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Migranti in via Cupa: "Condizioni aggravate, Raggi non faccia finta di niente"

Dopo il fallimento del progetto di accoglienza promosso dal Comune, l'associazione Medici per i diritti umani punta il dito contro le istituzioni: "Situazione indegna per la città"

Una "situazione umanitaria aggravata con le piogge" e all'orizzonte nessuna soluzione. La condizione dei migranti accampati in via Cupa "è ancora una priorità per Roma Capitale?". Dopo il fallimento del progetto di accoglienza promesso dall'amministrazione comunale poco dopo l'insediamento, Medici per i diritti umani (Medu) punta il dito contro le istituzioni. Prefettura e Regione, ma soprattutto il Comune che a luglio aveva iniziato a lavorare per trovare una soluzione, lavoro che però ha portato ad un nulla di fatto e il progetto di creare un presidio sanitario sul modello di quello già realizzato in precedenza alla stazione Tiburtina è stato "accantonato" denuncia l'associazione. "Nè dalla Prefettura, nè dalla Regione sono arrivate del resto apprezzabili iniziative". I migranti continuano così ad restare accampati in via Cupa. Ad associazioni, cittadini e ai volontari del Baobab il compito di assisterli. "L'accoglienza istituzionale è gravemente insufficiente" scrive ancora Medu, che dal maggio del 2015 opera in via Cupa con una clinica mobile. 

LE RICHIESTE - "Questa situazione indegna per la città di Roma si protrae ormai da mesi (il flusso dei migranti, come ampiamente previsto, ha ripreso ad intensificarsi nel mese di maggio con l''incremento degli sbarchi nel Sud Italia) senza che nessuna iniziativa realmente efficace sia stata messa in campo da Roma Capitale, dalla Prefettura e dalla Regione Lazio" spiega l'associazione. "E' necessario attivare il prima possibile presidi umanitari che possano offrire ai migranti in transito prima accoglienza, assistenza socio-sanitaria ed informazioni/orientamento al diritto d'asilo" come già avvenuto a Tor Marancia per i profughi afgani o in altre città come Parigi e Milano. "Si tratta di misure di buon senso per gestire in modo razionale e dignitoso il complesso fenomeno dei migranti in transito. Far finta di niente ed aspettare che magari con lautunno gli arrivi dei migranti si riducano è una scelta miope, non degna della capitale di un paese civile". 

UNA DOMANDA A RAGGI - Una domanda è rivolta direttamente alla sindaca: "Ci sembra peraltro doveroso che la sindaca Raggi, dopo gli annunci di luglio, informi i cittadini circa la strategia che la sua giunta intende adottare per affrontare la questione. La situazione umanitaria dei migranti in transito è ancora una priorità per Roma Capitale? E se lo è, come intende risolverla?" chiede Medu.

I MIGRANTI DI VIA CUPA - In maggioranza uomini, molti dei quali minori, quasi tutti provenienti dal Corno d'Africa. Medu fornisce qualche dato: "Nel corso del 2016 il team di medici e volontari di Medu ha prestato assistenza socio-sanitaria a 400 persone delle quali l'87% di sesso maschile ed il 13% di sesso femminile. L'età media è di 22 anni. Un migrante visitato su quattro (22%) era minore e il paziente più giovane aveva solo 6 mesi. La gran parte dei migranti proviene dal Corno d'Africa ed in particolare da Eritrea (50%), Sudan (26%) ed Etiopia (17%). Nove su dieci sono arrivati in Italia da meno di un mese (92%) e tra questi, uno su quattro (26%) da meno di una settimana" spiega. "Il punto principale di sbarco è la Sicilia e la durata media del viaggio dal Corno d'Africa all''Europa è di 16 mesi. La rotta principale passa attraverso il Sudan e la Libia (80%) anche se una ridotta percentuale di migranti (9%) passa attraverso il Sudan per poi imbarcarsi dall'Egitto". 

UN VIAGGIO DURISSIMO - Spiega ancora Medu: "Sono tutte persone vulnerabili, provate sul piano psico-fisico da un viaggio durissimo in cui hanno spesso visto morire i loro compagni. Nove migranti su dieci sono stati vittime di gravi violenze, di tortura e di trattamenti inumani e degradanti nel paese di origine e/o lungo la rotta migratoria, in particolare in Libia. La quasi totalità delle patologie organiche diagnosticate sono correlate alle pessime condizioni igienico-sanitarie in cui i migranti sono costretti a vivere e ai traumatismi subiti durante il viaggio. La gran parte dei migranti si ferma a Roma per alcuni giorni o settimane prima di riprendere il viaggio verso i paesi del Nord Europa".

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