anche con il Vaticano. E ancora: 'Errori del database catastale e l'assenza di un censimento del patrimonio comunale'. Questa voce, secondo i calcoli del M5S avrebbe permesso di risparmiare 216 milioni di euro di soldi pubblici. E tra “Mancato adeguamento dei canoni sugli immobili non residenziali”, una gestione onerosa “pari al 5% della spesa corrente” e i residence per l'emergenza abitativa “che vanno ridotti”, il calcolo saliva a 416 milioni di euro. 

Altre voci erano occupate dalla lotta all'evasione in merito alla tassa di soggiorno ad un Piano di utilizzazione degli arenili e da una gestione delle aree comunali limitrofe antistanti per i parcheggi passando per risparmi sull'illuminazione pubblica, una diversa gestione dei campi rom e una migliore gestione delle concessioni degli impianti sportivi. Uno spazio era occupato anche dalle aziende capitoline. Sul punto è stato presentato il piano di riorganizzazione delle partecipate firmato dall'ex assessore alle Partecipate Massimo Colomban da 90 milioni di euro, quello citato dalla sindaca. Per arrivare a compimento, però, "serviranno dai 3 ai 5 anni".   

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