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Via Cupa rinasce a Tiburtina: migranti e volontari piantano tende e gazebi

I volontari lo hanno definito un gesto di "disobbedienza civile", un po' provocazione per ottenere risposte concrete, un po' sos per la pioggia in arrivo

Foto Ansa

Lo stesso flusso ininterrotto di migranti, tra i cento e i duecento ogni sera. La stessa schiera di volontari pronti a farsi in quattro per trovare cibo e cure mediche. E la politica, ancora una volta, grande assente. Dopo lo sgombero il 30 settembre del presidio di accoglienza di via Cupa, a ridosso del cimitero del Verano, dove per mesi gli attivisti di Baobab Experience hanno ospitato con tende e sacchi a pelo i migranti transitanti del Corno d'Africa, il quadro si ripete spostato di pochi metri. L'intervento della forza pubblica, insieme a qualche trasferimento nei centri disponibili per i transitanti che alla fine hanno optato per la richiesta d'asilo, non sono bastati a risolvere il problema.

Stavolta siamo su piazzale Spadolini, lato est della stazione Tiburtina. Da due settimane i migranti dormono qui, buttati per terra, avvolti nelle coperte donate da qualche cittadino solidale. Pranzo e cena arrivano come in via Cupa. Pietanze fredde preparate dai volontari, o regalate dal centro congressi Frentani a San Lorenzo, dagli attivisti di Casetta Rossa, da padre Konrad, l'elemosiniere del Papa, dai romani che vogliono aiutare. E' ancora una volta via Cupa. Ogni volontario mette a disposizione le sue competenze. Daniela, dottoressa, visita gli ospiti, interviene sui casi di scabbia, medica ferite con garze e disinfettanti che si porta dietro in una borsa piena di medicinali. 

E da ieri sera ci sono anche le tende. Una fila lungo il muro del parcheggio, dove per qualche notte i migranti hanno trovato riparo (poi murato dalle forze dell'ordine), e due gazebi. Gli attivisti lo hanno definito un gesto di "disobbedienza civile", un po' provocazione, un po' sos. Gli agenti di Polizia sono stati chiari: potete rimanere, ma senza occupare il suolo pubblico. Ma la pioggia è in arrivo, di sera le temperature calano, il freddoinizia a far battere i denti, e quell'unico riparo nel parcheggio lato stazione (inutilizzato) non c'è più. "Non è accoglienza degna trovare come unico riparo dalle intemperie un parcheggio mai aperto - denunciano i presenti - ma ancor meno degno è apporre i sigilli a quest’unico riparo, come invece è accaduto ieri. Durante tutta la prossima settimana la pioggia si abbatterà su Roma, e i migranti se la prenderanno tutta, raggomitolati in un sacco a pelo inzuppato sotto le stelle". Da stanotte, dentro le tende da campeggio. Come in via Cupa.  

Gli stessi profughi, gli stessi volti persi, gli stessi uomini, donne e bambini che vogliono raggiungere famiglie e conoscenti in nord Europea. I transitanti, sempre loro, una categoria di immigrati che non ha riferimenti giuridici, e che a Roma non ha ancora trovato un riconoscimento istituzionale. Promesse a parte, il famoso hub modello Milano, quello tanto declamato dall'assessore al Sociale Laura Baldassarre, non è ancora arrivato. I volontari non hanno alcuna informazione a riguardo. Ma il via vai di etiopi ed eritrei continua, così il presidio si è spostato nel piazzale Spadolini, lato est della stazione Tiburtina, davanti allo spiazzo dove l'anno scorso, per affrontare l'emergenza transitanti, si era tirato su una tendopoli gestita dalla Croce Rossa. Stavolta non è arrivata neanche quella. 

"Il Consiglio comunale sul tema (del 23 ottobre, ndr) è stato completamente inutile. La situazione sta andando semplicemente a peggiorare". A parlare è Giovanna Seddaiu, consigliera di Sinistra per Roma del II municipio, e candidata alla presidenza del parlamentino alle amministrative di giugno. "Manca la volontà politica di fare alcunché, la verità è che di queste persone non interessa a nessuno. Forse l'intento è semplicemente quello di sminuire il problema fino a renderlo invisibile. Non ci sono altre spiegazioni di tanta indifferenza". 

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