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Via Cupa è sgomberata, ma il problema transitanti resta: "Vagano per la città senza meta"

Davanti all'ex Baobab, poche ore dopo l'intervento degli agenti, quindici donne, tre incinte. Andrea Costa, portavoce dei volontari: "Continueranno ad arrivare, a centinaia, come avvenuto in tutti questi mesi"

Blindati della Polizia presidiano via Cupa. Dopo lo sgombero di venerdì mattina i migranti transitanti che passano da Roma, quelli che non vogliono restare nel Paese, che vogliono raggiungere famiglie e conoscenti in nord Europa, trovano solo le forze dell'ordine. Le tende per dormire, la cucina mobile allestita per i pasti, le visite mediche, l'intera macchina tirata su dai volontari del collettivo Baobab Experience, modello di accoglienza dal basso ormai noto in tutta la città, non ci sono più. I cento profughi trovati sul posto dagli agenti del reparto Celere sono stati identificati e trasferiti in centri di accoglienza del circuito ordinario, tra cui via del Frantoio. La strada occupata è tornata libera, pulita e aperta al traffico per i residenti, da tempo esasperati. Migranti trasferiti e decoro ripristinato. Il problema sembrerebbe quasi risolto.

Eppure, dal tavolo di confronto tra Comune, municipio, associazioni umanitarie, Ong, andato avanti tutta l'estate per cercare la miglior soluzione possibile per tutti, abitanti e immigrati, era emersa una certezza. La dichiarò il 10 luglio il minisindaco Pd, Francesca Del Bello. "Ci è stato garantito nei limiti di quelle che sono le competenze dell'assessore (al Sociale, Laura Baldassarre, ndr), che il presidio di via Cupa, seppur con tutte le criticità e i problemi, verrà sgomberato quando ci sarà un tetto per i migranti, anche provvisorio". Già, ma nel frattempo questo tetto non è arrivato, anzi, il tavolo si è sciolto a inizio settembre senza soluzione, tra le accuse dei volontari e il silenzio del Campidoglio. Lo sgombero però c'è stato, e per gli eritrei trovati tra le tende è partito il trasferimento. Allora i posti c'erano? Cerchiamo di fare chiarezza. 

Il presidio di via Cupa è figlio dello smantellamento della baraccopoli di Ponte Mammolo, maggio 2015. Qui per anni etiopi ed eritrei hanno trovato accoglienza prima di poter ripartire per altri Paesi europei. Vengono chiamati "transitanti" appunto, perché arrivano in città per rifocillarsi, giusto il tempo di ricevere i soldi spediti dalle famiglie e di prendere un pullman verso il nord. Saltato il campo, grande a sufficienza per contenerli tutti e collocato in una strada di periferia poco battuta, si sono spostati al civico 5 di via Cupa, dietro la stazione Tiburtina. E' qui che è scattata l'allerta perenne, prima con l'ex centro Baobab stracolmo, chiuso anche questo a dicembre 2015, poi con l'accoglienza riorganizzata dagli stessi volontari su strada. E il flusso continuo di donne, uomini, bambini aiutati dalle tante donazioni dei tanti romani che hanno contributo al progetto. Un'emergenza rimasta fissa nell'agenda politica, a parole tra le priorità, ma mai davvero risolta. L'estate scorsa spuntò una tendopoli della Croce Rossa allestita a luglio e smantellata a ottobre. Quest'anno è svanita anche questa opzione. E tutt'ora, per i transitanti, non c'è niente.  

Altra cosa sono i cento profughi collocati oggi nei centri regolari della Capitale. Loro hanno fatto domanda di asilo. Molti inizialmente "di passaggio" hanno rinunciato ai progetti di viaggio verso il nord obtorto collo, data la condizione generale del sistema di accoglienza, al collasso, con il trattato di Dublino che continua a non funzionare nonostante le ultime revisioni, e la partenza oltre confine resa sempre più complessa. Un gioco dell'oca. C'è chi da via Cupa è arrivato a Ventimiglia, a Como, ed è stato rispedito in via Cupa. Da qui la richiesta di protezione internazionale o l'adesione ai programmi di "relocation" e l'obbligo per legge di trovare un posto letto. Questo non equivale però a uno stop del flusso di transitanti, fantasmi ancora inesistenti per le istituzioni. E ancora in movimento. 

Mentre scriviamo, in via Cupa, sono "sbarcate" quindici donne, tre incinte. "Hanno trovato la Polizia, ora sono in giro per la città senza uno straccio di accoglienza, staranno in strada" ci spiega Andrea Costa, portavoce dei volontari dell'ex Baobab. "Il problema sono tutti quelli che non erano in via Cupa stamattina, sono altri cento almeno, qui arrivavano fino a oggi decine e decine di profughi, e ora i posti sono tutti pieni, che fine faranno? Noi abbiamo intenzione di continuare a lottare perché possono avere un'ospitalità degna". Da qui l'appello, l'ennesimo, a chi governa Roma: "Chiediamo ancora una volta alle istituzioni di prendere in carico i migranti in transito. L'emergenza non è finita". 

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